Falli di mano in area il Parere di Luca Marelli ex arbitro

Quante volte, in queste prime due settimane di campionato, abbiamo sentito l’affermazione secondo la quale “i calciatori più tecnici cominceranno a mirare le braccia dei difensori per guadagnare un calcio di rigore“?

Luca Marelli, ex arbitro

Quante volte, in queste prime due settimane di campionato, abbiamo sentito l’affermazione secondo la quale “i calciatori più tecnici cominceranno a mirare le braccia dei difensori per guadagnare un calcio di rigore“?

Falli di mano in area il Parere di Luca Marelli ex arbitro

 

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Tante, troppe. E’ la dinamica classica di una leggenda metropolitana: spesso per mancata comprensione di una novità viene lanciata un’interpretazione verosimile ma non veritiera.
La ricostruzione, essendo verosimile, non viene approfondita e, nel giro di pochi giorni, viene ripresa da una moltitudine di persone che diffondono una notizia che, in realtà, non ha alcun fondamento. Pensiamo al recente scenario politico. Quante volte abbiamo letto questa “notizia“?

Notizia verosimile? Sì, perché Laura Boldrini è parte di LEU, alcuni parlamentari di LEU sosterranno il nuovo governo, non era completamente impossibile che la deputata di LEU potesse assumere un ruolo attivo.
Per fortuna in Italia abbiamo tanti siti che svelano bufale più o meno sensate: azione meritoria. La foto è tratta dal sito www.bufale.it.

Una volta messa in rete una bufala, diventa complicato smontarla perché chi la condivide spesso crede anche al fatto che la stampa sia complice e non voglia che si sappia quel che accade tra i “poteri forti”.

Un tempo queste leggende metropolitane giravano nei bar o nelle discussioni del mattino davanti alla macchinetta del caffè, oggi circolano sui social, sulle chat, sulla messaggistica privata.

Non siamo certo a questi livelli (credere a bufale del genere significa avere grave problemi di comprensione della realtà) per quanto riguarda la questione del calcio di rigore per il semplice motivo che il regolamento del gioco del calcio è una materia che sembra facilissima ma, in realtà, è di rara complessità interpretativa.

Il motivo deve essere trovata nel fatto che, come spesso ho ripetuto, il calcio è uno sport facile ma dannatamente complesso.

Torniamo dunque al fallo di mano. Dopo la prima giornata di campionato sono stato contattato da molti network radiofonici per tentare di portare un minimo di chiarezza sull’argomento, complicatosi ulteriormente a causa di alcuni errori di valutazione molto plateali. A titolo esemplificativo ricordiamo il rigore assegnato in Cagliari-Brescia.

Il metodo migliore per creare confusione in materia è sostenere che questo calcio di rigore sia stato assegnato correttamente. In realtà questo è un clamoroso errore per due motivi:
– il VAR non doveva intervenire per consigliare la review;
– l’arbitro della partita, dopo aver visto le immagini, non doveva assegnare il calcio di rigore.

Il problema si acuisce oltremodo se il Presidente dell’AIA, alla Domenica Sportiva, sostiene che questo calcio di rigore sia stato assegnato correttamente. Ovviamente non è vero, l’affermazione di Nicchi è priva di fondamento ed ha alimentato involontariamente una bufala che già si stava gonfiando.

Nello spiegare le regole sul fallo di mano, spesso mi sono riferito al famoso Italia-Cile dei Mondiali 1998. Facciamo un passo indietro. L’11 giugno 1998 l’Italia esordisce al Mondiale di Francia contro il Cile. A cinque minuti dalla conclusione della partita l’arbitro nigerino Lucien Bouchardeau fischiò un calcio di rigore a favore dell’Italia per un tocco di mano del difensore cileno Ronald Fuentes:

Questo calcio di rigore venne definito “generoso” anche dalla stampa italiana. Nel contempo scatenò la reazione della federazione cilena ed anche di quelle camerunense ed austriaca che accusarono senza mezzi termini l’arbitro di essere stato quantomeno influenzato dal peso politico della nazionale azzurra.

Oggi, a 21 anni di distanza, i ricordi di quel Mondiale si concentrano sulla finale Francia-Brasile, su Ronaldo immortalato mentre scende dalla scaletta dell’aereo, sul malore del brasiliano in albergo e su tutte le ricostruzioni della serata che precedette l’atto finale.

Quel che è passato nel dimenticatoio è che quell’edizione del Mondiale si aprì nel solco di una sperimentazione che puntava sulla punibilità in area di rigore di praticamente tutti i tocchi di mano.

L’arbitro Bouchardeau, venuto a mancare lo scorso anno all’età di 57 anni un’insufficienza cardiaca, pagò con l’esclusione dal Mondiale non questa decisione ma una direzione oggettivamente inguardabile dell’intera gara. Nelle cronache veicolate da disinformazione dilagante (compresa una presunta squalifica per corruzione, di cui non c’è traccia ufficiale se non una confusionaria ricostruzione su un presunto pagamento di 25000 dollari da parte di Blatter), tale esclusione venne collegata proprio al rigore assegnato all’Italia.

