L’Inter di Trapattoni batte il Milan di Sacchi

Dicembre 1988 Serena supera di testa Giovanni Galli. Il Milan vede l’inferno. L’Inter scala il paradiso

L’Inter dei record, edizione 1988-89

 

Dicembre 1988 Serena supera di testa Giovanni Galli. Il Milan vede l’inferno. L’Inter scala il paradiso

L’Inter di Trapattoni batte il Milan di Sacchi.

I grandi match

 

Dicembre 1988 Serena supera di testa Giovanni Galli. Il Milan vede l’inferno. L’Inter scala il paradiso. L’Inter di Trapattoni batte il Milan di Sacchi. L’11 dicembre del 1988 è senza dubbio una data da incorniciare. È il giorno del derby tra Milan e Inter.

Grandi campioni in entrambi gli schieramenti e due allenatori, Sacchi e Trapattoni, che incarnano diverse filosofie di gioco, diversi modi di vedere e interpretare il calcio.

Sicuramente i due sono accomunati da una spiccata propensione alla vittoria. Feroce, quasi ossessiva, in entrambi, la via per arrivare al successo.

La domenica dicembrina sembra arrivare in un momento particolare. L’Inter ferma la sua corsa in Europa contro il Bayern di Monaco. Vittoria, all’andata, con uno strepitoso Nicola Berti in versione germanica e un ritorno milanese all’insegna del puro suicidio in diretta nazionale.

C’è quindi il timore che i nerazzurri possano accusare il colpo; esiste la paura fondata che l’eliminazione in coppa Uefa possa aver minato l’animo della truppa interista.

È solo una sensazione perché in campionato il vento, sino a quel momento, aveva spirato forte e dalla parte giusta. Il Trap si rivela un fine psicologo.

San Siro, quel giorno, apparve come un catino di passione ed entusiasmo. Dopo appena otto giornate di campionato i nerazzurri avevano sommato ben quindici punti. Il Milan, campione d’Italia in carica, era in ritardo di cinque punti.

In mezzo, il grande Napoli di Maradona con tredici punti.

Da una parte l’Inter di Trapattoni cercava conferme, forte di in’incedere che aveva tutto il sapore di una corsa inarrestabile. La forza della squadra era incarnata bene dalla potenza d’urto dei suoi tedeschi. Brehme e Matthaus erano fonti inesauribili di forza ma assicuravano anche tanta qualità.

Dall’altro lato il Milan di Sacchi era chiamato ad interrompere il cammino dei rivali cittadini così da intraprendere una possibile scalata verso la vetta della classifica. Il pubblico di fede rossonera chiedeva questo e nel giorno più importante.

La vittima sacrificale era pronta. Virdis e Van Basten, annunciati in grande spolvero, avrebbero interpretato il ruolo di perfetti cecchini, sfruttando la spinta, tra gli altri, dei vari Rijkaard e Donadoni.

La partita fu presentata dai media come un vero e proprio conflitto tra religioni. La zona di Sacchi e il gioco all’italiana di Trapattoni.

Il modo di giocare trapattoniano privilegiava la concretezza e tutti i modi in cui il pragmatismo poteva manifestarsi. Difesa e contropiede, partendo dal famoso principio del “primo non prenderle” come amava sostenere Gianni Brera.

Il Milan di Sacchi doveva essere corto e stretto, e la costruzione del gioco era basata su sincronismi e tempi nella quale bisognava creare spazi nella metà campo avversaria, per poi occuparli in movimento. La maggior parte delle volte grazie al movimento degli esterni, molto simili a degli attaccanti aggiunti. (da assoanalisti.it).

Sulla base di queste premesse il derby assunse una dimensione storica, caratterizzò più in generale un momento importante del nostro calcio e nella fattispecie specifica permise all’Inter di proseguire la sua marcia trionfale.

Il lasciapassare lo concesse proprio il Milan e lo fece inchinandosi dinnanzi alla strapotere dell’Inter che alla fine della stagione vinse lo scudetto polverizzando ogni record legato ai tornei a 18 squadre.

Il momento dell’apoteosi fu il 26’ del primo tempo. L’Inter si distende in contropiede, Bergomi percorre la fascia di sua competenza e con un cross serve un delizioso pallone per Serena. L’attaccante interista si tuffa e di testa batte, in modo imparabile, Galli.

Serena batte Giovanni Galli

Il Milan attacca, spesso lo fa in modo veemente e continuo ma la “ripartenza” dell’Inter è velenosa e per il diavolo non c’è scampo.

L’Inter rafforza l’idea di spietatezza. Trapattoni ha trasmesso ai suoi una mentalità fatta di cinismo e praticità. L’Inter non costruisce tantissimo, prepara l’essenziale e poi lo serve all’avversario. Colpisce nel momento opportuno, studia il nemico, individua i punti deboli e assesta il colpo mortale. Così con il Milan.

I rossoneri non trovano il giorno migliore. Al contrario l’Inter è perfettamente a suo agio e Matteoli, in particolare, ferma le sfuriate avversarie per poi dar luogo al suo tocco d’artista.

In fondo, allo scadere, anche il miracolo di Zenga su Mussi a completare una giornata straordinaria.

Milan-Inter: il tabellino del match
Milano, 11 dicembre 1988 – 9a giornata
Milan – Inter 0 – 1
Rete: 26’ Serena
Milan: Galli, Tassotti, Maldini, Colombo (70’ Mussi), Rijkaard, F. Baresi, Donadoni (52’ Mannari), Ancelotti, Van Basten, Evani, Virdis. A disposizione: Pinato, Costacurta, Viviani. Allenatore: Sacchi
Inter: Zenga, Bergomi, G. Baresi, Matteoli, Ferri, Verdelli, Bianchi, Berti, Fanna (81’ Morello), Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Galvani, Mandorlini, Diaz. Allenatore: Trapattoni
Arbitro: D’ Elia di Salerno

Sandro Zedda

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti
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