Verso Inter-Atalanta

L’Inter senza capo ne coda andata in campo domenica sera contro la Lazio, è ripartita con il turbo con un poker servito alla Genova rossoblù, dopo la cinquina già rifilata all’andata. La gara è stata senza troppa storia, giocata con ben altro spirito rispetto al match precedente, facilitata anche dalla superiorità numerica per l’espulsione del genoano Romero alla fine del primo tempo.

L’Inter senza capo ne coda andata in campo domenica sera contro la Lazio, è ripartita con il turbo con un poker servito alla Genova rossoblù, dopo la cinquina già rifilata all’andata. La gara è stata senza troppa storia, giocata con ben altro spirito rispetto al match precedente, facilitata anche dalla superiorità numerica per l’espulsione del genoano Romero alla fine del primo tempo.

Verso Inter-Atalanta

Icardi ha rivisto il campo dopo una cinquantina di giorni, riuscendo nell’impresa di segnare un gol, fare espellere un avversario, prendere un palo, mandare in rete Perisic e beccarsi i fischi sia dei tifosi di casa che di parte dei propri, visto che la curva nerazzurra era ufficialmente scesa sul piede i guerra nei confronti dell’ex capitano con il comunicato pubblicato lunedì scorso, dissotterrando quell’ascia seppellita qualche anno fa .

La metamorfosi mediatica del centravanti rimane uno dei misteri tra i tanti che hanno animato la fine dell’inverno interista. Spalletti è riuscito quasi a farlo fuori domenica sera al termine della partita persa contro la Lazio, per poi resuscitarlo nella conferenza stampa di martedì, finendo per incensarlo a livelli di Messi e Cr7. Il mister ha vestito i panni del Fonzie di “Happy Days” memoria, che davanti allo specchio riesce a ad esclamare il suo forzatissimo “ho sbagliato”, ed ha riportato Maurito se non al centro del progetto quantomeno al centro dell’attacco nerazzurro.

Icardi ha fatto il suo ed anche bene, nella sua prima dopo quattro anni di fascia da capitano. E’ entrato in campo, non più capofila, ma ultimo degli undici titolari, ed ha girato la testa quando Handanovic ha stretto la mano a Sturaro al momento del sorteggio palla o campo; poi, dopo il fischio di inizio dell’arbitro Mariani, ci ha subito dato dentro.

Anche quelli che gli giravano attorno non sono stati da meno, e la gara ha preso un certo andazzo.

Gli abbracci e le pacche sulle spalle dopo le quattro marcature, dati e date anche da chi doveva guardarsi in cagnesco o con la lama tra i denti, segnano un punto a favore in funzione dello sprint finale per la Champions, e la percezione di un messaggio che Spalletti, stavolta non sforzandosi, aveva lanciato a sé, alla squadra, ai tifosi ed alla stampa: “Questa è una storia dalla quale usciamo tutti sconfitti o nessuno vincitore, se preferite, ma c’è un punto fermo quello da cui ripartiamo. Ovvero la classifica e non è la stessa per tutti. Tutti uniti, con la stessa maglia, tutto è possibile”.

Nel confermare che un po’ più di chiarezza non avrebbe guastato sin dall’inizio; nel confermare che chi segue l’Inter fa veramente fatica a comprendere tutto quello che è successo; nel confermare che solo il risultato di maggio è importante e che si è rischiato e si rischia tuttora di spaccare la tifoseria; nel confermare che in questo momento, nonostante i costanti 60.000 e passa seduti al Meazza, per alcuni pedatori far girare la palla sul campo di casa è duretta (mentre talvolta ci riescono sugli spalti), dopo tutte queste conferme, occorre che lo spirito di giocatori e tecnico sia quello visto nelle gare contro il Milan e di ieri sera, ignorando gli interessi, le convenienze e le ripicche personali.

Anche perché il calendario di qui a un mese vedrà l’Inter sfidare Atalanta, Frosinone, Roma e Juventus, non certo una passeggiata di salute in un centro benessere, ma che alla fine del percorso tanto potrà aver detto.

La prima gara che ci attende sarà quella contro l’Atalanta, giochiamo con un solo risultato utile, per uno e mille motivi: dobbiamo lavare l’onta del risultato dell’andate, non possiamo perdere perchè i neroblù bergamaschi con una vittoria raggiungerebbero i 53 punti ed entrerebbero di diritto tra le squadre che lottano per la qualificazione champions e potrebbe darci fastidio. Dobbiamo lottare contro Gasperini, che dopo l’esonero e quel 7 a o subito a San Siro, ogni volta gioca contro di noi la partita della vita!

#ForzaInter #Amalasempre