Hai visto che piove, senti come viene giù, tu che dicevi che non pioveva più.

Jovanotti? No è il tifoso interista che d’improvviso si mette in ansia guardando il cielo e chiede conforto a chi gli siede accanto.

E’ il 30’, e sul Monday Night della decima giornata di campionato si scatena il nubifragio, quello che si temeva, quello che con il vento che per tutto il giorno aveva battuto la capitale, aveva messo a rischio la disputa di Lazio-Inter.

Mai detto è stato più azzeccato; acqua a catinelle nel catino dello stadio, solo che il cielo non è a pecorelle.

E’ plumbeo, e plumbeo se non peggio, lo era stato tutto il giorno, tanto che Prefetto e i responsabili della Protezione civile, avevano dovuto prendersi diversi caffè assieme, spostando di ora in ora la decisione sul rinvio o la disputa del match.

Ma c’è Lazio-Inter mica una partita qualsiasi: la sfida tra la terza e la quarta in classifica. Una che mira al sorpasso, l’altra che sogna l’aggancio al Napoli al secondo posto dietro il treno Juventus, che sabato sera ha già lasciato indenne la fermata di Empoli.

Ma la Prefettura teme il peggio; forse in sede sono laziali ed i timori non sono solo atmosferici. Forse invece che le previsioni atmosferiche, in via Quattro Novembre praticano l’aruspicina e capiscono che non sarà serata per la truppa di Inzaghi.

Ed infatti quando d’improvviso dall’alto si riaprono i rubinetti, i nerazzurri sono avanti e giocano, accidenti se giocano. C’è persino Joao Mario, la sorpresa di Spalletti, ma c’è anche un primo tempo perfetto con il 68% del possesso palla, un gioco convincente sfociato in qualche nitida occasione e condito dal gol di Icardi al 28’.

Poi l’acqua, l’ansia del rinvio, il pallone che inizia a frenare invece che scivolare sul terreno, ma ciò nonostante l’Inter continua a dettare legge. Irrati, l’arbitro, non guarda il cielo, non chiede istruzioni agli assistenti, il prato tiene e tutto fila via liscio, come la palla calciata al 41’ da Brozovic che dal limite dell’area infila Strakosha e fa il 2-0

Senti come viene giù; e chi se ne frega. Guarda l’Inter invece, guarda lei come viene giù, ma dalle fasce; e poi dal cielo sta smettendo e si va all’intervallo con tronfia sicumera, quella dei forti.

Secondo tempo ed il cliché almeno quello in campo non cambia. La Lazio ci mette impegno nei primi dieci minuti, ma l’Inter la controlla; poi Icardi la chiude su un assist al bacio di Borja Valero ed è la fine della fiera.

Il tutto davanti agli occhi a mandorla felici di Steve Zhang seduto in tribuna sotto la Monte Mario alla sua prima da presidente nerazzurro.

Felice lui, felice Spalletti che trova un Inter bella soprattutto nel gioco, felice Maurito al suo sesto gol consecutivo in campionato, felice Joao Mario che ha ritrovato il campo, felici i tifosi nerazzurri presenti e bagnati all’Olimpico o asciutti e seduti sui divani di casa.

E sabato sotto con il Genoa. E se piove? Meglio, chi dice che il sole porta la felicità non ha mai giocato sotto la pioggia.

Amala