Adesso basta però francamente mi sono rotto

Francamente mi sono rotto. Francamente ne ho piene le scatole del teatrino messo in scena in questi ultimi mesi. Con un po’ di chiarezza le cose sarebbero andate meglio, e probabilmente sarei andato avanti a guardare le partite le Inter, invece che preferire Netflix al nerazzurro.

Francamente mi sono rotto. Francamente ne ho piene le scatole del teatrino messo in scena in questi ultimi mesi. Con un po’ di chiarezza le cose sarebbero andate meglio, e probabilmente sarei andato avanti a guardare le partite le Inter, invece che preferire Netflix al nerazzurro.

Adesso basta però francamente mi sono rotto

Ho visto l’Inter prendersi un 6-0 in un derby e poi sei pere dal Parma al Tardini; uscire dalla Champions per colpa di tal Helsingborg; siglare un 2-0 fuoricasa a Monaco per poi beccarsi un ribaltone con un 3-1 al ritorno al Meazza in un freddo Sant’Ambrogio di trent’anni fa; prendersi 5 pere dallo Schalke 04 dopo un eurogol di Stankovic dopo 35 secondi ; perdere una Coppa Uefa qualche anno prima e sempre con quei tedeschi, con Zanetti cristonare contro Hodgson ; subire in casa dal Lugano o dal Turun di Palousera e poi assistere a scempi fatti di nullità e di gente strappata agli oratori sudamericani.

 

 

Ho resistito a tutto fino a qualche settimana fa, poi basta. Le lacrime di Tiki taka, il “ahia oddio, ho un male cane al ginocchio”, il conciliatore legale, il “tu domani stai a casa” mi hanno fatto passare ogni voglia.

Non si tratta di salire o scendere da un carro, schierarsi o meno con uno o con l’altro, dire che ha ragione tizio od invece sempronio. Si tratta di disaffezione totale causata da gente che probabilmente dell’Inter se ne frega, o comunque non ha il cuore di quei 60000 e passa che impegnano tutta o parte della loro domenica, per andare allo stadio a sostenere la squadra, o la passione di chi, e sono milioni, si siede sul divano rischiando di farsi andar storto il pomeriggio, la sera o l’intero weekend, mandando a quel paese mezza famiglia.

Sono quaranta e passa giorni che si sa che il 9 argentino non giocherà più con il nerazzurro. Quello che è stato messo in piedi dopo, fa ridere me per primo e tutta l’Italia non nerazzurra.

Mi chiedo anche cosa ci stia a fare la proprietà davanti ad un tale scempio prima mediatico, poi tecnico. Capisco vivere dietro una muraglia a diecimila chilometri di distanza; capisco avere più a cuore il fatturato creato con la vendita degli elettrodomestici e dei prodotti elettronici realizzati da migliaia di dipendenti, piuttosto che quelle che arriva da una palla presa a calci in Italia, da altri 22 a libro paga; capisco delegare a chi di calcio ne può sapere di più, rispetto a chi, fino a due anni fa, impiegava il suo tempo libero ad esaltarsi davanti al ping pong, alla ginnastica od al badminton, ma santa pazienza sbattere i pugni sul tavolo e fare qualche urlo da parte di chi caccia i soldi me lo sarei aspettato. Per carità prima le casse societarie, ma qualche volta, e soprattutto adesso, fatevi sentire.

Invece si sta cercando di far finire una stagione che non è ancora compromessa a livello di risultato finale, ma che rischia seriamente di esserlo. Siamo qui a chiederci come mai con la Lazio, diretta rivale Champions, abbiamo giocato senza punta centrale e si sia andati avanti a crossare imperterriti dalle fasce; come mai nel finale si sia sostituito l’unico attaccante di ruolo con un centrocampista; come mai si aspetti l’intervista a fine gara piuttosto che non parlar chiaro sin dal sabato pomeriggio. A che pro?

Non sono icardiano, non lo sono mai stato, ma non ho le fette di prosciutto sugli occhi per non capire che è l’unico che l’abbia buttata dentro con regolarità negli ultimi anni. E’ l’unico che possa impensierire la difesa avversaria anche da zoppo e guardandogli il solo nome sulla maglia. E’ l’unico da mettere in campo se davanti c’è il nulla e l’obiettivo è un autogol dei rivali.

Invece niente. Si vuole il capo cosparso di cenere, si vuole che si passi sotto il giogo nel pieno rispetto, per carità, di regole e valori interni che saranno anche sacri, ma che talvolta potrebbero essere messi da parte, soprattutto se non vuoi rischiare di compromettere tutto.

Ma tanto finché si andrà avanti con il silenzio, con il si dice e non si dice, con il questo ve lo posso confermare e questo invece no, con i sorrisini di facciata, chi scrive farà la figura del disamorato ed ancor peggio dell’occasionale.

Sono però convinto che la pazienza di molti sia finita, e che molti altri siano già con la spia della riserva accesa con il benzinaio davanti che sta litigando con il fornitore.

La mia pazienza è già esaurita da un pezzo ed è un vero peccato. Magari non per loro, ma per me sicuramente.

Forza Inter!

 

 

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