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Accadde oggi: José Mourinho e le manette che infuocarono San Siro

Accadde oggi è una rubrica concentrata su tutti gli eventi e i protagonisti che hanno lasciato un’impronta con eventi significativi che hanno avuto luogo in una determinata data nel corso della storia dell’Inter.

Attraverso questo spazio tematico, verranno esplorati numerosi avvenimenti che si sono verificati nei quasi 116 anni di storia del club di Viale della Liberazione: momenti cruciali, scoperte rivoluzionarie, traguardi raggiunti o solo sfiorati, con l’opportunità di riflettere sulle vicende che hanno plasmato il mondo nerazzurro, offrendo spunti di discussione e stimolando ricordi e curiosità. Il tutto con l’Inter protagonista.

22 Febbraio 2010: manette e pañolada

Josè Mourinho manette con orologio

Il 22 febbraio non ha motivo di essere ricordata per un particolare evento, per chiunque può avere qualsiasi significato; un anniversario di matrimonio, un compleanno, il giorno di San Pietro. Nel mondo del calcio, in particolare per gli appassionati dei colori nerazzurri, il 22 febbraio è una giornata che racchiude un ricordo speciale, un mix tra spavalderia e ribellione liberata su un campo di calcio contro l’intero sistema, un messaggio agli alti vertici con un velato secondo fine. La data di oggi riporta l’orologio della storia della società di Viale della Liberazione indietro di esattamente 14 anni, sembra passata una vita. La stagione è quella consacrata dal trionfo in Italia e in Europa, dove sulla strada che avrebbe poi portato l’Inter a cucirsi sul petto il quinto scudetto consecutivo e diciottesimo della sua storia accadde qualcosa destinata a rimanere impressa nella mente e un pò anche nel cuore dei tifosi nerazzurri e non solo.

Due giorni prima, il 20 febbraio, a San Siro e in piena corsa per la qualificazione alla Champions League scende la Sampdoria di Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, destinati di li a poco a vestire entrambi la casacca nerazzurra con l’Inter che è reduce dal pareggio in trasferta a Napoli per 0-0. La gara è tesa e nervosa, al 38′ l’Inter rimane addirittura in nove uomini per le espulsioni di Walter Samuel e Ivan Ramiro Cordoba e il pubblico, impegnato nella famosa pañolada per il metro di giudizio dell’arbitro Tagliavento, assiste a una scena indimenticabile. La gestualità di José Mourinho, nel corso degli anni spesso interpretata come manifestazione di rabbia, è in realtà mirata a trasmettere un preciso messaggio. L’ex condottiero di Porto e Chelsea si lascia andare all’inequivocabile gesto delle manette. Mourinho stesso chiarirà poi nella sua autobiografia che questo gesto simboleggiava la sensazione di essere trattati ingiustamente dagli arbitri, riportando chiaramente la preparazione della sua squadra a giocare in inferiorità numerica proprio per arrivare a fronteggiare situazioni simili.

Tuttavia, il gesto delle manette non si riferiva solo alla necessità di adattarsi a situazioni avverse, ma era anche un messaggio diretto alla classe arbitrale: utilizzò la sua gestualità come strumento per comunicare con decisione e incisività le sue opinioni sulle controversie arbitrali e sul trattamento della sua squadra. E qui si arriva al fatidico 22 febbraio, data che sentenziò la sanzione punitiva per il tecnico di Setubal. Il Giudice Sportivo si espresse con una squalifica di tre giornate e un’ammenda di 40.000 euro.

Non sarà sfuggito ai più attenti che le manette di Mourinho vennero riprese dallo stesso ex allenatore nerazzurro anche nella passata stagione. Subito dopo la sentenza che lo condannava a scontare due turni di squalifica dopo la clamorosa e misteriosa lite con il quarto uomo, Marco Serra, durante Cremonese-Roma, Mourinho si è fatto ritrarre in una foto in cui mostrava i polsi incrociati, mimando appunto il gesto delle manette. Sebbene fu dichiarato dallo stesso Mourinho che quel fermo immagine era in realtà legato alla sponsorizzazione di una nota marca di orologi, il mondo del pallone era stato scosso nuovamente da quel mix di spavalderia e ribellione che ha permesso allo Special One di guadagnarsi di diritto un posto nella Hall of Fame della storia nerazzurra.

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Gianmarco Vella

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