Una lunga estate calda

L’estate non è ancora ufficialmente cominciata, ma il clima inizia a farsi caldo non solo dal punto di vista atmosferico. Quello che è andato in scena dal fischio finale che ha chiuso la stagione 2018/19, è un romanzo calcistico che raramente è stato dato modo di vedere negli ultimi anni.

Immagine Meteo.it

L’estate non è ancora ufficialmente cominciata, ma il clima inizia a farsi caldo non solo dal punto di vista atmosferico. Quello che è andato in scena dal fischio finale che ha chiuso la stagione 2018/19, è un romanzo calcistico che raramente è stato dato modo di vedere negli ultimi anni.

Una lunga estate calda

Editoriali

 

Cambi di allenatore, clamorosi salti di barricate, addii polemici, anni sabbatici, rinascite azzurre, ribaltoni societari, il tutto a rappresentare un ottimo viatico per il prossimo campionato e soprattutto per un calciomercato che dovrebbe preannunciarsi scoppiettante, se non altro per le movimentazioni interne.

Andiamo con ordine. Ben cinque squadre delle prime nove classificatesi a fine stagione hanno cambiato allenatore e la sesta, l’Atalanta, ci è andata molto vicino a farlo, con Gasperini convinto da Percassi a continuare con una Champions incredibilmente da giocarsi.

La Juventus ha detto fine all’era Allegri. I più parlano di addio consensuale;  la realtà narra di un rapporto che andava a naturale scadenza, che si è interrotto con un anno di anticipo per volere dei sommi capi. Mentre l’ex tecnico annunciava un anno di stop, a ritrovare nuovi stimoli e godersi le gioie della famiglia, sul fronte bianconero andava in scena il casting per il nuovo mister, conclusosi ieri con la ufficializzazione di Maurizio Sarri, dopo un giro fatto per conoscere le volontà di Pochettino, Mourinho e Guardiola ed aver tentato il ritorno all’ovile di Conte. Alla fine Agnelli sceglie quello che ora dovrà mettersi la divisa invece che la tuta di allenamento, quello che quando allenava il Napoli, parlava di poteri forti juventini, preannunciava querele a chi gli argomentava di un suo futuro sotto la Mole, ed esibiva il dito medio ai facinorosi ultrà che lo accoglievano allo Stadium prima degli Juve-Napoli. Il tifo è insorto, dimenticando chi in passato aveva scritto e detto le stesse cose, Fabio Capello, e che poi a Torino ci andò di corsa.

L’Inter accommiata Spalletti che ha comunque garantito due anni di fila di Champions, annaspa dentro il caso Icardi, ma ha messo un bianconero doc, Antonio Conte, sulla propria panchina, facendo venire il fegato amaro a parecchi in Piemonte. Quando lasciò la Juve per la nazionale, Conte lo volevano tutti; quando lasciò la nazionale per il Chelsea, Conte lo volevano tutti; adesso che arriva in nerazzurro si scoprono mille difetti ed una piazza pronta con i cecchini sui grattacieli milanesi di City Life o Gae Aulenti, per impallinarlo alla prima difficoltà.

La Roma vive in un psicodramma affogato nell’amatriciana del Testaccio. La proprietà giallorossa che vive negli States in primavera ha dato il benservito a Di Francesco, poi ha gentilmente accomodato alla porta il simbolo del post Totti, Daniele De Rossi, quindi  ha fatto in modo che proprio il Pupone dirigente pensasse di togliersi di torno visto che ormai non lo ascoltava più nessuno. Per fare in modo che l’ottavo Re di Roma dirigesse altrove le sue attenzioni, gli hanno rimesso a tiro di scrivania il suo nemico Franco Baldini e se ne sono fregati delle sue volontà per la panca giallorossa, scegliendo Fonseca portoghese nato in Mozambico, uno che appena arrivato ha chiesto un portiere, due difensori, due centrocampisti ed un attaccante, per una squadra tutta nuova che possibilmente non parli più romanesco. Florenzi e Pellegrini sono sul chi va là.

