L’Aberdeen di Sir Alex Ferguson

Correva l’anno 1978 e siamo in Scozia.

Correva l’anno 1978 e siamo in Scozia.

L’ Aberdeen è un club piccolo e le sue aspirazioni sono quelle di un club di modeste dimensioni. Alex Ferguson è un giovane di 37 anni e dalla promettente carriera; siede sulla panchina del St. Mirren dove ha intrapreso la carriera di allenatore. Le strade e i destini di Ferguson e dell’Aberdeen s’incontrano perchè i dirigenti di quest’ultimo restano colpiti dalle doti e dal talento del giovane allenatore. Ferguson tiene fede alla promesse e nel giro di sette anni vince la prima divisione scozzese per ben tre volte. Riesce a scardinare il regime di duopolio, formato da Rangers e Celtic, ovvero i due club scozzesi più importanti e vittoriosi. Sino a quel momento lo scudetto è una paratica che viene risolta prevalentemente dai due club citati. L’Aberdeen s’inserisce nella lotta e spezza le tradizioni.

Nel 1979-80 l’Aberdden vince il campionato di massima divisione scozzese. La lotta con il Celtic è emozionante; un testa a testa senza esclusione di colpi. Il duello è serrato e il girone di ritorno, in particolare, è davvero elettrizzante. Archibald, Strachan ed Hamilton schiantano prima i Rangers con un sonoro 3-2 e appaiono sempre più sicuri dei propri mezzi. Il Celtic, a sua volta, lascia la prima piazza proprio dopo lo scontro diretto del 23 aprile che incorona l’Aberdeen come nuovo padrone del campionato. La cavalcata è trionfale e Ferguson è l’architetto di una formazione storica. Nei due campionati successivi il Celtic porta avanti la sua vendetta vincendo due campionati consecutivi. I dons sono costretti ad arrendersi di fronte alla superiorità del Celtic. L’Aberdeen non sta sicuramente a guardare e fa sua la Scottish Cup esattamente nelle edizioni 1981-82 e 1982-83. L’edizione della Coppe delle Coppe 1982-83 mostra un tabellone di alto profilo. Real Madrid e Barcellona sembrano le candidate alla vittoria finale.

Club non casuali perchè il Barca è detentore della coppa mentre i madridisti hanno vinto la Coppa del Re. Sono loro, in teoria, gli avversari da battere. L’Aberdeen si abbatte sulla competizione europea in modo superbo. Supera i primi tre turni in scioltezza, vince cinque gare su sei e segna da perfetta macchina da gol. L’attacco sigla quindici reti e la difesa appare ermetica subendo un solo gol. Nei quarti, come sempre, il torneo entra nel vivo e non c’è spazio per eventuali errori. L’Aberdeen trova, sulla sua strada i forti e temuti tedeschi del Bayern di Monaco. In Germania finisce con un prezioso 0-0. Tutto è rimandato alla partita di ritorno in Scozia. La partita è piena di colpi di scena con i tedeschi che si portano in vantaggio per ben due volte; sul 2-2 è lo scozzese Hewitt che in mezza rovesciata regala la semifinale contro i belgi del del Waterschei. Black, Simpson, McGhee (doppietta) e Weir piegano, con una cinquina, i malcapitati belgi. Nel ritorno sarà uno 0-0 senza storia.

La finale contro il Real Madrid è affascinante e promette scintille tra le due contendenti. Lo stadio Ullevi di Goteborg presenta un campo ai limiti dell’impraticabilità. La pioggia è caduta copiosa e il terreno di gioco è fradicio. L’attaccante britannico Black è in gran forma; il suo impatto con la partita è per cuori forti perchè nei primi minuti prima colpisce una traversa e poi all’ottavo minuto porta in vantaggio l’Aberdeen, approfittando di uno svarione di Juan Josè. Il Real Madrid non muore mai. Santillana viene steso dal portiere Leighton e l’ arbitro Menegali concede un rigore che viene trasformato in gol da Juanito. Gli scozzesi giocano con grande ardore, quello che forse viene a mancare tra le file spagnole. Il madridista Agustin para tutto e c’è bisogno dei tempi supplementari per decretare il vincitore della competizione europea. Hewitt entra in campo al posto del numero dieci Black e a sette minuti dal termine approfitta di un’incertezza dell’estremo difensore spagnolo e colpisce gli spagnoli sfruttando un’imbeccata dalla sinistra di McGhee. L’Aberdeen è al primo euro-trionfo della sua storia. Sir Alex Ferguson entra nella storia del club britannico.

Ferguson non è soddisfatto e così porta l’Aberdeen verso l’apoteosi nel dicembre dell’83, quando i dons diventano l’unico team scozzese ad avere due trofei internazionali in bacheca. Gli scozzesi battono l’Amburgo e si aggiudicano la Supercoppa europea. La doppia sfida, dopo lo 0-0 dell’andata, si decide al ritorno, al “Pittodrie Stadium”, dove Simpson porta in vantaggio i suoi all’ inizio della ripresa e poi McGhee firma il raddoppio. É il quinto trofeo conquistato dall’Aberdeen in 3 anni. Nel 1984 il club di Ferguson riesce a far sua, ancora una volta, la Scottish Cup. Per la terza volta consecutiva. Ferguson concede il bis anche in campionato (dopo il trionfo nell’edizione precedente 1983-84), stravinto nuovamente con 59 punti totalizzati, frutto di 27 vittorie in 36 partite. Un torneo quasi sempre saldamente nelle mani dell’Aberdeen. Se McGhee si accasa all’Amburgo, il goleador principe diventa McDougall capace di segnare ben 24 reti; l’attacco è di quelli generosi se anche Stark e Black toccheranno quota 20. alla fine saranno 89 le reti realizzate e 26 quelle subite; miglior attacco e miglior difesa in una stagione straordinaria. In quella che sarà la sua ultima stagione alla guida dei cavalieri rossi, Ferguson conquisterà quella coppa finora mancante: la Scottish League Cup, edizione 1985-86. Il cammino è entusiasmante con 6 vittorie su 6 e nemmeno un gol incassato.

L’Hibernian, in finale, deve inchinarsi dinnanzi allo strapotere di Black e compagni. Ferguson concluderà la sua avventura all’Aberdeen e sarà capace di vincere in 7 stagioni ben 3 campionati, 4 Coppe di Scozia, una Coppa di Lega scozzese, una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa europea.