Uomini e campioni: Valentino Mazzola, l’alfiere del Grande Torino

Il Grandissimo padre di Sandrino Mazzola e capitano del grande Torino Calciatore completo dal punto di vista della tecnica individuale, Valentino Mazzola aveva un forte stacco di testa. Grazie alle sue doti in elevazione, Mazzola era in grado di avere la meglio anche sui difensori più alti. Segnava con delle cadenze straordinarie ma era anche un regista puro. Trascinatore, era dotato di mezzi atletici fuori dal comune.

Il Grandissimo padre di Sandrino Mazzola e capitano del grande Torino

Valentino Mazzola nasce a Cassano d’Adda il 26 gennaio 1919. Le sue origini sono umilissime. All’età di soli dieci anni Valentino perde il papà Alessandro che lavorava come manovale presso un’impresa edile. Il suo cuore è rotto dalla tristezza e dallo sconforto. È costretto ad abbandonare la scuola in quinta elementare; deve lavorare per cercare di aiutare la madre e i suoi quattro fratelli. Trova impiego prima come garzone di un fornaio, poi, a quattordici anni, al linificio di Cassano d’Adda. Nella Tresoldi di Cassano d’Adda, città dove è nato, muove i suoi primi passi di calciatore. Conquista poi la Serie C nell’ Alfa Romeo di Milano nel 1938-39.

Scoppia la seconda guerra mondiale; indicibile il carico di dolore e caduti. Nel 1939  Mazzola passa al Venezia che milita in serie A. In poco tempo la sua classe e il suo talento si rivelano al mondo. Il suo ruolo è quello di mezz’ala sinistra, ma in realtà copre tutto il campo. Non esiste cosa che Valentino non sappia fare. Non esiste ruolo che non sia in grado di ricoprire. Con sapienza e bravura.

Calciatore completo dal punto di vista della tecnica individuale, Valentino Mazzola aveva un forte stacco di testa. Grazie alle sue doti in elevazione, Mazzola era in grado di avere la meglio anche sui difensori più alti. Segnava con delle cadenze straordinarie ma era anche un regista puro. Trascinatore, era dotato di mezzi atletici fuori dal comune. Su tutte, spiccavano velocità e resistenza.

Forte nei tackle, era utile in difesa e in fase di recupero; bravo ad impostare e nelle conclusioni. Di corporatura robusta, sapeva combattere in mezzo al campo. Era ambidestro e aveva un tiro di rara potenza, nella cui esecuzione al volo e nei calci di punizione era specializzato. Altre sue peculiarità erano il dribbling e la fantasia.

Nel sistema di gioco del Torino d’allora, ideato da Borel e Roberto Copernico dirigenti dell’area tecnica, Mazzola s’inseriva alla perfezione. Capace di esaltare se stesso ma anche di valorizzare l’ intera squadra Valentino era un vero e proprio leader in campo e fuori. Nel periodo veneziano avviene l’incontro con Ezio Loik; Loik, forte ala destra, troverà completamento e la giusta simbiosi con Valentino. Insieme andranno poi a costituire la coppia di fuoriclasse del Grande Torino. Con la maglia del Venezia Mazzola vince nel 1941 la Coppa Italia e nel 1942 si classifica terzo in campionato.

Il commissario tecnico Pozzo, impressionato dalla classe pura del granata, lo vuole in maglia azzurra. Valentino difende per la prima volta i colori azzurri il 5 aprile del 1942, in piena guerra, in un momento in cui il significato di patria e della sua difesa costituiscono valori sentiti e condivisi. Ci si sente fieri di essere italiani sempre, anche solo per una partita di calcio.

Ferruccio Novo, il Presidente di quello che sarà il Grande Torino, decide di acquistare Mazzola e Loik in blocco proprio dopo che le loro giocate fanno perdere ai granata il tricolore nella stagione 1941-42 a beneficio della Roma che vince, in questo modo, il suo primo scudetto. Le cronache dell’epoca attestano che Novo scese negli spogliatoi e concluse l’affare strappandoli alla concorrenza della Juventus. Valentino Mazzola ed Ezio Loik passano al Toro per la cifra di un milione e duecentomila lire.

