Var.. ietà siciliano

E’ difficile pensare cosa passi nella testa di un arbitro all’indomani di una topicca colossale.

E’ difficile pensare cosa passi nella testa di un arbitro all’indomani di una topicca colossale.

Anni fa un decalogo sul comportamento del direttore di gara recitava che per ridurre notevolmente il tasso di errore “sarebbe necessario che passasse qualche secondo tra il fischio che interrompe il gioco e la esternazione della decisione o l’ esplicitazione del provvedimento affinché il cervello possa elaborare compiutamente i dati ricevuti dall’esterno”.

 

Ciò chiaramente non è possibile perché l’arbitro quando fischia ha già deciso, anzi fischia proprio perché ha deciso”.

Si cercava di trovare un rimedio a topiche colossali che avevano coinvolto alcuni fischietti, mal coadiuvati dagli assistenti di linea, che avevano preso a ciccare a ripetizione. Il calcio si stava evolvendo, non solo con la tecnica, ma anche fisicamente. Partite giocate a cento all’ora con il referee costretto a farsi su e giù per il campo senza sosta, con il cervello molte volte in apnea di ossigeno.

Si spiattellavano all’evidenza il clamoroso gol non visto del rossonero Muntari in Milan-Juventus del febbraio 2012, ancor prima quello dentro di venti centimetri realizzato da Bianconi in Empoli-Juventus nella stagione 1997-98, e quello di Brocchi laziale in un Napoli-Lazio del 2011 finita 4-3 per i partenopei. Per tacere di sviste su fuorigioco, oppure su falli da rigore o tocchi di mano.

Questo però tempo addietro. Dal 2017 qualcosa se non molto è cambiato. Per venire incontro alla classe arbitrale è stato introdotto il Var, ossia due ufficiali di gara che collaborano con l’arbitro in campo esaminando le situazioni dubbie della partita tramite l’ausilio di filmati. Le interruzioni per i consulti avvengono anche a distanza di tempo dal fatto incriminato e questo il più delle volte genera malcontento e perplessità. In pratica si ritorna indietro nel gioco, e tutto quello avvenuto in quel lasso di tempo si ha per come non avvenuto.

Qualche lustro fa uno dei primi videogiochi, consentiva di annullare l’esito di una azione per ritornare ad un determinato punto della partita cambiandone, se del caso, l’esito.

Vere e proprie Sliding doors elettroniche che consentivano o meno al giocatore di accettare quello che era avvenuto o stava avvenendo sullo schermo. Era un videogioco e per fortuna non si è arrivati a questi livelli, ma è chiaro che qualche volta il pathos e l’entusiasmo generati da un gol poi annullato a distanza di minuti, vanno a farsi benedire. Si pensi a Spal – Fiorentina di qualche giornata fa.

Fiorentina-Inter dell’altra sera è stato un misto di emozioni, stati d’animo, gioie e delusioni che raramente hanno trovato sfogo in una partita di campionato. Il Var è intervenuto complessivamente cinque volte; due per confermare i gol di Chiesa e Vecino convalidati dall’arbitro Abisso, una per evidenziare un fallo di mano in area del viola Fernandes non visto dal direttore di gara, una per annullare un gol, sempre ai viola, realizzato da Biraghi, ma viziato da un pestone di Muriel a D’Ambrosio, anche questo sfuggito, ed infine a richiamare lo stesso Abisso a valutare la sua decisione di concedere un calcio di rigore per una bracciata in area sempre del difensore nerazzurro.

Analizzando gli avvenimenti si può dire che fino al rigore Abisso ne abbia cannati solo due, ossia il rigore di Fernandes ed il gol di Biraghi, ma semplicemente per non aver visto né il mani, né il fallo di Muriel. La sua colpa era stata la mancata valutazione di fatti non osservati. Il vero problema nasce dal rigore finale, perché qui invece l’arbitro vede qualcosa che non esiste, ossia il mani.

Richiamato per l’ennesima volta, Abisso dopo qualche minuto in devozione davanti al monitor,  conferma incredibilmente la sua decisione e qui nasce la domanda; perché abbia negato l’evidenza.

Ecco le risposte plausibili.

La prima: Abisso conferma il mani perché ha seri problemi di vista, ed allora si spiegano anche gli errori su Biraghi e Fernandes. Urge un intervento laser di correzione e tra l’altro il soggetto è nel momento giusto: ha superato i 20 anni di età ed il difetto di vista potrebbe essere stabile da almeno 2. Occorre sottolineare però che il laser corregge solo il difetto visivo da lontano e quindi per il soggetto ci sarà comunque bisogno di un occhiale da vicino oppure l’uso di una lente. Inoltre va valutata bene la possibilità che non vi sia già una cataratta in formazione.

La seconda: Abisso non sa il regolamento ed è ancor più grave della presunta cecità. Se pensa che il pallone calciato dal fiorentino Chiesa sbatta prima sul petto e poi sul braccio di D’Ambrosio, giustificando così il penalty, deve ripassare le norme che determinano la concessione del calcio rigore ed alla fine del ripasso deve essere interrogato, se possibile con prove pratiche e non solo teoriche.

La terza: Abisso è orgoglioso e ci sta, essendo siciliano. Si è stufato di essere richiamato, ha già subito due osservazioni ed alla terza non regge più ed assume il ruolo di protagonista. Sbatte i pugni sullo schermo, caccia un paio di minchia al microfono inveendo contro i due picciotti al Var, ed alla fine se ne va urlando “Ora basta decido io, ed è rigore”.

La quarta: Teme di non riuscire a tornare a casa e di dormire dentro lo stadio. Il che potrebbe anche starci viste le reazioni e le paroline inviategli dai fiorentini in campo e da quelli sugli spalti. L’idea di passare la notte in uno spogliatoio che sa di sudore, piantonato dalle forze dell’ordine, in totale ansia e timore persino per l’addetto delle pulizie che ha in appalto il Franchi, non deve essere delle più piacevoli.

La quinta: E’ in malafede. E qui ci si ferma perché non c’è bisogno di andare oltre.

Un appunto lo si riserva però anche al Var. Non si capisce però perché ci si soffermi ad analizzare solo l’episodio del mani e non si sia guardato anche l’iniziale intervento scomposto di Chiesa su D’Ambrosio. Il fallo determina di per sé l’annullamento di tutta l’azione.

Le macerie che restano il giorno dopo sono fatte di dure reprimenda nerazzurre, di tre giornate di stop per l’arbitro, di insulti e minacce del tutto condannabili, e di una lotta Champions completamente riaperta per il terzo e quarto posto, con tre squadre in tre punti.

Si dice che gli errori ed i vantaggi alla fine si compensino. Può essere, ma in certi periodi del campionato gli uni e gli altri valgono doppio.