La sentenza Bosman…

Agosto 1990, il Liegi propone il rinnovo del contratto a Jean Marc Bosman: la vicenda finisce alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea…

La sentenza Bosman…

Agosto 1990, il Liegi propone il rinnovo del contratto a Jean Marc Bosman: la vicenda finisce alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea… 

Nell’agosto 1990, il calciatore Jean Marc Bosman cita per danni al Tribunale di Liegi la squadra in cui milita, il F.C Liegi e la Federalcacio Belga, colpevoli secondo il giocatore di aver impedito il suo trasferimento alla squadra francese del Dunkerque. In scadenza di contratto, il Liegi aveva proposto a Bosman il rinnovo del contratto, ma con una riduzione dello stipendio. Il giocatore, non soddisfatto della proposta ricevuta, si accorda con il Dunkerque, ma le due squadre non riescono a trovare un accordo economico sull’indennità da corrispondere per il passaggio di Bosman, che alla fine si trova costretto all’inattività per un’intera stagione, visto il mancato accordo tra le due società. La Corte d’Appello di Liegi, con ordinanza del 1° ottobre 1993, chiede alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di pronunciarsi in via pregiudiziale ai sensi dell’art. 234 del del Trattato CEE sulla libera circolazione dei lavoratori all’interno di CEE stessa, ponendo il questito di compatibilità di detto trattato con i regolamenti calcistici nazionali ed internazionali in materia. In particolere, la Corte di Giustizia viene invitata a stabilire se gli articoli del trattato di Roma del 25 marzo 1957 vanno interpretatinel senso che vietano: – che una società calcistica possa pretendere e percepire il pagamento di una somma di danaro, allorchè un giocatore già tesserato per la stessa società, dopo la scadenza del contratto con essa stipulato, venga ingaggiato da una nuova società calcistica:

– che le associazioni o federazioni sportiva, nazionali ed internazionali, possano includere nei risettivi regolamenti norme che limitino la partecipazione di giocatori stranieri, cittadini dei paesi aderenti alla comunità europea, alle competizioni che organizzano. La Corte di Giustizia si dichiara competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sui temi sottoposti:

– sull’interpretazione del trattato; – sulla validità ed interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni della comunità;

– sull’interpretazione degli statuti degli organismi creati con atto del Consiglio, quando previsto dagli statuti stessi. (Cfr. M. Coccia: L’Indennità di trasferimento e la libera circolazione dei calciatori profesionisti nell’Unione Europea. – Rivista “Diritto Sportivo” no. 3/1994).

In buona sostanza:

– il trattato CEE “La libera circolazione dei lavoratori all’interno della comunità è assicurata”. Implica l’abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, trai lavoratori degli stati membri, per quanto rigurada l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

– una indennità di trasferimento, formazione e promozione, sono contrarie al principio della libera circolazione dei lavoratori a livello comunitario. In subordine, la sentenza stessa, sancisce la contrarietà anche delle norme emanate dalle federazioni sportive, in forza delle quali, nelle partite che organizzano, le società calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti, cittadini di altri membri.

L’impatto di questo provvedimento sulle società calcistiche è notevole, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche per quanto concerne gli aspetti legislativi, patrimoniali ed economici del calcio.

In Italia, la sentenza provoca la dichiarazione di illegittimità:

– delle indennità di preparazione per il trasferimento di un giocatore giunto a fine contratto;

– del limite riguardante il numero di stranieri comunitari da schierare in campo nelle competizioni europee. L’abolizione delle indennità di preparazione crea seri problemi alle società calcistiche che hanno iscritto a bilancio degli iporti corrispondenti ai premi che pensavano di incassare qualora un giocatore, giunto alla naturale conclusione del contratto, avesse concordato il trasferimento ad altra società.

Venendo meno tale premio, le società vedono appesantire notevolmente i propri bilanci. In Italia diviene imprescindibile un intervento a livello legislativo che mitighi taluni effetti prodotti dalla suddetta sentenza Bosman. Il processo di revisione della Legge no. 91 del 1981 inizia in Italiacon il D.L. N. 272 del 17 maggio 1996 contenente delle disposizioni urgenti per le società sportive. Il decreto però non viene convertito in legge, sino a giungere, dopo varie vicissitudinie rinnovamenti di decreti vari, in linea con la ormai tradizione complessità del legislatore nel nostro paese, sempre pronto a modificare e rimodificare ogni provvedimento fino ad ottenere un “prodotto legislativo” che, secondo la mentalità italiana arrivasse a mettere d’accordo tutte le forze politiche e non, aventi interessi… Si giunse ad un compromesso che accontentò tutti, ma che fu l’inizio della rovina del nostro calcio, con i irisultati che oggi tutti ben coonosciamo.

Questo ultimo interento normativo in Italia, denominato “Decreto spalma perdite”, fu convertito in legge, con ulteriori modifiche alla prima stesura, nella Legge no. 586 del 18 novembre 1996 “Decreto Spalma Perdite”. In tutta l’Europa avvennero interventi: in Germania si operò con serietà, gli spagnoli fecero i furbetti, i francesi fecero interventi di poca rilevanza, gli inglesi, tipicamente autarchici fecero gli inglesi, gli italiani il solito papocchio…

Parleremo di questi argomenti in articoli che pubblicheremo nei prossimi giorni, occupandoci in ogni puntata dell’impatto nei vari paesi della “Sentenza Bosman” e delle azioni poste in essere dai vari paesi.

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