Il Milan ha ribaltato la dirigenza e si è buttato su Giampaolo, l’ex tecnico della Sampdoria, un interista doc da generazioni, che amava alla follia Beccalossi e che si stracciò le vesti quando nel 1988/89 saltò l’affare dell’algerino tacco di dio, Madjer, e l’Inter si buttò su Ramon Diaz, per poi andare a vincere lo scudetto dei record con il Trap. Giampaolo arriva a Milano mentre a Casa Milan del duo Leonardo-Maldini ne è rimasto solo uno, il figlio di Cesare, con il brasiliano in procinto di accasarsi al Psg in un ufficio sotto la Tour Eiffel; in via Aldo Rossi lavorano sodo, con un occhio all’Uefa, con il nuovo d.s. Fredric Massara e soprattutto il nuovo Chief Football Officer (cioè?), Zvone Boban.

La Sampdoria ha problemi societari con un bilancio in carenza di ossigeno, ed ha subito l’addio di Giampaolo pensando di sostituirlo prima con Stefano Pioli e poi con Eusebio Di Francesco, con addirittura Christian Chivu quale vice. Rischia di perdere diversi giocatori, ma confida nell’entusiasmo dei giovani tanto da portarsi subito a casa un ventenne del Boca dal cognome che è una garanzia di attributi, Maroni, e tentando per Pinamonti, gioiellino dell’Inter e dell’Under 20.

La Fiorentina non ha cambiato tecnico, o meglio lo aveva cambiato ad Aprile, ma ha stravolto la società. I Della Valle hanno ceduto al magnate americano di origine calabrese Rocco Commisso. Tifoso juventino, Commisso si è preso i Cosmos e nella primavera del 2018 ci ha provato con Yonghong Li per sedersi sullo scranno maggiore del Milan, gentilmente spedito al mittente da chi invece attendeva il Fondo Elliot. Rocco ha fatto le cose in grande; giura di voler tenere Chiesa, ha rimesso Antognoni al centro del progetto societario, ha salutato il d.s. Corvino e con Montella si è fatto un giro a Times Square facendosi immortalare mentre i ledwall della piazza diventavano improvvisamente viola, mentre il Nasdaq sfondava quota 7500.

In tutto questo bailamme di nomi e di panchine, il ritorno ad una Italia del pallone che con la guida di Roberto Mancini vince quattro partite di fila nel suo girone di qualificazione agli europei, sale al 14mo posto del ranking delle nazionali e fa rinascere gli entusiasmi nei tifosi, con l’azzurro che va di moda anche nelle Under 20 e 21 e persino ai Mondiali femminili.

L’Under 20 sfiora l’impresa nell’iride di categoria. Viene eliminata in semifinale con parecchie recriminazioni e finisce quarta un torneo molto brillante. Quella sotto i 21 invece, esordisce con il botto nella fase finale del Campionato europeo , battendo 3-1 la bestia nera Spagna trascinata da Federico Chiesa.

Le donne fanno il loro e molto bene ai Mondiali di Francia, sconfiggendo nel primo incontro la favoritissima Australia e maramaldeggiando contro la Giamaica, garantendosi di fatto il passaggio agli ottavi in attesa dell’inutile, se non solo per le posizioni, ma sempre affascinante sfida contro il Brasile.

Tutto questo solo al 17 giugno, a quattro giorni dall’inizio dell’estate ed a due settimane dall’avvio ufficiale del calciomercato 2019.

Già il calciomercato. Quanti campionati vinti in passato sotto l’ombrellone, quanti supercolpi a far sognare i tifosi. Nell’epoca d’oro del calcio italiano, iride nel 1982, arrivarono Zico, Maradona, Socrates, Rummenigge, Junior, Boniek, Platini la creme del calcio mondiale.

Poi gli assi scelsero campionati più ricchi e tassazioni più facili ed in Italia ci si dovette accontentare di qualche stella, tra tutte i due Ronaldo, quello vero, arrivato all’Inter nel 1997 in questi giorni di giugno, quindi l’anno scorso, Cr7, a far suo un altro titolo con l’ennesimo campionato nazionale.

Ci si prepara quindi ad una lunga estate che si spera possa essere calda, magari non troppo, e che alimenti o possa alimentare i sogni dei tifosi, non solo quelli bianconeri, da troppo rassegnati ad una egemonia juventina.

Dove si va in vacanza?

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti!
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