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Ex nerazzurri: I come…Ince

L’Inter che veleggia indisturbata in vetta alla classifica della Serie A verso l’obiettivo della seconda stella ha costruito la sua forza in ogni reparto della squadra. La miglior difesa e il miglior attacco del campionato sono traguardi raggiunti grazie alle abilità di un singolo o alla coralità del gioco di squadra, ma il collante decisivo che ha reso possibile la stagione fin qui formidabile dell’Inter è stato senza dubbio il centrocampo. Una cerniera perfetta tra reparto avanzato e arretrato, capace di disegnare geometrie sensazionali con il gioco palla a terra o lanci smarcanti in profondità.

La storia dell’Inter ha visto passare dalla zona mediana del campo autentici fuoriclasse; nell’estate del 1995, in cui si registrò per l’Inter una campagna acquisti di ben 15 giocatori, arrivò come operazione di riparazione dopo aver abbandonato l’acquisto di un giocatore del calibro di Erik Cantona, uno dei primi calciatori neri della storia della Serie A, un giocatore destinato a diventare il capitano della nazionale inglese e la cui permanenza a Milano venne minata da affari extra calcistici.

Come on, Paul Ince!

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Paul Emerson Carlyle Ince, noto semplicemente come Paul, sbarca ad Appiano Gentile nell’estate del 1995, anno in cui Massimo Moratti diventò Presidente dell’Inter dopo aver rilevato la società da Ernesto Pellegrini per continuare la tradizione vincente della famiglia che vide il padre, Angelo Moratti, vincere tutto con la Grande Inter di Helenio Herrera degli anni ’60. Il nuovo patron nerazzurro non esitò a staccare un assegno di 13,5 miliardi di lire per portare a Milano l’ex centrocampista del Manchester United, l’acquisto più caro della sessione estiva nerazzurra, sul quale inizialmente serpeggiava una certo scetticismo dovuto al fatto che Ince non fosse ne un attaccante ne tantomeno un fantasista ma un mediano energico, infaticabile e molto atletico.

Nato a Ilford, sobborgo popolare nel nord-est di Londra, il 21 ottobre 1967, il giovane Paul inizia la propria carriera nelle giovanili del West Ham, squadra di cui la famiglia Ince è tifosa, prima di trasferirsi al Manchester United nell’estate del 1989, sotto la guida di Alex Ferguson. L’esperienza con i Red Devils lo ha visto griffarsi di numerosi trofei ma di un cattivo rapporto con l’allenatore scozzese che stava attuando uno svecchiamento della rosa grazie all’affermazione di giovani quali David Beckham, Ryan Giggs e il neo acquisto Roy Keane e di fatto non si oppose praticamente per nulla alla cessione di Ince.

Lo stile di gioco tipicamente inglese di Paul Ince, incentrato sul contrasto fisico, si è scontrato inizialmente con la filosofia del calcio italiano, dove il metro di giudizio arbitrale collideva con la prestanza fisica messa nei contatti dall’ex mediano del Manchester United. Dopo un iniziale periodo di ambientamento, Ince è riuscito a diventare un punto fermo nel centrocampo dell’Inter, giocando sempre anche grazie all’arrivo sulla panchina nerazzurra del connazionale Roy Hodgson. La stagione del centrocampista inglese si chiude con 30 presenze e 3 gol guadagnandosi la convocazione per l’Europeo del 1996 disputatosi in casa degli inglesi. 

L’addio

Ince rimarne all’Inter anche nella stagione successiva. L’ottimo inizio di stagione della squadra va pian piano scemando ma il numero 8 nerazzurro mantiene la propria centralità nel centrocampo interista. Il capitano della nazionale inglese, soprannominato “il Governatore” dai compagni, colleziona 24 presenze in stagione mettendosi in mostra per le doppiette contro Piacenza e Reggiana e la splendida rovesciata contro il Cagliari al vecchio Stadio Sant’Elia. Sette reti in totale per Ince che da faro della mediana guida la sua squadra fino alla finale di Coppa UEFA, persa drammaticamente ai calci di rigore a San Siro contro lo Schalke 04.

Nell’estate 1997, Ince si trova in una situazione difficile: da una parte, è uno degli idoli indiscussi della tifoseria nerazzurra che scandisce il suo nome riservandogli un pezzo musicale scozzese cantato solitamente durante la notte di Capodanno per dare l’addio all’anno vecchio, conosciuta in Italia come “Il valzer delle candele”. Un coro che racchiude il destino della vita nerazzurra di Paul Ince perché dall’altra parte il centrocampista inglese deve fare i conti con i capricci della moglie, stanca della vita sfarzosa di Milano e soprannominata “First Lady” dai compagni di spogliatoio, che desiderava il ritorno alla vita tranquilla delle campagne londinesi. Nonostante Moratti gli avesse offerto varie soluzioni abitative, la signora Ince non cede e riesce a convincere il marito a chiedere la cessione al Presidente Moratti che a malincuore lo accontenta.

La carriera nerazzurra di Paul Ince è durata troppo poco, 54 presenze con la maglia dell’Inter e 10 gol. Il carisma e l’autorevolezza del mediano britannico hanno fatto breccia nel cuore dei tifosi dell’Inter che mai dimenticheranno il sorriso sempre stampato sul suo volto.

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Gianmarco Vella

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