La misteriosa morte di un giovane campione: Giuliano Taccola

Taccola era un calciatore molto forte ed anche un atleta brillante che correva i cento metri in appena undici secondi.

Taccola era un calciatore molto forte ed anche un atleta brillante che correva i cento metri in appena undici secondi.

Giuliano Taccola, nato a Uliveto Terme (Pisa) il 28 giugno 1943, è ancora un giovane e promettente calciatore quando gli osservatori del Genoa, alla continua ricerca di talenti, scoprono le qualità di questo ragazzo e decidono di farlo crescere nel vivaio rossoblu. La carriera professionistica di Taccola si snoda, inizialmente, tra serie B e serie C. Veste le maglie di Alessandria, Varese, Entella e Savona. Con quest’ultima, nel 1966, è promosso nella serie cadetta.

Fulvio Bernardini, impressionato dalle doti del ragazzo, lo suggerisce alla Roma; così Taccola, dopo un anno in serie B con la maglia dei grifoni, si trasferisce nella squadra capitolina. Taccola era un attaccante completo; capace di segnare in tutti i modi. Partecipava alla manovra della squadra ed era sempre parte integrante dei suoi sviluppi. Bravo con entrambi i piedi, forte nel colpo di testa e in acrobazia. Aveva un bel dribbling.

Esordisce a Milano, il 24 settembre 1967, contro l’Inter e riesce a bagnarlo con un gol. Un segno che lascia presagire l’inizio di una grande carriera. I nerazzurri passano in vantaggio al 7’ con Facchetti ma dopo appena un minuto pareggia, per la Roma, il bravissimo Taccola. Cross di Robotti, Capello sbaglia l’acrobazia mettendo però fuori causa Landini e Sarti, il resto lo fa Taccola che s’inserisce prontamente in area e regala il pari alla Roma.

Taccola era un calciatore molto forte. Anche un atleta brillante che correva i cento metri in appena undici secondi. Robusto fisicamente si distingueva per l’impegno e la serietà. A Roma conquista, in poco tempo, tutti. Su di lui scrivevano: «Taccola è un ragazzo tranquillo, un professionista serio che evita accuratamente la pubblicità. È l’antidivo per eccellenza». Aveva lottato strenuamente per arrivare a certi livelli. E lo aveva sempre fatto senza risparmiare anche l’ultima delle energie.

Nel campionato 1967/68 l’attaccante toscano segna dieci reti e in quello successivo si ferma a quota sette. Poi accadde l’imprevisto; il 1969 fu caratterizzato dalla morte improvvisa di questo giovanissimo campione. Esattamente il 16 marzo 1969. Una morte arrivata troppo presto per questo astro nascente del calcio italiano. Alla guida della Roma c’era Helenio Herrera. Un anno tribolato, iniziato malissimo. Influenze improvvise, problemi cardiaci, un’operazione alle tonsille, una bronchite, anche una polmonite; insomma, per Taccola un calvario che non finiva mai.

Ricostruire i fatti è sempre difficile e a distanza di tanti anni tutto risulta ancora più complicato. Dopo la tournèe in Spagna Taccola tornò in Italia che era malato. Un consulto medico, attento e collegiale, suggerì che il problema andava risolto attraverso un’operazione alle tonsille. L’intervento, eseguito il 5 febbraio, si rivelò molto delicato e non facile. Taccola perse molto sangue; la prescrizione post-operatoria fu quella di un mese di assoluto riposo ma il chirurgo che operò Taccola si spinse anche oltre sentenziando che la stagione del calciatore doveva considerarsi conclusa.

Di diverso avviso fu la Roma. All’uscita dalla clinica lo giudicò abile e arruolato. Così Taccola andò subito in campo. Si allenava ma la sera, puntualmente, arrivava la febbre. Una volta svenne. La febbre si rivelò una compagna costante e pericolosa.

Gli eventi parvero precipitare perché Taccola stava sempre peggio. Una situazione che avrebbe potuto avere un epilogo diverso se solo si fosse usata maggiore cautela. Se le premesse erano queste, gli sviluppi delle stesse indirizzavano verso un non impiego dello stesso atleta. Tuttavia il giovedì 13 marzo fu convocato per la partita di Cagliari (all’andata contro il Cagliari di Riva la Roma aveva perso 4-1). Il sabato notte si sentì male, ma il medico della Roma non dispose il ricovero in ospedale.

La domenica mattina provò ad allenarsi senza forzare ma sotto la doccia svenne. A quel punto i sanitari giallorossi decisero che non era il caso che giocasse. Seguì la partita in tribuna poi raggiunse i compagni negli spogliatoi per festeggiare con loro. Quello che accadde da lì a poco resta consegnato ad un tragico destino. Una bibita ghiacciata e un malore, questi gli ultimi momenti rubati ad una giovane vita. Inutili i tentati di rianimarlo, inutile tutto. E con esso qualche punto interrogativo.

A incominciare dagli atti giudiziari della Procura di Cagliari che denunciarono la grande disorganizzazione esistente nello staff medico romanista. C’erano medici in conflitto tra loro, buchi di responsabilità e un tecnico come Helenio Herrera che aveva un rapporto di attrito con i medici.

«Taccola aveva una cardiopatia già da alcuni anni, non diagnosticata nella sua esattezza e nella sua gravità, che poi degenerò in un collasso cardiocircolatorio fulminante a causa di un’infezione alle tonsille mal curata. Anche perché Taccola era costretto ad allenarsi. La Roma aveva bisogno di questo campione, così bravo nel fare gol». (Da “Giuliano Taccola. La punta spezzata” di Roberto Morassut).

Il giorno del funerale, presso la Basilica di San Paolo, si raccolsero circa cinquantamila persone per dare l’ultimo saluto a quel ragazzo campione. In silenzio si consumò il dolore di una famiglia, sola e disperata. Che così rimase per sempre.

Bibliografia/Fonti: www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=taccola – Wikipedia – Sotire di Calcio – Altevista