Valentino esordisce in maglia granata il 4 ottobre 1942 (Inter – Torino 1-0), mentre il suo primo gol lo realizza in un derby: Juventus – Torino 2-5 del 18 ottobre 1942 e risulta decisivo per la conquista dello scudetto nella stagione 1942-43, il primo del Grande Torino. Mette a segno 11 reti e segna quella decisiva nella vittoria sul Bari dell’ultima giornata di campionato (Bari – Torino 0-1), un gol che fa vincere la partita consegnando il tricolore, il secondo della sua storia, ai granata.

La squadra oltre ad avere Valentino Mazzola come punta di diamante ha un attacco stellare con il suo gemello Loik, il bomber ex Juve Guglielmo Gabetto, il vercellese Pietro Ferraris II e Franco Ossola. A condire la splendida stagione arriva anche la Coppa Italia dove in finale c’é il Venezia, regolato con un perentorio 4-0.

Nel 1943 il campionato regolare si ferma per la guerra e la federazione vara nel 1944 un “Campionato di guerra” dove il Torino si classifica primo nel girone eliminatorio piemontese e secondo assoluto nel girone finale, dietro ai Vigili del Fuoco La Spezia.

Al termine del periodo bellico, sul finire del 1945, riprende anche il Campionato di Serie A .  Il Torino rinforza le basi per diventare “Grande”. Arrivano in granata Valerio Bacigalupo, Mario Rigamonti, Aldo Ballarin ed Eusebio Castigliano. Un campionato senza storia dove il Toro domina incontrastato. Mazzola va a segno 16 volte. Mazzola è l’essenza del calcio,   ha carisma e il suo calcio è pura poesia. E’ l’anima di una squadra fantastica e Oreste Bolmida, il mitico trombettiere del Filadelfia, accompagna le gesta della Leggenda.  Gli avversari vengono spazzati via e Mazzola diventa l’alfiere di quella squadra mitica.

Nel 1946 si separa dalla moglie. Dopo aver ottenuto in Romania l’annullamento del matrimonio si sposa in seconde nozze con la signora Giuseppina. Uno scandalo per  i costumi dell’epoca. Valentino ottiene in affidamento il figlio Sandro, che diverrà poi anch’egli calciatore e grande campione.

Valentino vive la sua stagione migliore nel 1946-47 dove realizza gol a grappoli, addirittura 29 stravincendo il titolo di capocannoniere del campionato. Il Toro diventò per tutti il Grande Torino e la stagione successiva arriva il quarto titolo consecutivo con i granata che mettono in mostra un reparto d’attacco stratosferico; i granata segnano la bellezza di 125 reti. L’ultima stagione del Grande Torino prima della tragedia di Superga. I giornali parlarono di un rientro di Valentino a Milano, sponda Inter, per chiudere la carriera nella sua terra. Valentino ci riflette ma decide di restare in granata un’altra stagione.

Un gruppo straordinario di campioni, una vera e propria macchina da gol, assolutamente inarrestabile, la cui fama ormai passa i confini nazionali. La squadra, nel frattempo, non domina il campionato come gli anni precedenti, ma guida la classifica abbastanza tranquillamente ed arriva il quinto titolo.

L’ultima presenza in Campionato di Valentino Mazzola con il Toro è datata 24 aprile 1949 (Bari – Torino 1-1), dove segna anche il suo ultimo gol in maglia granata.

Il 4 maggio 1949 l’aereo che riporta il mitico Toro a casa, dopo un’amichevole in Portogallo, si schianta sulla collina di Superga, stroncando la vita di un gruppo di giovani ragazzi. Valentino, persona riservata e di poche parole, rimane per tutti un esempio e un campione indimenticabile.

«Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelé, a Di Stefano, a Cruijff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a Mazzola» (Giampiero Boniperti).

Fonti/Bibliografia: Storie di calcio – Altervista, La Stampa 29.9.2016 – www.tag24.it