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La carta vincente dell’Inter potrebbe non trovarsi sul campo di gioco

Curva Nord e gruppo squadra, la carta vincente. Per la gente che ama soltanto te, per tutti quei kilometri che ho fatto per te, Internazionale devi vincere!” è probabilmente il coro-colonna sonora dell’Inter di Inzaghi, urlato a squarciagola non solo dalla Curva Nord, ma da tutto lo stadio, che regala una scenografia mozzafiato ogni volta, accompagnando a queste parole le luci delle torce dei telefoni.

Il rapporto tra la tifoseria e il gruppo squadra è da qualche anno che appare solido e unito, sono tornati i cori per i singoli giocatori durante la fase di riscaldamento e anche nei periodi più critici della stagione le urla di incitamento sovrastano i fischi del ragionevole scontento.

Curva Nord e squadra, un legame vincente

Nelle ultime stagioni, a testimonianza di un gruppo coeso come non lo si vedeva da tempo, impossibile non citare le lacrime e gli applausi dei 70000 di San Siro e dei giocatori dopo Inter-Sampdoria del 22 maggio 2022, giorno in cui il Milan vinse il suo diciannovesimo scudetto al termine di un campionato che l’Inter aveva dominato, prima di gettarlo alle ortiche. Lo scorso anno, se il percorso in serie A è stato deludente, quello che l’Inter ha regalato ai suoi tifosi in Champions è stato quasi perfetto, come un sogno da cui ci siamo risvegliati nel momento più bello, e ricordiamo tutti la pelle d’oca che hanno provato tifosi, telecronisti e appassionati di calcio a sentir cantare “Internazionale devi vincere” da un pubblico in totale estasi in una partita di fine stagione contro l’Atalanta ma che già sognava la finale di Istanbul. È stata la trasferta in Arabia che quest’anno ha confermato il meraviglioso rapporto che si è consolidato tra tifosi e giocatori.

Il tifo organizzato aveva già fatto sapere che avrebbe partecipato alla trasferta in Asia occidentale in virtù di quella promessa fatta al nerazzurro fin dall’infanzia e certamente non è stato un viaggio semplice da affrontare. Per di più, una volta entrati allo stadio che avrebbe ospitato la semifinale contro la Lazio, un battibecco tra una rappresentanza di Curva Nord e gli steward aveva attirato l’attenzione di Lautaro e compagni, impegnati nel riscaldamento pre-partita: non si voleva far esporre lo striscione che il tifo organizzato utilizza nelle trasferte per testimoniare la sua presenza. Sono stati Barella, Lautaro ed Arnautovic a dissipare la questione e lo striscione, sotto il quale il capitano argentino è corso dopo il gol decisivo in finale contro contro il Napoli. Il Toro (come del resto Inzaghi, che non perde occasione nelle interviste post gara per ringraziare la presenza nerazzurra allo stadio) sa perfettamente che la tifoseria è stata spesso il dodicesimo uomo in campo, molti gol sono arrivati proprio mentre i lanciacori chiedevano al settore ad alzare i decibel per aiutare i ragazzi a sbloccare il risultato e non si poteva non renderla protagonista nella notte del primo trofeo stagionale.

La Supercoppa è stata baciata dai capi del tifo organizzato nerazzurro e il loro megafono è stato utilizzato da Dimarco per lanciare il suo coro preferito “Tu non sai quanto ti amo”, una meravigliosa abitudine acquisita dal giocatore e tifoso interista ogni volta che l’Inter alza un trofeo.

La prossima tappa è il Franchi per la sfida di domenica sera contro la Fiorentina. I canali di informazione viola hanno fatto sapere che allo stadio sono attese 30000 persone, molte delle quali saranno devote alla squadra meneghina. Una serata che si presume caliente, due squadre pronte a regalare spettacolo non solo sul campo, ma anche sugli spalti. La piazza toscana è molto calda e al Franchi gli ospiti non hanno mai vita facile proprio grazie al forte senso di appartenenza viola. I nerazzurri forse però questo è un problema in meno che avranno da affrontare, consapevoli di avere al seguito una tifoseria che non solo non li lascia mai soli, ma probabilmente non ha eguali nel farli sentire sempre come se stessero giocando in casa.


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Alessia Lazzaroni

Alessia Lazzaroni