Peppino Prisco, semplicemente un gentiluomo

Con un giorno di anticipo. in una ricorrenza per lui speciale, ricodiamo Peppino Prisco nel giorno del suo compleanno

Peppino Prisco, semplicemente un gentiluomo

Con un giorno di anticipo. in una ricorrenza per lui speciale, ricodiamo Peppino Prisco nel giorno del suo compleanno

Sottotenente del battaglione “L’Aquila”, medaglia d’argento e croce tedesca al valor militare. Era ancora un ragazzo quando appena diciottenne attraversò il lungo e freddo inverno sul Don. Combattè sul Fronte Russo come ufficiale della divisione Julia. Partecipò alla campagna di Russia e su 43 ufficiali solo in tre avranno salva la vita. Quando si parla di Peppino Prisco si possono considerare diverse prospettive; alcune, come quelle calcistiche, sono classiche e tradizionali. Ma Peppino Prisco fu, in principio, un alpino e da sempre considerò la penna nera degli Alpini il suo primo grande amore; fu un eroe di guerra ma in forma misurata. Al contrario, visse tale condizione con un’umiltà di fondo che lo rese ancora più grande. Di origini napoletane, Peppino Prisco nacque a Milano il dieci dicembre 1910.

Noto avvocato penalista del foro di Milano potè godere di una fama riconosciuta; era molto preparato e con un grande talento, qualità importanti che fecero di lui un professionista molto incline alla vittoria nelle aule dei tribunali. L’indubbia ed esemplare padronanza della lingua italiana gli permisero, inoltre, di essere una penna apprezzata così da poter accarezzare le ruvide pagine della Gazzetta dello Sport. Di tanto in tanto arrivava, infatti, a considerare il giornalismo un esercizio interessante per discutere su tematiche e argomenti utili ad imprimere uno stile letterario intelligente, ironico e pungente. Come tifoso interista ho sempre pensato a Peppino Prisco come ad un riflesso, in termini fideistici, di Giacinto Facchetti. Uno sulla scrivania e l’altro in campo. Due anime nerazzurre che hanno legato la loro intera vita a questi colori gloriosi. Un’esistenza spesa per la Beneamata dove la passione dei due era tangibile, conclamata. Prisco era genuino, spontaneo. Direi commovente, nella sua semplicità, per il modo in cui sapeva descrivere il mondo circostante. Mai banale, mai scontato era invece in possesso di un’intelligenza originale.

Prisco amava l’ironia. E con la battuta sapeva essere sferzante. Un’ironia, alta e raffinata, tanto da essere apprezzata dai suoi stessi avversari. Non era mai arroganza e tanto meno presunzione. La sua vena sarcastica non gli impediva di perdere di vista quelli che erano i veri valori dell’uomo. L’educazione e l’onestà prima di tutto. E poi la lealtà e il rispetto dell’avversario di turno. Un tempo, nella campagna di Russia, tale rispetto si spingeva sino al riconoscimento e alla legittimazione del nemico e degli ideali, seppur diversi e non condivisibili, in cui quei soldati credevano e combattevano. Prisco fu un uomo di alto spessore. Autoironico e simpatico, giocava a tutto campo; era l’uomo ideale per coprire più ruoli. Difendeva per poi ripartire in attacco, proprio come la sua Grande Inter.

Ti vogliamo bene Peppino!

{loadposition adorizzontale}