In realtà, secondo la lettura introdotta in quel mondiale, quel rigore andava assegnato proprio in forza di una applicazione piuttosto cervellotica della disciplina in merito ai tocchi di mano. Interpretazione che venne abbandonata immediatamente proprio perché il rischio era quello di dover premiare attaccanti dotati tecnicamente ed in grado di colpire volontariamente da distanza medio/breve la mano di un avversario.

D’altronde la sperimentazione di novità regolamentari è piena di fallimenti:
– è fallito miseramente l’esperimento del doppio arbitro, tentato in Italia nella Coppa Nazionale della stagione 1990/2000 dagli ottavi di finale in poi, con risultati agghiaccianti;
– è fallito l’esperimento (peraltro durato più anni) di valutare il fuorigioco sulla base della “luce”, cioè dell’effettiva distanza dei tronchi corporei (così venivano definiti) di difendenti ed attaccanti. Definizione abbandonata nel 2004 perché creava più danni che benefici dato che spostava solo “avanti” il problema dell’individuazione di una posizione irregolare:

– è stato abbandonato il concetto di “ultimo uomo” perché portava a paradossali espulsioni di difensori che risultava effettivamente nella posizione di “ultimo uomo” ma spesso a 60 metri dalla porta ed in posizione defilata.

Potrei citare altri casi ma sarebbe superfluo.
Basti sapere che tante innovazioni sono state accantonate perché creavano più problemi che benefici.

Torniamo all’episodio di Italia-Cile.
Se un caso del genere capitasse oggi, il tocco di mano del difendente non verrebbe mai considerato punibile per una semplice ragione: il regolamento dice tutt’altro.

– è stato abbandonato il concetto di “ultimo uomo” perché portava a paradossali espulsioni di difensori che risultava effettivamente nella posizione di “ultimo uomo” ma spesso a 60 metri dalla porta ed in posizione defilata.

Potrei citare altri casi ma sarebbe superfluo. Basti sapere che tante innovazioni sono state accantonate perché creavano più problemi che benefici.

Torniamo all’episodio di Italia-Cile.
Se un caso del genere capitasse oggi, il tocco di mano del difendente non verrebbe mai considerato punibile per una semplice ragione: il regolamento dice tutt’altro.

Ecco il testo, che già abbiamo visto più volte in queste prime due giornate:

Sulla base del regolamento e dell’interpretazione autentica del significato, il tocco di mano di Fuentes oggi verrebbe giudicato NON punibile sulla base del concetto fondamentale di posizione non innaturale (quarto paragrafo) e di pallone proveniente da un avversario nelle vicinanze.

Insomma, pensare che basti mirare e “centrare” il braccio di un avversario a mezzo metro di distanza  è una leggenda metropolitana. Da smontare il prima possibile onde evitare che diventi una realtà virtuale difficilmente sradicabile.

Altrettanto fuori luogo un’altra teoria, ancora una volta veicolata da chi non ha nemmeno letto le novità regolamentari.
Qualcuno sostiene, infatti, che un difendente in difficoltà potrebbe “mirare” l’arbitro per interrompere l’azione e farsi consegnare il pallone con gli avversari ad almeno quattro metri di distanza, come espressamente statuisce la nuova regolamentazione in materia.

L’IFAB ha commesso alcuni errori nella stesura delle nuove norme (contribuendo non poco alla confusione dilagante, nella quale è cascato lo stesso presidente degli arbitri) ma non è composta da totali incompetenti.

Il rischio che un difendente possa “mirare” un arbitro per sbrogliare una dinamica complessa e pericolosa per la propria porta è stata espressamente prevista:

Se un calciatore calcia volontariamente il pallone addosso al direttore di gara (ma non con negligenza, imprudenza o vigoria sproporzionata) al fine di guadagnare una rimessa da parte dell’arbitro “favorevole” (magari in una pericolosa posizione d’attacco), il calciatore deve essere ammonito per comportamento antisportivo, e il gioco riprende con un calcio di punizione indiretto in favore della squadra avversaria“.

In sostanza l’IFAB ha ipotizzato questa ipotesi di comportamento antisportivo prevedendo per il colpevole di un tale atto volontario l’ammonizione.

E lo stesso concetto vale anche per un attaccante che, nei pressi dell’area, magari pressato da un avversario, decidesse di colpire l’arbitro col pallone al fine di ottenere il possesso in posizione pericolosa col primo difendente a quattro metri (pensate a quanto potrebbe essere appetibile l’idea di avere quattro metri di spazio al limite dell’area, ciò che permetterebbe di calciare in porta senza opposizione immediata): anche in questa circostanza, se mai dovesse concretizzarsi, il calciatore colpevole verrebbe punito con un calcio di punizione indiretto ed un’ammonizione.

Se del caso, tratteremo altre leggende metropolitane che potrebbero svilupparsi e diffondersi.
Con la speranza che certi commentatori decidano, una buona volta, di aprire per la prima volta un regolamento…

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti!

Autore: Luca Marelli, ex arbitro.

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