La riforma del 1966: dalle associazioni alle società per azioni

I provvedimenti del Consiglio nazionale della F.I.G.C.

La riforma del 1966: dalle associazioni alle società per azioni

I provvedimenti del Consiglio nazionale della F.I.G.C.

Nel 1966, il Consiglio nazionale della F.I.G.C., ormai consapevole della necessità di iniziare con un processo di regolamentazione adeguato all’evoluzione del calcio, andò ad emanare due provvedimenti:

1. Il 16 settembre stabilì di sciogliere i consigi direttivi delle associazioni calcistiche professionistiche per arrivare ad una prima definizionedella caratteristiche fondamentali da introdurre.

a. una struttura aperta ad una possibilità di mutamento dei componenti;

b. organizzazione fissata da uno statuto sociale con attribuzione dei poteri di rappresentanza a determinate persone;

c. patrimonio proprio distinto da quello degli associati.

A differenza del regime normale dell’associazione non riconosciuta, le associazioni di calcio presentano aspetti sicuramente differenti. Per regola generale la costituzione e l’esistenza della associazione non riconosciuta sono indipendenti da qualsiasi requisito di forma, per l’associazione sportiva, e quella calcistica in particolare, almeno per quanto riguarda la possibilità di esistere ed agire nell’ordinamento sportivo, si richiede un minimo di forma scritta, più in dettaglio riferita allo statuto sociale, che è il documento da allegare alla domanda di affiliazione. (cfr G. Falsanisi- E. F. Giangreco “Le società di calcio del 2000” – “dal marketing alla quotazione in Borsa” – Rubettino, Catanzaro 2001, pagina 10).

La Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) è l’ente che raccoglie le società, le associazioni e gli altri organismi ad essa affiliati, che partecipano alle competizioni del gioco del calcio in Italia. La F.I.G.C. è l’unico organismo abilitato alla regolamentazione ed organizzazione del gioco del calcio in Italia. E’ un organo del (C.O.N.I.) Comitato Olimpico Nazionale Italiano, istituito con la legge no. 426 del 16 febbraio 1942,con il compito di organizzare e potenziare lo sport, indirizzandolo verso il perfezionamento atletivo, con particolare riguardo al miglioramento fisico e morale. Il C.O.N.I. è un ente pubblico, dotato di personalità giuridica, finanziato prevalentemente dai proventi derivanti dai concorsi a pronostico relativi al gioco del calcio, dai fondi pubblici, dalle donazioni private, dalle sottoscrizioni dei membri delle federazioni sportive, nonchè dai ricavi generati dagli eventi sportivi. La F.I.G.C, nello svolgimento delle proprie funzioni, emana e modifica le Norme Organizzative Interne alla Federazione (N.O.I.F.).

Si occupa dell’armonizzazione ed attuazione di tali norme e dell’organizzazione interna della federazione. Il N.O.I.F. contiene anche le norme in tema di ordinamento dei campionati e delle gare, del tesseramento,della disciplina dei calciatori, dei controlli sulla gestione economico-finanziaria delle società professionistiche e, più in generale, di tutti gli aspetti inerenti ai rapporti con le Leghe e tra le società ed i calciatori. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito internet della F.I.G.C. (www.figc.it), Occupandosi di disciplinare con pieni poteri gestionali, allo scopo della liquidazione delle associazioni ed alla loro “trasformazione” in Società per Azioni. 2. Il 16 dicembre il Consiglio Federale emanò lo stereotipo delllo statuto obbligatorio per tutte le società professionistiche dei campionati maggior, il cui contenuto prevedeva: – impossibilità di ripartire gli utili tra i soci in caso di scioglimento – l’obbligo di devolvere le somme residue ad un fondo di assistenza del C.O.N.I., dopo la definizione dei rapporti con i terzi e lòa restituzine ai soci del capitale versato, nonchè l’obbligo di restituzione al socio, in caso di scioglimento del singolo rapporto, del solo valore nominale delle azione possedute.

Con l’imposizione della forma societaria si rendevano applicabili una serie di disposizioni legislative, principalmente quella sulla formazione e sulla pubblicità dei bilanci, che avrebbero dovuto assicurare una più cauta e trasparente amministrazione, oltre la possibilità di controllo delle autorità di controllo sportive competenti. L’obiettivo era quello di risanare le posizione debitorie delle società, di far convivere le finalità sportive con l’esigenza di un’ordinata gestione economica ed infine, di far rispettare le disposizioni in materia societaria e fiscale. Questa decisione provocò non poche perplessità riguardo alla legittimità della delibera: a quel tempo, molti giuristi si interrogarono infatti sul potere della F.I.G.C., che ne caso in esame, evidenziava un chiaro conflitto con gli organi preposti a regolamentazioni che dovrebbero essere proprie dell’organo legislativo. Seguirono quindi due interventi che dichiararono illegittima l’imposizione di una società perazioni, dopo lo scioglimento di un ente privato, potere che dovrebbe esulare dalle prerogative dellla F.I.G.C., in quando prerogativa di esclusiva pertinenza del legislatore. Per ottere quindi, il passaggio da associazioni a società per azioni, si dovette percorrere la via dell’incentivazione.

Il Ministero del Turismo Sport e dello Spettacolo, condizionò l’erogazione di un mutuo ad interesse agevolato, diretto al risanamento delle società calcistiche, all’assunzione da parte degli enti sportivi della formagiuridica di “società per azioni”. Da notare il fatto che in momenti antecedenti alcune associazioni, avevano volontariamente scelto di trasformarsi in società per azioni: parliamo del Torino Calcio nel 1959, del Modena F.C. nel 1962, del Napoli Calcio nel 1964. Per eventuali approfondimenti relativi ai problemi suscitati dalla riforma del 1966 nei confronti delle società già costituite in forma di società per azioni, segnaliamo le principali fonti: Graziani-Minervini: Il nuovo statuto tipo delle società calcistiche – in “rivista commerciale” no. 3 del 1967, pagg. 6/7/8 e segg -M. Cirenei, “Le associazioni sportive per azioni” in Rivista di diritto commerciale no. 1/1970. La situazione dei club non migliorò.

Nel 1972 il disavanzo complessivo ammontava a 18 miliardi di vecchie lire. Nel luglio 1977, l’allora presidente di lega Antonio Griffi si dimise, dopo che 20 società su 36 sottoscrissero un documento per la richiesta di un commissario in lega, in grado di far fronte ai gravissimi problemi del settore che presentava ormai oltre 50 miliardi di deficit. Le passività correnti rappresentavano già nel 1972 il 56,4% dei finanziamenti ricevuti. Dal 1975 al 1978, nonostante l’erogazione di un mutuo federale pari a 66 miliardi di vecchie lire, il rapporto aumentò vertiginosamente fino a raggiungere un valore pari al 67,8%. I costi di gestione erano pari al 97% dei ricavi netti da gare, di questi oneri il 50% era destinato a coprire: ingaggi, stipendi e primi a giocatori e tecnici. Occorreva dunque procedere ad una nuova riforma, questa volta con l’intervento diretto del parlamento. Nel prossimo articolo tratteremo della “Sentenza Bosman” e del famoso “Decreto spalma debiti”.

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