Commemoriamo il”Grande Torino”

Ci sono dei tornanti che salgono su nel punto più alto del colle. Lì, dove si adagia la Basilica di Superga…

Un luogo di preghiera dedicato alla Vergine Maria. Ricordo che impegnavamo quei tornanti mentre il mio professore di storia dell’arte del liceo illustrava la bellezza e le caratteristiche architettoniche di quel monumento progettato dallo Juvarra ai primi del settecento. I Salesiani hanno sempre amato parlare di religione nelle giuste maniere, apprezzano l’arte e sanno trasmettere quelli che sono i valori “veri” legati al mondo dello sport. Superga poteva unire tutto questo. Da quel viaggio poteva nascere un messaggio universale, cattolico nel senso più antico del termine. Lì, in quel luogo a due passi da Torino, il 4 maggio del 1949 la terra inghiottì l’aeroplano che riportava a casa i ragazzi del Grande Torino. Una lastra di marmo ricorda i nomi di tutti coloro che vi trovarono la morte. Ogni nome, non lo nascondo, rappresenta una lacrima. La squadra di Valentino Mazzola, nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di vederla giocare, regnò per circa otto anni vincendo cinque scudetti consecutivi e una Coppa Italia. A parte il mio amore per l’Inter pensavo che non si potesse non nutrire una naturale simpatia per la maglia del Toro. Pensavo anche che non si potesse non nutrire rispetto per la storia di una squadra che fu un’autentica Leggenda sul campo; che vinse molto e che probabilmente aveva i cromosomi dei predestinati. Quella era una squadra perfetta, formata da campioni che nobilitarono il gioco del calcio. La casacca granata, ho pensato dentro di me, può pulsare nel cuore di tanti che torinisti non lo sono e mai lo saranno, come il sottoscritto. Ho visto Superga anche con gli occhi di un credente. Una tragedia consumata tra le braccia della Madonna. Lì ho sentito la storia di altri ma anche il dramma di una squadra che appartiene al mondo e a chi ama, più in generale, il calcio a prescindere dalla propria fede (calcistica). Se chiudi gli occhi ti appare tutto irreale, a incominciare dalla giovane età di quei ragazzi campioni. Anche il silenzio ti appare religioso e amico. Puoi anche vederli nella loro espressione di forza e farne un esempio da portar via. Per un momento ti puoi sentire granata. A me è capitato e non me ne vergogno; io un interista nato.

Giocatori: Valerio Bacigalupo (25), Aldo Ballarin, (27) Dino Ballarin (23), Émile Bongiorni (28), Eusebio Castigliano (28), Rubens Fadini (21), Guglielmo Gabetto (33), Ruggero Grava (27), Giuseppe Grezar (30), Ezio Loik (29), Virgilio Maroso (23), Danilo Martelli (25), Valentino Mazzola (30), Romeo Menti (29), Piero Operto (22), Franco Ossola (27), Mario Rigamonti (26), Julius Schubert (26).

Dirigenti Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti (organizzatore delle trasferte della squadra granata)

Allenatori Egri Erbstein (50), Leslie Lievesley (37), Osvaldo Cortina (massaggiatore).

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