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Ex nerazzurri: M come…Mazzola

Anni felici gli anni ’60 che saranno sempre ricordati dai tifosi nerazzurri come l’epoca della Grande Inter di Helenio Herrera, capace di vincere tutto in Italia, in Europa e nel Mondo.

Se l’Inter di Mourinho della stagione 2009-2010 è stata in grado di regalare ai propri tifosi un’annata destinata a entrare (e rimanere) nella storia del club di Viale della Liberazione e del calcio italiano in generale con la conquista del Triplete, ben quarantacinque anni prima c’era stata un’altra squadra, capace di anticipare le gesta dei ragazzi dello Special One ma lasciando i tifosi interisti negli anni successivi con un grande vuoto di trionfi. E così come le cose belle anche quelle brutte sono destinate a finire per lasciar spazio all’entusiasmo e all’orgoglio di aver scritto numerose pagine importanti della storia della propria società.

L’Inter che si appresta a conquistare il suo ventesimo scudetto e a cucirsi sul petto la desiderata e agognata seconda stella andrà a guadagnare un posto speciale nell’universo di ricordi che ne hanno caratterizzato la storia, affiancando gli attori protagonisti dell’attuale stagione in corso ad altri del passato che hanno regalato alle generazioni di tifosi interisti interpretazioni da Oscar.

Una maglia con i baffi

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La storia dell’Inter è fatta di epoche, di successi indimenticabili e prestigiosi spesso affiancati da rovinose cadute e sconfitte brucianti nonostante la presenza tra le fila nerazzurre di smisurato talento e attaccamento alla maglia. Uno dei periodi d’oro risale sicuramente all’epoca degli anni ’60; l’Italia sta provando davvero che cosa vuol dire stare bene, gli imprenditori investono nel calcio e considerano le squadre come una delle aziende di famiglia. Siamo nel decennio in cui l’uomo raggiungerà presto la Luna e la Nazionale Italiana vincerà in casa il primo titolo europeo della sua storia; titolo europeo con cui il calcio nostrano aveva all’epoca un rapporto benevolo. Si, perché la “Grande Inter” di metà secolo, forgiata da una figura mitologica per la storia dell’Inter come Helenio Herrera in un connubio tecnico-tattico indimenticabile, annoverava tra i suoi ranghi giocatori che avrebbero portato la Beneamata sul tetto d’Italia, d’Europa e del Mondo.

Uno dei protagonisti principali è stato, indubbiamente, Sandro Mazzola, oggi leggenda e introdotto nel 2022 nella Hall of Fame nerazzurra. Figlio del grande e indimenticato Valentino Mazzola, Sandro nasce l’8 novembre 1942 a Torino, una domenica, un giorno da predestinato. Nel 1957, all’età di 15 anni, Sandro inizia la sua avventura in nerazzurro, supportato da grandi maestri calcistici come Peppino Meazza e Benito Lorenzi, quest’ultimo forse l’uomo più influente sul suo carattere di giocatore, nelle giovanili nerazzurre. Alto e longilineo, con un torace per nulla atletico, Sandro gioca a centrocampo, dove all’epoca le qualità scarseggiavano e dove attaccanti e difensori erano gli elementi di spicco. Le sue potenzialità vengono curate da colui che aveva condotto la guerra sportiva al grande Real Madrid di Alfredo Di Stefano, ovvero El Mago Helenio Herrera che, per gli anni ’60, prospetta al giovane centrocampista piemontese una carriera da fenomeno e la presenza fissa in prima squadra.

Il debutto in Serie A avviene in circostanze convulse. Nel 1961, l’Inter sta contendendo lo scudetto alla Juventus e nel corso della gara disputata nel vecchio stadio comunale di Torino, la folla bianconera invade letteralmente il campo costringendo il direttore di gara, il signor Gambarotta, a mandare tutti negli spogliatoi alla mezz’ora di gioco. L’Inter sporge reclamo ottenendo la vittoria a tavolino per 2-0 ma la Juventus ribaltò il verdetto in appello vedendosi annullare la sconfitta e la gara da rigiocare, ponendo così le basi per il trionfo a fine campionato. L’Inter non ci sta e sentendosi lesa manda in campo la formazione primavera, subendo un passivo di 9-1 con Omar Sivori mattatore con 6 reti che eguagliò il record di Silvio Piola degli anni ’30.

Prelevato a scuola da un’automobile della società e portato direttamente a Torino per la gara, in quella formazione comparve per la prima volta il nome di Sandro Mazzola, predestinato a una carriera straordinaria con la maglia dell’Inter, anche nel tabellino dei marcatori poiché l’unico gol venne segnato proprio dal figlio del grande Valentino su calcio di rigore. Un segnale che portò Mazzola a giocare in prima squadra e in Nazionale dove debuttò nel 1963 contro la Bulgaria, con cui disputerà tre mondiali (1966, 1970 e 1974) e un Europeo (vinto nel 1968) segnando 22 gol in 70 partite. Il giovane Mazzola, entrato in pianta stabile nella rosa dei titolari di Helenio Herrera, contribuirà alla nascita della Grande Inter che dal 1963 al 1967 vince 3 scudetti (e la prima stella), 2 coppe dei campioni (capocannoniere con 7 gol nella stagione 1963-1964) e 2 coppe intercontinentali (miglior marcatore nerazzurro nelle finali contro l’Independiente con 3 reti). Mazzola detiene ancora il record del gol più veloce della storia del Derby della Madunina; il 24 febbraio 1963, andò in rete nella stracittadina milanese dopo soli 13 secondi di gioco, primato ancora oggi imbattuto.

Il viale del tramonto viene raggiunto da Mazzola alla fine della stagione 1976-1977: il 3 luglio va in scena la finale di Coppa Italia in un derby di Milano contro la squadra guidata dall’eterno rivale di Sandro Mazzola, ovvero l’abatino Gianni Rivera, capitano e condottiero del Milan che lo sconfisse per 2-0 regalando il trofeo al Diavolo. La lunga carriera di Sandro Mazzola con l’Inter si chiude con 586 partite e 158 reti con la fascia di capitano indossata con orgoglio dal 1970 al 1977, perché il talento calcistico è come un diamante grezzo: deve essere plasmato con dedizione, allenamento e passione per brillare sul campo.

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Gianmarco Vella

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