UCL Inter-Barcellona, pareggio sul campo, ma per la squadra ed i tifosi è stata una vittoria

Il Barcellona domina in lungo ed in largo per il primo tempo, ma l'Inter tiene. Improvvisamente il gol di Malcom, uno che a ieri aveva 25 minuti di campo da inizio stagione. Ma l'Inter non vuole morire: Il Toro lotta, la mette in mezzo, calcia Vecino, l'uruguagio che non molla mai, il tiro respinto arriva tra i piedi di Icardi che gonfi a la rete. Siamo ancora vivi!

Ricordiamoci come eravamo solo 2 o 3 anni fa….

Che mal di testa. La cefalea calcistica in partite come questa si fa sentire già mentre si va verso il tempio.

In lontananza San Siro fa intravedere nel buio della sera la sua lucente maestosità; intorno è un brulicare di macchine e di moto. I tifosi si incanalano verso i cancelli di entrata, mentre chi è già entrato intona canti dalle torri.

Inizia a piovigginare, la gente si stringe e preme verso i tornelli. La voglia di non prendere acqua fa a gara con quella a precipitarsi dentro per non perdersi neanche un minuto dello spettacolo.

Finalmente si entra e manca il fiato. Gradinate gremite eccezion fatta per i posti al terzo anello riservato agli ospiti; ci sono  canti , cori, sfottò e qualche insulto, ma ci sta.

Che mal di testa. Il Moment è in tasca, preso apposta perché si sa che va a finire così. Ci si siede e Inter – Barcellona e sotto i tuoi occhi.

A fianco un tifoso ungherese chiede notizie. Arriva da Budapest, tifa Ferencvaros, ha trovato i biglietti su internet; un pacchetto fatto con Lazio-Eintracht e Inter-Psv. Dice che il bel calcio in Ungheria non si vede e lui viene in Italia o va in Germania per assistere alle grandi partite, e questa lo è.

Quello davanti ha la maglietta di Joao Mario; chissà se la avrebbe messa un paio di mesi fa. Ora ne fa bella mostra; lo chiama El Professor, e ne narra le gesti enfatizzandone la genialità quasi come l’ormai mitico protagonista de La Casa di Carta. In quattro discutono perché hanno lo stesso tagliando e fanno a bim bum bam per chi deve finire sulle scale.

Il mal di testa se ne è andato potenza del Moment. Le squadre sono in campo, l’inno della Champions risuona dopo i due nerazzurri ed il boato è una esplosione.

Si parte e si applaude tutto, anche le rimesse laterali. Il Barcellona sembra danzare; è il suo gioco, ma visto dal vivo fa ancora più impressione. Si trovano a memoria, sanno già dove passare la palla e giocano in venti metri; anche il portiere tocca il pallone più con i piedi che con le mani. L’Inter stenta, sembra in soggezione, ma gioca a San Siro mica al Camp Nou, ed il tifo è benzina per le gambe.

Inizia a diluviare. La pioggia cade con insistenza sulla copertura dello stadio e quando cala l’intensità, le gocce battono in un continuo tictac, tictac, quasi a ritmo del fraseggio blaugrana in campo. Si fa fatica a seguire il pallone, è tutto un dai e appoggia, dai e appoggia, e poi l’improvviso assolo di chi dà del tu alla palla e la conclusione in porta. Si cerca di seguirli e torna il mal di testa.

Fine del primo tempo, è 0-0 e va bene; loro sono forti, molto forti, noi siamo all’inizio, molto all’inizio. Le tempie pulsano e il Moment ha finito in anticipo il suo effetto, il ritmo del Barcellona ha avuto la meglio.

Si riparte ed è la solita musica, ma l’Inter sembra meglio e San Siro non molla e la cefalea si è distratta.  I primi cambi non spostano il cliché della partita, o meglio sembrano non spostarla, perché a dieci dalla fine il Barcellona la imbrocca. Malcom entrato da appena novanta secondi , uno che fino ad allora ha visto il campo solo 25 minuti, infila Handanovic. San Siro ammutolisce, ma è solo un attimo perché riprende subito la squadra per mano, e l’Inter risponde. Lautaro il Toro si infuria riconquista la palla, la butta in area, Vecino la sporca, Icardi la tiene si gira e la insacca in un’esplosione di gioia.

Finisce 1-1 ed è quasi una vittoria. Nell’altra partita del girone il Tottenham batte in extremis il Psv e mentre il popolo interista ritorna verso casa, è tutto un vociare di ipotesi per la qualificazione agli ottavi. Se si fa un punto a Londra è quasi fatta; se si perde occorre  perdere bene e segnare non  si capisce quanti gol; e ma se il Psv batte il Barcellona rientra in gioco ed allora si potrebbe anche perdere in Inghilterra e batterle gli olandesi nell’ultima a Milano; e se pareggiano tutti …. Torna il mal di testa.

Per stasera va bene così, l’Inter pareggia, San Siro ha stravinto.

Amala.