Manicone: “La maglia nerazzurra è la mia seconda pelle. Ruben Sosa, un trascinatore. Candreva, un giocatore straordinario.

Ricordate il suo scudetto, il suo Eurogol? E’ lui, Antonio!

 

Antonio Manicone è stato protagonista della nuova puntata di Memorabilia, rubrica di Inter Channel sui grandi nerazzurri del passato. L’ex centrocampista nerazzurro ha raccontato l’Inter degli anni ’90: “Forse mancava un giocatore con le mie caratteristiche anche se c’erano giocatori fortissimi come Sammer. Forse mancava qualcuno che desse un po’ di equilibrio a tutta la squadra e quello ero io. Bagnoli costruiva le squadre sui giocatori che aveva, eravamo equilibrati, molto forti davanti e robusti dietro.

Il mister diede tranquillità alla squadra e pian piano i valori sono venuti fuori”. “In squadra avevamo ragazzi stranieri – ha continuato Manicone – andavo d’accordo con tutti. Shalimov lo conoscevo dai tempi del Foggia di Zeman, uno dei più forti con cui abbia giocato: aveva qualità, quantità, tiro e intelligenza tattica. A trascinare la squadra in attacco era Ruben Sosa, molti giovani dovrebbero studiarselo e prendere esempio da lui. Era anche simpaticissimo, oltre che un bomber vero”.

Manicone è sempre stato nerazzurro, sin dalle giovanili: “Dopo aver giocato in provincia sono andato a giocare nella Berretti dell’Inter, pur continuando gli studi. Sono stato molto contento di questa scelta. La mia seconda pelle è la maglia nerazzurra. Ho allenato anche i giovani dell’Inter e di questo devo ringraziare Facchetti. È stato bello, cosa si può chiedere di più”. La stagione ’93/’94 è forse la più strana della storia dell’Inter e Manicone l’ha raccontata così: “Ad un certo punto del campionato ci siamo concentrati solo sulla Coppa Uefa, Jonk e Bergkamp sono stati dei veri trascinatori. Il gol in casa contro il Borussia Dortmund non lo dimenticherò mai. Eravamo andati completamente in palla, rischiavamo di prendere il terzo gol. Per fortuna poi mi è uscita dal nulla quella cavalcata e da lì abbiamo passato il turno, con un mio gol veramente importante”.

Manicone ha commentato la lotta per la retrocessione non proprio esaltante: “Oggi è più complicato retrocedere, ai nostri tempi in un campionato da 18 squadre retrocedevano in 4 ed il livello era veramente più alto. Ti confrontavi con squadre come ad esempio il Genoa che aveva giocatori di livello internazionale”. Al ritorno all’Inter, la concorrenza era importante, ma per Manicone era un incentivo: “La concorrenza migliora il prodotto, vale nel mercato e nel calcio, chi ci guadagna è l’allenatore. Giocavamo a due in mezzo al campo, con Ince non c’era paragone onestamente”. Manicone conosce bene Antonio Candreva, incontrato per la prima volta da vice-Petkovic: “Un giocatore straordinario che per fortuna dell’Inter ora gioca in nerazzurro. Aveva già allora grandi potenzialità e alla Lazio ha acquisito alcune certezze. È un ragazzo che cerca di migliorare ogni giorno e merita quello sta ottenendo”.

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