In memoria di Johann Cruijff

Johann Cruijff 25 aprile 1947 - 24 marzo 2016, in memoria...

Johann Cruijff 25 aprile 1947 – 24 marzo 2016, in memoria…

Johann Cruijff 25 aprile 1947 – 24 marzo 2016, in memoria…

Sarebbe molto semplice ricordare Johann raccontando le sue prodezze calcistiche, elencando le sue vittorie, descrivendo il grandissimo campione… Johann non era solo un calciatore, era anche un uomo, un grande uomo fuori dal campo. Lo incontrai 3 volte: la prima fu a Sabadell, nei dintorni di Barcellona nella primavera del 1974, la seconda volta, durante un evento, sempre a Barcellona. L’ultima volta nel giugno 1981 a Milano. Un uomo all’apparenza un po’ spigoloso, ma pronto ad aprirsi e a sprigionare simpatia ed allegria.

Sandro Ciotti gli dedicò un’opera cinematografica che spesso riguardo, non in questi giorni: “Il profeta del gol”, un film in cui narra di Johann sul campo e fuori dal campo (troppo poco)… Johann è stato un “profeta” nel mondo del calcio, è stato l’uomo che ha segnato la fine del calcio di una generazione di campioni per aprirne una nuova…

Ricorderemo Johann citando alcune delle sue frasi e dichiarazioni più famose:

Sul calcio in generale:

“Senza possesso palla, non si vince.”

“Durante ogni allenamento, qualunque sia il tuo sport, ti senti distrutto perché in ogni allenamento devi andare oltre quello che sul momento ti sembra il tuo limite: tu cominci a correre, a scattare a calciare e dopo un po’ ti sembra di aver esaurito ogni energia, mentre hai solo esaurito quello che io chiamo “primo fiato”. A quel punto bisogna sforzarsi per superare la piccola crisi che sembra bloccarti, per arrivare al “secondo fiato”: che ovviamente arriva solo dopo qualche minuto di sofferenza. Quando l’allenatore dà lo stop senti il cuore che batte vertiginosamente, sembra che debba scoppiarti nel petto: devi riuscire a ricondurlo al suo ritmo normale in meno di due minuti; se non ci riesci è meglio che apri una tabaccheria o tenti di diventare Presidente del Consiglio: vuol dire che hai sbagliato mestiere…”

​”Una delle cose che ho capito da bambino è che quelli che più si divertivano a insegnarti qualcosa erano coloro che meglio dominavano il pallone, mentre quelli capaci solo di entrare sull’avversario, di piazzarsi in campo per fare ostruzione e di tirare pedate, non avevano nulla da insegnare, anche se, temo, avrebbero avuto molto da imparare.”

“Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire a giocare a calcio.”

“Non è il buono contro il cattivo e fare in modo che vinca il buono. Il senso del calcio è che vinca il migliore in campo, indipendentemente dalla storia, dal prestigio e dal budget.”

“La pressione si deve esercitare sul pallone non sul giocatore.”

“I soldi devono stare in campo, non in panchina.”

“Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia.”

“Se non puoi vincere, assicurati di non perdere.”

Un aneddoto di quand’era calciatore:

E’ Jorge Valdano (leggenda del Real Madrid), che racconta: “Verso la metà del secondo tempo, il gioco fu interrotto per un fallo senza importanza e Johan si mise a protestare. Siccome l’arbitro non smetteva di dargli spiegazioni, andai a dirgli che, se voleva, poteva lasciargli anche il fischietto. Ne approfittai per suggerire a Cruyff di tenere per sé quel pallone e di darcene un altro, visto che in quella partita avevamo qualche diritto anche noi. Mi guardò con una certa aria misericordevole e chiese come mi chiamavo. «Jorge Valdano» gli risposi. «E quanti anni hai?» continuò. E io, obbediente: «Ventuno». Fece una faccia che significava: chissà dove andremo a finire con questi giovani d’oggi, e dall’alto dei suoi gloriosi trent’anni mi mollò uno schiaffo dialettico: «Ragazzino, a ventun anni a Cruyff si dà del lei»”

Sulla sua malattia e sulla vita in generale:

“Cerco di vedere la chemioterapia come un’amica. Un’amica che mi può aiutare a stare meglio.​”

“Io ho fortuna, ma Dio sta con me.”

“Se avessi voluto fartelo capire te l’avrei spiegato meglio.”

“In un certo senso, forse, sono immortale.”

Si Johann, sei immortale… Il mio personale ricordo risale alla finale di Rotterdam del 1972: quella sera i due gol nella porta nerazzurra furono due pugnalate, oggi li considero il più bel regalo che potevi fare ad un interista! R.I.P.

Fonti: sono piccoli flash di Johann che si trovano ovnque, io le ho riprese da 3 libri letti nel tempo…

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