Noi speriamo che ce la caviamo…

E’ ufficiale, i dati alla mano sono implacabili ed evidenti, è necessario cambiare rotta

E’ ufficiale, i dati alla mano sono implacabili ed evidenti, è necessario cambiare rotta

Noi speriamo che ce la caviamo

La recessione dell’Inter è peggiore di quella dell’economia italiana. Il PIN (prodotto interno nerazzurro) del quarto trimestre del 2018 è dato in calo rispetto alle previsioni, ed anche le proiezioni del primo trimestre del 2019, ad oggi, parlano di netta inversione di tendenza rispetto alle ottimistiche aspettative di inizio stagione.

Dalla sede hanno assicurato che non è stata e non sarà necessaria una manovra bis, essendo una “contrazione che era nell’aria, e che gli analisti avevano previsto essendo legata a fattori transitori”; eventuali aggiustamenti saranno valutati ed apportati solo a partire dal 1 luglio prossimo, magari verificando la stabilità della compagine e del suo timoniere.

Dopo la vittoria di Santo Stefano sul Napoli in parecchi si erano seduti al bar pensando che da quel momento sarebbe stata tutta una discesa. Non pensavano però che quella discesa l’Inter avrebbe iniziato ad affrontarla in retromarcia, e per di più con il conducente rimasto in posizione di guida diritta, senza ruotare il busto e la testa verso il lato del passeggero per verificare dove si stesse andando a finire.

Eppure qualche segnale si era iniziato ad intravvedere. Le quattro sberle prese dall’Atalanta, la gara contro il Psv, comunque in parte compromessa dalla sconfitta contro il Tottenham, il pareggio con il Chievo, la sofferta vittoria contro l’Udinese, avevano già dato l’idea di un motore che cominciava a battere in testa in maniera preoccupante, evidenziando quei limiti tecnici non risolti dall’ultima campagna acquisti.

E’ dalla stagione scorsa che si sapeva che il centrocampo nerazzurro mancasse di una testa pensante.

Il solo Brozovic aveva ed ha un minimo di idea di come si giochi con i piedi la palla, perché gli altri sono giocatori, anche buoni, ma che viaggiano monotematicamente come su un binario di un treno, o sempre avanti o sempre indietro, e quando arrivano agli scambi sobbalzano senza capire dove stiano andando.

Se il croato, l’unico forse in grado di dare del tu al pallone, va in riserva di ossigeno, in mezzo è il totale marasma, visto che gli altri il tu se lo sognano, ed al pallone danno del coloro.

Anche il big belga arrivato da Roma, non ha per ora contribuito a dare alcunché. Spalletti ieri sera ha cercato di riabilitarlo davanti al pubblico, affidandogli la battuta di un rigore, forse decisivo. Morale della favola, un tiro che manco il Nino di De Gregori avrebbe potuto calciare, ed un altro giocatore, dopo Perisic, completamente da ricostruire.

E poi non si segna neanche a piangere. Come diceva Boskov, pallone entra quando Dio vuole, ma nel nostro caso il Creatore deve essere andato in vacanza  e senza connessioni televisive. Nelle ultime sette partite di campionato la palla è stata cacciata in rete quattro volte di cui una su rigore; il dramma è che si fa fatica anche solo a tirare verso la porta avversaria.

Le ultime due gare contro Torino e con la Lazio in Coppa Italia, ne sono la riprova. Contro i granata nel secondo tempo ed anche durante la prima frazione di ieri sera, è andato in scena il nulla assoluto, tanto che Simone Inzaghi avrebbe potuto mettere una punta in più e togliere il suo portiere.

Se non altro contro i laziali, dopo il quarantacinquesimo, è andata un pochino meglio in termini di condizione fisica, e qualcosa in avanti si è fatto. E’ vero Handanovic ci ha messo del suo, miracoloso soprattutto su Caicedo, ma Candreva e Lautaro Martinez hanno sbagliato due colossali occasioni praticamente a porta sguarnita.

Hai voglia ad inveire contro l’allenatore, ma se due plurimilionari del pallone, non sono capaci di centrare lo specchio della porta tirando da meno di cinque metri di distanza, è giusto che poi se ne subiscano le conseguenze.

Con oggi si è entrati ufficialmente nel mese di febbraio. Verrebbe da dire “Ebbene sì maledetto gennaio, hai vinto anche stavolta” visto che negli ultimi anni il mese appena passato, è diventato un vero incubo per i tifosi nerazzurri, rappresentando un rigido spartiacque capace di ricacciare indietro tutti gli entusiasmi e le migliori aspettative per far ricomparire inquietudini e paure.

Mancano quattro mesi alla fine della stagione. In mezzo un terzo o quarto posto in campionato da raggiungere obbligatoriamente, ed una Europa League possibilmente da onorare fino alla fine.

Che dire ? Noi speriamo che ce la caviamo.