Helenio Herrera: “Ganaremo todo y contra todos”.

La Coppa Campioni del 1963-64 fu il primo trofeo continentale del Presidente Angelo Moratti. Una vittoria storica.

Angelo Moratti con la sua prima Coppa dei Campioni

La Coppa Campioni del 1963-64 fu il primo trofeo continentale del Presidente Angelo Moratti. Una vittoria storica.

Helenio Herrera: “Ganaremo todo y contra todos”.

La Coppa Campioni del 1963-64 fu il primo trofeo continentale del Presidente Angelo Moratti. Una vittoria storica.

Helenio Herrera: “Ganaremo todo y contra todos”. La vittoria dell’Inter al Prater di Vienna contro il Real Madrid fu il primo passo.

 

Parlare dell’Inter di Herrera è come accostarsi alla Milo di Samotracia. Puoi spiegarne la bellezza al fine di suscitare l’invidia e la meraviglia di chi ti ascolta.

Ci sono dei casi in cui la storia può, infatti, incontrare il Mito, e allora i protagonisti di un’epoca assurgono al rango di leggende. Simili a dei cavalieri.

Quella squadra non ebbe niente di normale; gli stessi avversari ebbero un aspetto valoroso in quanto parti del Mito.

Come il Real Madrid di Di Stèfano, Puskas e Gento. Una leggenda vivente che al Prater di Vienna, nel maggio del 64’, fu distrutto e mattato.

Il Real era stato, sino a quel momento, un rullo assassino e cannibale se è vero che su sei finali ne vinse cinque.

Alfredo Di Stèfano, che qualcuno nel tempo indicò come il miglior giocatore di tutti i tempi, vestiva bene i panni del capitano.

Lo stadio austriaco, ricolmo di 72.000 spettatori di cui 25.000 italiani, vide, in rapida successione, le reti di Mazzola, Milani e ancora Mazzola.

Herrera non sbagliò nulla; le marcature disegnate nei giorni precedenti nel chiuso di uno spogliatoio dimostrarono, sul rettangolo di gioco, tutta l’intelligenza e sapienza tattica del tecnico franco-argentino.

Il tecnico non fece nessuna pretattica. Si sapeva da una settimana chi avrebbe giocato e come. Soffocare e fermare Di Stefano e Puskas rappresentava l’aspetto forse fondamentale della gara, Tagnin e Guarneri furono rigidi esecutori. Uno era il faro del Real e l’altro la mezz’ala della Grande Ungheria.

L’Inter parve irresistibile al cospetto della furia tirannica di Amancio, Felo e Di Stèfano; anche quando Felo ridusse le distanze portando il Real sul due a uno, l’Inter non si scompose e continuò a giocare per vincere.

La pressione dei bianchi di Spagna, la spinta di Zoco e Muller sulle corsie laterali non poterono nulla dinnanzi all’incedere dei nerazzurri. Le nostre mani, finalmente, sulla coppa più prestigiosa.

“Ganaremo todo y contra todos”. Vinceremo tutto e contro tutti! aveva detto il Mago al Presidentissimo al momento dell’ingaggio.

Così al terzo goal di Sandrino Mazzola quel minaccioso ritornello rimbombò nella testa di Angelo Moratti. Intanto, la voce del telecronista Carosio, asciutta ed essenziale, accompagnava le gesta di quella squadra che faceva tutto e bene.

Forte la voglia di H.H di annichilire il Real Madrid.

Vincere per dimostrare a tutti che lui aveva ragione. Il calcio moderno, soleva dire, è ritmo e aggressività, è velocità e fatica, è corsa ma anche fantasia. Non solo Suarez e Corso o Mazzola ma anche Tagnin e Burgnich.

Il tutto condito da una disciplina comportamentale e tattica dell’individuo. Totale e severa occupazione dell’area di rigore; un reparto difensivo solidissimo e organizzato da Picchi e poi il contropiede, sano e autentico, innescato in ogni momento, improvviso, come una sorta di liberazione salvifica.

Una sorta di macchina perfetta, oliata in ogni parte del motore dove la classe di Suarez era cristallo di Boemia. Lo spagnolo, la più grande mezz’ala d’Europa, era ottimo in fase di copertura. In più  faceva ripartire la squadra sviluppando le accelerazioni di Jair e ispirava l’imprevedibilità di Mazzola. Il terzino fluidificante Facchetti, padrone di un campo sempre troppo piccolo, per portare dissidi e minacce.

L’Inter non era una squadra ma una vera orchestra. L’Inter fu un anche l’essenza della concretezza. Due passaggi a cento all’ora; pochi secondi per farti amare una squadra e non lasciarla mai più. Moratti, la squadra e i tifosi furono una cosa sola. L’argentino era il mastice.

Per capire l’Inter di Herrera è sufficiente conoscere Helenio. Gianni Brera disse a proposito del tecnico nerazzurro. Il suo metodo è logica e applicazione, criterio analitico e fiducia in se stesso. Nessuno al mondo crede in H.H. quanto lui.

Helenio Herrera fu carisma allo stato puro. La sua forte personalità arrivò a caratterizzare un modo di giocare. Fecero scuola le sue impegnative metodiche di allenamento e la sua carica motivatrice. E un urlo di battaglia che risuonò forte al Prater di Vienna.

INTER-REAL MADRID 3-1 (1-0) MARCATORI: 43’ Mazzola, 62’ Milani, 69’ Felo, 76′ Mazzola INTER (4-3-3): Sarti; Burgnich, Facchetti, Picchi, Guarneri; Tagnin, Suarez, Corso; Mazzola, Jair, Milani. Allenatore: Helenio Herrera. REAL MADRID (4-2-4): Araquistain; Sanchez, Santamaría, Zoco, Pachin; Muller, Felo; Amancio, Di Stéfano, Puskás, Gento. Allenatore: Miguel Muñoz. ARBITRO: Josef Stoll (Austria)

Print Friendly, PDF & Email