Riflessioni sullo stile Juve e sull’istituto della prescrizione

La sentenza definitiva della Suprema Corte di Cassazione parla chiaro: la Juve del attuò dal 1994 al 1998 “un disegno crimonoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecia di farmaci ad atleti sani, traducendo in parole povere: la Juve fece uso sistematico di sostanze dopanti”.

Questa è la formazione della Juventus, che il 22 maggio 1996 vinse a Roma l’unica Champions League della sua storia, battendo ai rigori l’Ajax: Peruzzi; Ferrara, Vierchowod, Torricelli, Pessotto; Conte (Jugovic dal 43′), Paulo Sousa (Di Livio dal 57′), Deschamps; Del Piero, Vialli, Ravanelli (Padovano dal 67′). Allenatore: Lippi. Ed è la stessa squadra che dal ’94 al ’98 vinse in Italia 3 scudetti su 4.

Ebbene quella Juve era dopata. Al di là di ogni ragionevole dubbio, la Corte di Cassazione ha stabilito, in data 29 maggio 2007, che la Juventus attuò, dal 1994 al 1998, “un disegno criminoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecita di farmaci“, in pratica dopando i calciatori sia con sostanze proibite, sia somministrando farmaci leciti su atleti sani. Unico fatto non provato è la somministrazione di eritropoietina (Epo). La Corte, in sostanza, ha stabilito in via definitiva che la Juventus, nelle persone di Antonio Giraudo, (amministratore delegato), e Riccardo Agricola, (responsabile dello staff medico), commisero in modo continuato per 4 stagioni il reato di frode sportiva violando la legge 401 dell’ 89.

A seguito però della prescrizione del reato, datata 1 aprile 2007, la Juve, pur essendo colpevole, non può più essere punita. E i giocatori che allora indossavano la maglia bianconera continuano a tacere.

Secondo i giudici della Corte anche i calciatori “non possono essere considerati semplici vittime” dell’operato della società. Ma fino adesso nessuno ha parlato, ma poco importa c’è una sentenza, tutti i gradi di giudizio sono stati percorsi: siamo dinnanzi ad una sentenza passata in giudicato che parla, che grida vendetta!

Poco importa se l’istituto della prescrizione inibisce la comminazione delle pene ai colpevoli, il fatto è acclarato oltre ogni ragionevole dubbio: nel quadriennio in questione 3 scudetti dovevano essere oggetto di revoca e la coppa dei campioni sollevata da Vialli pesa di una vergogna non sopportabile per uno spoertivo leale. Evviva lo stile Juventus!

Noi tifosi interisti siamo arcistufi di essere soprannominati “I prescritti” e di essere accusati di fregiarci di uno scudetto di “cartone”. Prescritti di che? Ma quale scudetto di cartone?

La prescrizione è un istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo. Ha valenza in campo sia civile sia penale.

Nel diritto civile indica quel fenomeno che porta all’estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge. La ratio della norma è individuabile nell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici.

Nel diritto penale determina l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che, a distanza di molto tempo dal fatto, viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo.

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti ed in altri ordinamenti giuridici la prescrizione dei reati penali è prevista senza un termine massimo inderogabile , di fatto non esiste l’istitutose ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati. 
Un rischio implicito della prescrizione dei reati è quello che la condotta della difesa più che orientata a dimostrare l’innocenza dell’imputato e a farlo in tempi celeri, e quindi all’accertamento della verità nel contraddittorio tra accusa e difesa, sia tesa ad applicare ogni possibile forma di garanzia, dubbio interpretativo e procedura prevista dalla legge per prolungare il più possibile la durata del processo fino a far scadere i termini di prescrizione, che di fatto con minore impegno e rischio producono a favore dell’imputato effetti “migliori” di un’assoluzione con formula piena… In Francia ed in Germania, per esempio la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario…

A nostro parere, l’illecito commesso, è di natura gravissima: la frode sportiva consumata, accertata e sentenziata al di là di ogni ragionevole dubbio, giudicata ormai senza possibilità di appello è reato gravissimo: per anni è stato ingannato in modo accertato lo Stato Italiano, il CONI, il Totocalcio nella determinazione delle vincite, gli scommettitori del totocalcio, che si sono visti attribuire vincite assai inferiori, considerato che la vittoria è stata appannaggio fraudolento della squadra favorita e di conseguenza notevolmente ridotto nella sua entità…Sono state frodate Milan, Inter, Parma e Lazio, defraudate di titoli vinti sul campo. E’ stata frodata l’UEFA che ha omologato un risultato falsato ed infne le squadre che hanno conteso la Champions alla Juve, fino a giungere all’Ajax di Amsterdam, depauperata per effetto di azioni dolose del massimo titolo Europeo.

Si tratta di una frode che nella sua globalità deve essere quantificata in miliardi di lire del tempo come danno pecuniario, gravissima come danno sportivo per le squadre private dei titoli, gravissima come danno di immagine per lo sport italiano per la federazione italiana e per l’UEFA stessa.

Tuttavia i tempi biblici, unanimemente conosciuti e verificati, della giustizia italiana e le abili strategie processuali dei legali, hanno consentito, “alla prescrizione”, istituto giuridico sicuramente da riformare,  di cancellare con un colpo della spugna “puliscitutto”, hanno consentito alla società in questione di eliminare il misfatto, fortunatamente ne esiste traccia indelebile: la sentenza dlla “Suprema Corte di Cassazione. Non mettiamo in dubbio che altri episodi simili od identici siano accaduti, questo però è probabilemte uno dei più gravi ed eclatanti della torbida storia del nostro calcio!

Il fatto più fantasioso è che molti media non abbiano dato il giusto risalto alla sentenza, ma abbiano silenziosamente sorvolato.

Non siamo certo un “berlusconiani”, ma al povero Silvio, ci sia concessa licenza, è stato fatto “un culo a mandolino” per un ventennio a volte forse “creando diritto”, non parliamo della persecuzione di un santo, solo del diverso ed incomprensibile accanimento riservato al Presidente, per il quale si è giunti alla quasi certa applicazione retroattiva di una norma… fatto ignobile e contro il diritto. Per il povero Silvio il concetto cardine “dell’oltre ogni ragionevole dubbio” è stato spesso disatteso… Certamente ha fruito qualche volta dell’istituto della prescrizione, guarda caso sempre per reati sicuramente minori…

Forza magica Inter!

Fonti: Raccolta delle Sentenze della Corte di Cassazione – Articolo tratto dala testata “Stile Inter” – Commento finale de Il Nerazzurro”

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