Ma allora non lo guardi veramente sto derby?

Ma allora non lo guardi veramente? E certo, che credevi che scherzassi? Voglio mica problemi. Dopo la Fiorentina ho detto basta e basta è.

Ma allora non lo guardi veramente? E certo, che credevi che scherzassi? Voglio mica problemi. Dopo la Fiorentina ho detto basta e basta è.

Ma allora non lo guardi veramente sto derby?

Ore 20,25 in strada per le vie di Milano, la sera del derby. Look da Assassin Creed, cuffie nelle orecchie, cappuccio in testa e scarpa da tennis, e via.

 

Corso Buenos Aires è illuminata. Una coppia gira a braccetto; lei con il telefono in mano sembra scocciata, lui con gli auricolari sembra in un’altra dimensione. Sarà interista, sarà milanista, o forse è semplicemente assorto in qualche melodia. Però lei non la ascolta. Più avanti un tizio esce agitando il pugno al cielo. Porca ladra non si vuole saper niente, è appena iniziata e già qualcuno ha segnato. E chi poi?

La mente inizia a girovagare, mentre i piedi imboccano Corso Venezia. La temperatura vicino al parco è freschina e chissà a San Siro. Il Milan preparava l’inferno, forse siamo già sulla graticola.

Via Senato, Via Borgogna non c’è in giro nessuno e sono solo le 21. Potenza del derby. Corso Europa; sì ma quale Europa, quella che conta o la League? Dipende molto da stasera; se si perde si fa duretta. Juventus Store ed Inter Store uno davanti all’altro, solo coperti dai lavori per la nuova Metro. Abbasso la testa, voglia mai ci sia qualche schermo che faccia intravvedere qualcosa.

Via Larga, Via Albricci e poi Piazza Missori. Una facciata con due bandiere esposte, una rossonera l’altra nerazzurra. Finestre chiuse, chissà?

Via dell’Unione, la libreria esoterica; è chiusa, ovviamente, altrimenti un salto dentro lo si faceva. Magari qualche volume sulle verità occulte che illumini sull’affaire Icardi. Chi avrà ragione? Lui, l’altro, la squadra, la moglie, la dirigenza. Boh!

 Via degli Arcimboldi. Via Lupetta, Piazza Sant’Alessandro.  Solo corrieri in bicicletta per la consegna di pizze, hamburger , sushi; saltano di qua e là sui marciapiedi, tanto non c’è nessuno e di affari stasera ne faranno.

Via dei Piatti; in questo portone ci abitava Enzo Tortora. Con mio padre si era andati a trovarlo. Poveraccio, incastrato e con la salute a pezzi e per che cosa? Portobello, il pappagallo che non parlava mai. E chissà se a San Siro qualcuno parla, oppure urla, canta od impreca. Il cellulare è in tasca a non veder nulla. Errore la mancata disattivazione dell’app dell’Inter e quella di Sky. Se si sbircia il display si è fottuti e ciao passeggiata.

Via Torino, Via Nerino, Via San Maurilio. Osterie e bar chiusi; a mezzogiorno durante la settimana non si riesce ad entrare. Ora silenzio totale, pochissimo traffico e gente pressoché assente. Nelle orecchie musica  italiana degli anni settanta. Pezzi di nostalgia che distraggono la mente. Ad occhio è finito il primo tempo. Nostalgia dello stadio o delle Tv? Manco per sogno.

Via Meravigli, Via San Giovanni sul Muro e poi Via Puccini . Nessun dorma; e certo e chi dorme? Sicuramente non al Meazza, e comunque speriamo che non dormano in difesa, quella nerazzurra ovviamente. Piazza Cadorna e poi il Castello con l’aria fredda che viene su dalle vasche. Due turisti selfano  davanti alla facciata. Si avvicinano, chiedono qualcosa. E se turisti non lo sono e vogliono sapere  il risultato. Si allunga il passo, ciaonè. Verso l’Acquario in Sempione le giostre per far divertire i bambini. Ed i grandi si staranno divertendo ? E se si chi di più?

