Inter c’è poco o troppo da scrivere

Come nel girone di andata, dopo Sassuolo e Torino, l’Inter racimola un punto invertendo solo l’ordine dei ricavi.

Come nel girone di andata, dopo Sassuolo e Torino, l’Inter racimola un punto invertendo solo l’ordine dei ricavi.

Inter c’è poco o troppo da scrivere

Sia gli emiliani che i piemontesi iniziano ad essere avversari scomodi per i nerazzurri, se si considera che negli ultimi due anni, e non solo, considerando le beffe patite con Moretti e Molinaro per citare unicamente dei granata,  con entrambe le squadre non si è riusciti a portare a casa il risultato pieno.

 

Si diceva un punto in due gare, come sei mesi fa, ma con una netta inversione di tendenza tecnica, visto che a fine estate scorsa quantomeno c’era stato un gioco più incisivo. Con il Sassuolo al Mapei Stadium, tante erano state le recriminazioni, anche arbitrali, e contro Mazzarri a San Siro, i nerazzurri avevano dato corso ad un ottimo primo tempo; poi erano letteralmente svenuti favorendo la rimonta piemontese.

Viceversa l’ultima settimana è stata deleteria proprio da punto di vista tecnico. Fraseggio lento e prevedibile con continui passaggi indietro per i centrali di difesa, scarsa capacità di penetrazione con un centrocampo ancora alla ricerca di un suo Messia, e preoccupante rilassatezza in area avversaria, dove i difensori avversari vanno a nozze a marcare le punte nerazzurre, e viene usato il plurale perché ieri gli attaccanti erano, insolitamente, due.

Contro il Torino era la classifica partita da 0-0. l’Inter non ha praticamente corso pericoli visto che Handanovic non ha fatta una parata degna di essere ricordata; ma neanche Sirigu ne ha fatte se non per l’ordinaria amministrazione su un paio di tiri da fuori area. Per il resto ha osservato uscire l’unica vera occasione pericolosa creata da Lautaro Martinez nel primo tempo, ed una serie di tiri scoccati dal limite dell’area. Ne è invece venuta fuori una sconfitta, figlia di un gol assurdo e di una sterile reazione.

C’è da chiedersi come mai negli ultimi anni il mese di gennaio sia così deleterio per le teste dei giocatori ed anche dell’allenatore. La squadra sembra letteralmente sparire a livello di concentrazione, lasciando punti a destra e manca, anche contro avversari che di solito dovrebbero solo raccogliere palloni nella propria porta.

Dalla befana in avanti si prende a viaggiare in una confusione totale, paragonabile al caos che regna in Piazza della Repubblica a Milano dopo i lavori per la pista ciclabile. Oltre a questo si aggiungano le distrazioni esterne, fatte di giocatori che scendono in campo in ciabatte perché hanno chiesto di essere ceduti, di gente impegnata a trattare il rinnovo contrattuale, di calciatori forse sopravvalutati che probabilmente finiscono il loro credito iniziale ed iniziano a rivelarsi per quella che sono. Senza contare che in taluni casi ci si mettono pure le dolci metà a creare zizzania, tweettando dai divani di casa, e la frittata oltre che essere fatta viene pure servita.

Anche in panca non si sta molto meglio. E’ vero il materiale è quello che è , se si considera che l’undici iniziale di ieri era praticamente la squadra dell’anno scorso con  la sola aggiunta di De Vrij e Lautaro, ma da chi sta guidando non arriva un benché minimo accenno di manovra correttiva o di un lampo che faccia uscire la squadra dal suo torpore mentale. Ieri il solo Brozovic ha tentato di dare  ordine , mentre sulle fasce andava in scena la sfida a chi eseguiva il cross più inutile.

In questo baillame di problematiche è essenziale che si reagisca sia sul campo che dalle scrivanie e questo senza mezzi termini. E’ assodato che a tre dietro non si riesca, per adesso, a giocare. Quindi ci si rimetta in campo come sempre e con gli uomini al loro posto, possibilmente evitando di schierare chi pensa che sia meglio andar ad aspettare la primavera oltralpe.

E se c’è qualcuno che mugugna, lo si metta fuori squadra, possibilmente con il compito di raccogliere i palloni alla fine degli allenamenti. Lagnarsi e prendere un fior di ingaggio mensile sono verbi contrapposti  che in questo caso non possono attirarsi per nulla.

L’Inter è terza ed ha ancora sei punti di margine sulla quinta, solo per guardare alla Champions. Casiraghi, ex attaccante di Juventus e Lazio ed ex allenatore della Under 21, in settimana ha fatto il punto sul campionato: “Tra le squadre d’alta classifica, l’Inter sembra l’unica in una terra di nessuno .Il Napoli proverà a tenere vivo il discorso scudetto con la Juve, mentre cinque formazioni si batteranno per il vitale quarto posto che garantisce l’accesso alla prossima Champions”. Apriti cielo; è stato bersagliato di insulti ed imprecazioni, mentre invece ha detto la pura e semplice verità.

La posizione dei nerazzurri al termine del girone di andata era proprio quella che gli inglesi chiamano la No man’s land, ossia un area che nessuno reclama o può reclamare. Assodato che è impossibile per questa squadra agganciare il Napoli al secondo posto, considerato che ci sono due partite di vantaggio sulla squadra al quinto posto, l’Inter deve avere la concentrazione giusta per chiudere questo campionato centrando l’unico obiettivo reale di inizio stagione, ossia mantenere il terzo posto, e nello stesso tempo  cercare di darsi una identità di gioco.

Il problema è che dietro, nella continua gara a ciapanò fatta di pareggi, le avversarie si stanno raggruppando ed ora occorre guardare a più di una rivale, visto che tra il Milan quarto ed il Torino decimo, ci sono solo cinque punti.

E poi c’è il quarto di Coppa Italia contro la Lazio. Guardando a ieri sera i biancazzurri sono messi meglio. Hanno sì perso contro la Juventus all’Olimpico, ma vincevano sino a venti minuti dalla fine, dopo aver giocato una partita gagliarda sbagliando una valanga di occasioni, prima di subire la rimonta bianconera.

Animo dunque anche se la pazienza dei tifosi inizia ad essere alla fine della riserva.

 

 

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