L’indonesiano Thohir alla presidenza dell’Inter.

Tra Fair Play Finanziario e tentativi di risalita

La stagione 2013-14 si apre con una novità; viene esonerato il mister Stramaccioni e la panchina viene affidata a Walter Mazzarri. Il tecnico livornese è reduce da un quadriennio al Napoli dove ha ottenuto buoni risultati.

L’annata è contraddistinta dai molti addii, per primo quello di Dejan Stanković. All’inizio del campionato la squadra nerazzurra vince per 7-0 sul campo del Sassuolo, riportando la più larga vittoria esterna della sua storia.

A metà novembre avviene un cambio di presidenza con l’indonesiano Erick Thohir che eredita da Massimo Moratti il 70 % delle quote azionarie.Moratti resterà nei quadri societari ricoprendo la carica di presidente onorario.

Così, con Fassone, Ausilio e Mazzarri l’Inter riparte. Il programma del nuovo presidente è delicato, ambizioso e importante.

S’impone, nell’immediato, l’obiettivo di fare dell’Inter un club sano a livello finanziario (a fronte di un pesante indebitamento proveniente dall’era morattiana) e subito dopo renderlo competitivo in campo.

I due punti programmatici dovranno andare di pari passo con una visibilità globale del club sempre più accentuata. La linea guida è l’equilibrio tra costi e ricavi.

Tutto questo s’intende in linea con la commissione Uefa e con le regole stabilite in tema di Fair Play Finanziario miranti all’auto-sostenibilità dei singoli club in ambito europeo.

Nel frattempo, la squadra accusa varie difficoltà e vive un momento molto delicato: eliminata dalla Coppa Italia consegue molti pareggi interni con avversarie di bassa classifica.

Dopo i saluti di campioni del calibro di Cambiasso, Samuel, Milito e del capitano Zanetti l’Inter termina il campionato al quinto posto. Il piazzamento determina il ritorno nelle coppe continentali, con l’accesso ai play-off di Europa League.

L’estate 2014 si apre con il rinnovo contrattuale di Walter Mazzarri, che prolunga la durata del proprio accordo fino al 2016. Il presidente Erick Thohir, dinnanzi ai giornalisti promette una rivoluzione dal punto di vista sportivo e societario.

I tempi del Triplete sono ormai lontani e la squadra punta su nuovi volti capaci di accendre la passione dei tifosi. Arrivano il terzino Dodô e il centrale Nemanja Vidić; a centrocampo Gary Medel e Yann M’Vila, mentre per l’attacco ci si affida a Pablo Osvaldo.

La nuova stagione, che prende il via dopo i Mondiali in Brasile, vede l’Inter qualificarsi per la fase a gironi di Europa League.

I risultati, tra campionato e coppa, non sono dei migliori e la polemica con l’ex presidente Moratti incoraggia alcune contestazioni ai danni di un tecnico sul quale vengono scaricate quasi tutte le responsabilità. Sconfitto dal Parma, ultimo in classifica in campionato, l’allenatore Mazzarri viene esonerato a novembre.

La società decide di sostituirlo con Roberto Mancini. Pur tra i problemi derivati dall’allenare una formazione non pensata da lui, lo jesino tenta subito di dare un’impronta più propositiva al gioco.

Complice anche il cambio in corsa, la squadra fatica ad ingranare e fino al termine del 2014 ottiene soltanto 2 vittorie in 7 uscite.

Mancini approfitta del mercato invernale di mercato per costruire un undici titolare che possa rispondere alla sua filosofia di gioco: vengono così presi il centrocampista Marcelo Brozović, la mezzala Xherdan Shaqiri e la punta Lukas Podolski mentre il terzino Davide Santon, dopo sei anni, fa ritorno al club.

Dopo un inizio stentato pare esserci una piccola ripresa ma nel volgere di poche gare, i nerazzurri vanificano quanto di buono avevano costruito. In campionato perdono ulteriore terreno dalle prime posizioni, mentre terminano il loro cammino in coppa contro il Wolfsburg.

L’Inter tenta di raggiungere in campionato un piazzamento che le consentirebbe di partecipare all’Europa League nel 2015-16; i nerazzurri si classificano all’ottavo posto, preceduti dalla Sampdoria che entra in Europa grazie al mancato ottentimento della licenza Uefa da parte del Genoa.

La stagione 2015-2016 è caratterizzata da un obiettivo sbandierato a più riprese: il ritorno in Champions League.

Nonostante il clima di austerity imposto dall’Uefa, sotto forma di fair play finanziario, la società procede a numerosi acquisti. Due nuovi centrali difensivi difensivi come João Miranda e Murillo, mentre il ruolo di laterale viene affidato al giovane Alex Telles.

A centrocampo Kondogbia e Felipe Melo, con l’esterno Perišić con mansioni anche offensive. In attacco, a supporto di Mauro Icardi (promosso capitano), vengono acquistati i trequartisti Ljajić e Jovetić. Alla sosta natalizia i nerazzurri sono primi con 33 punti in classifica.

Il nuovo anno si apre con la vittoria ad Empoli, cui segue una sconfitta pesante contro il Sassuolo: i neroverdi espugnano San Siro e fanno perdere ai padroni di casa la possibilità di laurearsi campioni d’inverno.

Il Napoli, infatti, beffa i milanesi per due punti. Le difficoltà mostrate nella fase realizzativa convincono Erick Thohir a tornare sul mercato: salutato Guarín l’Inter decide di andare sull’attaccante oriundo Éder.

Il nuovo acquisto esordisce nel derby, finito con un’altra sconfitta. Nel mese di febbraio l’Inter palesa un’evidente crisi, in termini di gioco, risultati e tenuta nervosa. Il periodo negativo porta la dirigenza a rivedere la posizione di Mancini.

Dal canto suo, l’Inter reagisce in occasione del derby d’Italia di coppa: costretta a ribaltare il 3-0 dell’andata, la squadra sfodera un’inattesa rimonta pareggiando il conto dei gol nei 90′ regolamentari per poi cedere soltanto ai rigori.

L’ultimo obiettivo rimane così un posto in Champions League, dove il più agguerito rivale è la Roma. Il pareggio nel confronto diretto lascia avanti i giallorossi; l’Inter inciampa poi contro Torino, Genoa e Lazio.

I nerazzurri chiudono così al quarto posto, accedendo alla fase a gruppi dell’Europa League 2016-17. Nel giugno 2016, il club ha un nuovo azionista di riferimento: la maggioranza del pacchetto azionario farà capo al Suning Holding, colosso dell’industria cinese.