Via Legnano,  Viale Elvezia, Piazza Lega Lombarda ; un capannello di ragazzi discute animatamente. Giriamo alla larga è meglio. In cuffia Ragazzo Fortunato di Jovanotti. Canta “Problemi zero, problemi a non finire, un giorno sembra l’ultimo, un altro é da impazzire”, sembra fatto apposta per l’Inter, con il suo proverbiale dalle stalle alle stalle senza passare dal via. A proposito di Vie, via Montello e poi Paolo Sarpi. Mannaggia ai cinesi, ma che gli frega del calcio? Dieci locali aperti e dieci tv sintonizzate.  Andersen. Chi il giocatore? No andersen, vuol dire via di corsa, passi lunghi e ben distesi.

Piazza Baiamonti, Via Farini, Via Quadrio e poi il cavalcavia Garibaldi di fronte allo splendore dei grattacieli di Milano. Il computer dice nove chilometri fatti ad un buon ritmo. Da non accorgersene; ma sono le 22. Accidenti secondo tempo inoltrato. Meglio turnare verso casa.

Via Borsieri con il murales nerazzurro e gli eroi di un tempo. Ce ne fosse qualcuno stasera in formazione. Oh, sentite, non sarete in campo ma date un’occhiata e metteteci una buona parola.

Via Volturno, Via Sassetti, il parco biblioteca degli alberi. E poi giù verso Via delle Liberazione. Ecco appunto scavalliamo sta serata e sarà una liberazione. Ma non era diventata Via Mike Bongiorno? Ah no è quella dietro i palazzoni, quella vicina a Via Gino Bramieri. Bongiorno ed il suo Rischiatutto. E stasera chi avrà rischiato o chi rischia tutto? Gattuso, Spalletti. Forse più l’uomo di Certaldo. Se si perde ciao Milan ed in città non si vive più.

Via Fabio Filzi e poi Via Zezon; un tizio sta mettendo i tavolini dentro il bar. 22,15 chissà cosa ha venduto stasera, visto che non ci sono neanche i cani portati a pisciare dai loro padroni. Accidenti ha la tv accesa sul muro; rossoneri in area Handanovic. Via, via, via.

Ecco i portici di Via Vittor Pisani; un dormitorio, con tanto di banchetti di cene trafugate su piatti di carta e confezioni di vino in scatola. Non è freddo, ma dormire lì è segno di miseria, solitudine e desolazione. Altroché ventidue milionari che corrono dietro ad una palla. Inutile struggersi per loro; o meglio diciamo per undici di loro, degli altri non interessa. Ci sono cose ben più importanti nella vita, da ricordarlo.

Via Boscovich, Piazza San Camillo ed altro capannello di gente. Ma allora è un vizio e basta. Nelle orecchie Ligabue urla contro il cielo. Chissà, che sia un segno del destino. Via Settembrini, Via Vitruvio, Via Benedetto Marcello. Là si gira prima perché in fondo c’è un chiosco ed è pure di milanisti.

Un salto a dare un occhio alla Madonnina poi, 22,30 e si è sotto casa. Si spegne la musica con il display del cell rivolto verso terra. Il dito sblocca e si va sulla pagina iniziale. Sarà finita; e che cavolo dopo 11 chilometri in quasi due ore si può dire anche basta, e poi sia quel che sia.

L’app di Sky tarda a partire. Nel mentre una chiamata interrompe tutto. E’ il figliolo, un altro che la vive bene, ma che sportivamente parlando ha più “huevos” del padre.

“Pronto, ma l’hai vista?”. “No, sono stato in giro sino adesso”. “E’ andata, ma che infarto ! Comunque che bella partita che non hai visto”

Già . Milano la sera del derby era splendida, ma che bella partita che non ho visto!

 

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