Se tiri troppo la corda rischi di romperla, ma se la lasci andare ….

Situazione veramente complicata e di difficile soluzione in casa Inter.

Situazione veramente complicata e di difficile soluzione in casa Inter.

Se tiri troppo la corda rischi di romperla, ma se la lasci andare ….

Situazione veramente complicata e di difficile soluzione in casa Inter. La “sfasciata di Icardi” ha compromesso gli equilibri tecnici e societari, già minati da un inizio anno fatto di risultati deludenti, creando uno stallo che sta parecchio stancando tutti noi.

 

L’impressione generale è quella di essere un mezzo ad un guado con le due rive difficili da raggiungere e con il fondato rischio che la corrente trascini via tutto; questo senza che il tifoso, che comunque continua imperterrito ad affollare le tribune, ci capisca qualcosa o gli sia dato modo di farlo.

Colpa di Icardi, colpa della moglie manager Wanda, colpa della società, colpa di Marotta o di Spalletti … chi lo sa e chi lo può dire.

Ecco è proprio quel chi lo può dire che potrebbe aiutare a comprendere meglio la faccenda; invece si sta assistendo a tutta una serie di dico o non dico, di posto o non posto, conditi da apparizioni televisive sconcertanti.

La compagna del nove, opinionista sportiva non si sa a quale titolo, giura amore all’interismo e si fa vanto di una famiglia interamente nerazzurra.

Il giocatore non ne vuol sapere di rientrare, adduce motivi fisici, peraltro esistenti, e promette che non comunicherà più con gli attuali dirigenti societari se non direttamente con il gran capo.

L’allenatore informa che parlerà solo con chi e di chi metterà il cuore in campo per la causa comune, salvo dopo una settimana tirare per il gomito l’attaccante argentino e concertare con lui un colloquio fatto di puri convenevoli o di muso contro muso.

I tifosi si dividono, anche se per la maggioranza pro società.

C’è chi guarda i like messi sui post dei social avversari e si lancia in macchinosi arzigogoli, prefigurando firme già fatte o da porsi su almeno un paio di contratti estivi.

C’è chi sostiene Icardi e con elucubrazioni pindariche, narra di orditi piani messi in atto dall’ex juventino Marotta, con il fine di mandare il secessionista proprio alla Juve ed a prezzo di saldo.

Molti invece hanno infiltrati che hanno spifferato di manate in faccia, con i croati a fare da mafiosi di corte, anzi di spogliatoio.

Una volta c’era il codazzo che seguiva Mazzola, poi quello che sosteneva Altobelli dopo gli schiaffoni ad Hansi Muller, quindi i ronaldiani contro l’hombre vertical Cuper, in seguito il clan degli argentini, nominato il club dell’Asado, adesso ci sono gli hrvat; francamente si inizia ad averne piene le scatole.

Ecco quello che non si vuol capire è che tutto questo tacere, questo non dire la verità  crea solo malcontento nella piazza. I rapporti sono ormai logori ed invisi con alcuni personaggi nerazzurri e forse dire le cose come stanno sarebbe utile, quanto meno per concentrare gli strali, le invettive e gli improperi solo contro qualcuno e non contro mezza se non tutta la società.

Il tutto nel silenzio della proprietà, che fatica a mettere fuori la testa dalle muraglie cinesi, ed è più interessata, forse giustamente, ad espandere il proprio fatturato nel commercio elettronico, che venire a dare una spazzata ad Appiano.

Intanto ci si gioca la zona Champions, e quella rottura di scatole rappresentata dalla Europa League, senza praticamente attaccanti, nella speranza che Lautaro il Toro Martinez goda di buona salute e che ai pasti non ecceda con il chimichurri, per evitare reazioni fumantine che lo porterebbero a sforare la diffida attuale.

Anche a centrocampo non si sta benissimo, visto che Vecino ha la pubalgia, e Nainngolan si rompe spesso. In pratica domani in Germania, contro una squadra che corre e parecchio, ci affideremo ad un reparto centrale piuttosto lento e soprattutto limitato nei numero.

Insomma ad inizio di marzo siamo nel marasma e probabilmente ci resteremo sino alla fine, dando spazio e voce a chi sta tirando troppo una corda, che è già sfilacciata di suo.

 

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