L’era del Suning Commerce Group. Dalla Cina arrivano i nuovi proprietari dell’Inter

Suning rileva, all'inizio del mese di giugno del 2016, il 68,55% dell’Inter.

Suning rileva, all’inizio del mese di giugno del 2016, il 68,55% dell’Inter.

L’era del Suning Commerce Group. Dalla Cina arrivano i nuovi proprietari dell’Inter. 
L’annuncio viene fatto nel corso di una conferenza stampa a Nanchino dal presidente del gruppo cinese Suning, Zhang Jindong che può vantare un patrimonio personale di 3,9 miliardi di dollari. Erick Thohir resta presidente, esce invece di scena Massimo Moratti.
Il programma è ambizioso: “Nei prossimi cinque anni vogliamo essere una delle più grandi società e renderemo il club più forte; gli investimenti e le risorse di Suning renderanno l’Inter capace di tornare a gloriosi successi e diventare sempre più forte, attraendo le stelle del calcio mondiale”, dice il numero uno del gruppo Suning.
Il presidente Thohir rilascia alcune dichiarazioni, sintetiche ma esaustive: “Fra Inter e Suning sarà una partnership di successo; la strategia di Suning, in ambito sportivo, è seria ed è parte di una strategia molto importante, assicura il magnate indonesiano. Il calcio in Cina sta acquisendo sempre più importanza”.
L’era del Suning Commerce Group non è fortunata all’inizio. Il tecnico Roberto Mancini, insoddisfatto della campagna di rafforzamento, entra in aperta polemica con i dirigenti interisti e nel mese di agosto rassegna le dimissioni. A sostituirlo viene chiamato l’olandese Frank de Boer.

I tempi brevi tra il suo arrivo e l’esordio non permettono di svolgere una preparazione ad hoc. Perdiamo la partita contro il Chievo e nonostante un’ingente campagna-acquisti, Banega, Candreva e Joao Mario, la squadra fatica a produrre gioco e sembra vivere molto sugli spunti dei singoli come Icardi e Perisic. Troppe le sconfitte in questo primo scorcio di campionato e anche in Europa League le cose non sembrano andare per il verso giusto: oltre a quella subita al debutto, tra campionato e coppa l’Inter rimedia altre cinque sconfitte nelle prime quattordici partite. La società tenta di cambiare in corsa: esonerato De Boer, la squadra è temporaneamente affidata a Stefano Vecchi. Dopo la sosta di novembre, in panchina siede l’ex allenatore della Lazio Stefano Pioli. Conclusa l’esperienza in Europa con l’ennesimo fallimento, i nerazzurri tentano di recuperare il terreno perduto almeno in campionato: nel giro di tre mesi ottengono 33 punti su 36 disponibili. Solo Juve e Roma riescono a prevalere sui nerazzurri. L’ipotesi di rimonta accende l’entusiasmo e rinvigorisce le speranze di qualificazione europea. Tutto viene compromesso dai brutti risultati che seguono alla sosta di marzo. L’Inter esce senza punti da cinque gare su sei. Il tracollo è verticale; l’ambiente pareva aver ritrovato serenità ma l’esonero di Pioli è dietro l’angolo. Avviene a tre giornate dalla conclusione. Per gli ultimi 270′ di campionato, la direzione della squadra, che intanto ha messo insieme otto partite senza successi, è affidata di nuovo a Vecchi: le vittorie con Lazio e Udinese portano i nerazzurri ad un deludente settimo posto finale. E ad una mancata qualificazione in Europa League.