16 Maggio 1982 il Milan retrocede per la seconda volta in serie B

All’ultima giornata il genoano Faccenda condanna, di fatto, i rossoneri alla retrocessione.

Il Milan che retrocesse in serie B nel campionato 1981-1982

All’ultima giornata il genoano Faccenda condanna, di fatto, i rossoneri alla retrocessione.

16 Maggio 1982 il Milan retrocede per la seconda volta in serie B

Il 16 maggio del 1982 il Milan, una delle società più blasonate del calcio italiano, salutava la serie A. Lo faceva mestamente dopo un anno dal rendimento davvero scadente. I prodromi di quella retrocessione erano intuibili già a partire dall’anno precedente. Risalito in A la dirigenza litigò con il mister Giacomini e ripiegò sull’esperienza e la competenza di Gigi Radice.

 

Se le aspirazioni e l’esaltazione dell’ambiente per il ritorno in A furono vissute ai massimi livelli occorre dire che ben più di un’aspirazione venne tradita.

Campioni e fuoriclasse come Zico vennero dati in pasto all’opinione pubblica come affari fatti, conclusi o da perfezionarsi. In realtà le risorse economiche erano irrisorie se comparate con certe pretese sventolate e consacrate a parole.

Gli acquisti raggiunti furono quelli molto più vicini ad uno stato di pura normalità. Come lo scozzese Jordan in attacco e l’ascolano Adelio Moro a dare qualità a centrocampo.

Il primo, in coppia con Antonelli, avrebbe dovuto garantire gol a grappoli; il secondo avrebbe dovuto prendere in mano la squadra e offrire ragione e schemi.

Se l’inizio in campionato fu caratterizzato da alcuni buoni risultati ma normali già alla quarta il Diavolo imboccò la strada dell’inferno.

La Juventus la punì con un gol di Virdis e Oriali fece altrettanto nel derby. A Catanzaro rimediò una sonante sconfitta per tre a zero.

Nove giornate, sei punti e solo due reti all’attivo.

I programmi, roboanti all’inizio della stagione, già traditi e travolti da un gioco lontano anni luce da quello promesso. I risultati,ancora più scoraggianti.

Alla prima di ritorno il Milan perde a Udine, esonera Radice e affida a Galbiati il compito di resurrezione. In realtà ci vorrebbe un miracolo.

La squadra fu capace anche di generose prestazioni. L’impegno si rivelò lodevole ma come si diceva a scuola i risultati non erano pari all’ impegno profuso.

Ci fu spazio anche per costruire speranze di risalita ma subito travolte dal derby di ritorno e da un gol del catanzarese Bivi che espugnò San Siro. Le foto che ritraggono l’attaccante calabrese sotto la curva sud sono l’emblema di una stagione.

Proseguita con la rovinosa caduta a Como ultimo in classifica.

A cinque giornate dal termine il Milan era penultimo. La salvezza si trovava a quattro punti.

Le vittorie contro Genoa e Avellino illusero i rossoneri. Il Cagliari e il Torino riportarono il Milan ad una dura realtà.

L’ultima gara fu una giornata vissuta con il cuore in gola. Il Milan era costretto a vincere a Cesena e sperare nella sconfitta di almeno due tra bolognesi, cagliaritani e genoani in virtù di una migliore classifica avulsa dei rossoneri.

Il gol del genoano Faccenda, a Napoli, regalò il pari ai rossoblu e di fatto condannò il Milan alla serie B. La vittoria dei rossoneri a Cesena si rivelò deludente e soprattutto inutile.

Il genoano Faccenda batte il napoletano Castellini

Il 16 maggio 1982 fu una data nefasta per il glorioso Milan. “Una retrocessione gratis dopo quella a pagamento”, così commento con tanta ironia l’avvocato Peppino Prisco.

Sandro Zedda

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti!
Print Friendly, PDF & Email