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Il Verona di Bagnoli e uno scudetto storico

Un gruppo forte, umile e coeso fu il segreto del successo

Il Verona di Bagnoli e uno scudetto storico

Un gruppo forte, umile e coeso fu il segreto del successo

Il Verona di Bagnoli e uno scudetto storico. Il Verona di Bagnoli e uno scudetto storico. Un gruppo forte, umile e coeso fu il segreto del successo. Lo scudetto del Verona, nel 1985, conserva ancora oggi un profumo speciale. S’inserisce, di prepotenza, tra quel novero di scudetti che hanno qualcosa di miracoloso.

Il Verona di Bagnoli diede l’impressione di grande forza ma anche di un buon gioco. Tutto espresso da un gruppo unito e che seppe fare della coralità una delle sue caratteristiche migliori. Platini, Maradona, Rummenigge, Falcao e Zico, tutti in fila ad applaudire il miracolo della provincia italiana.

Se il 1985 segnò la data storica in cui i veronesi si laurearono, con sicuro merito, Campioni d’Italia, la costruzione di quella squadra ebbe inizio tre anni prima quando il Verona conquistò la promozione in serie A. Fu l’inizio di un progetto serio e importante.

Celestino Guidotti era il presidente. Il ruolo di Ds era ricoperto da Emiliano Mascetti, un dirigente bravo e capace. Entrambi costruirono quello che ancora oggi viene ricordato come il “Verona dei miracoli”.

Quel Verona venne plasmato ad immagine e somiglianza del suo tecnico Osvaldo Bagnoli.

I suoi ragazzi furono instancabili lavoratori e la squadra fu concreta. Bagnoli e i suoi ragazzi, in particolare, mantennero un’umiltà di fondo che fu prodromica dello scudetto.

Senza primedonne ma con calciatori intercambiabili nei diversi ruoli, rosa ridotta all’osso e grandi qualità tecnico-atletiche: tra i segreti della vittoria finale.

Prima tanta sorpresa tra gli addetti ai lavori, poi tutto lasciò il posto ad una formazione dove ogni cosa funzionava alla perfezione.

L’estate dell’84 segnò l’arrivo di due grandi campioni. In difesa il tedesco Briegel e in attacco il danese Preben Elkjaer Larsen. Il panzer teutonico rappresentò il fluidificante capace di marcare in modo arcigno ma anche di spingersi in avanti con intensità continua. Elkjaer fu un attaccante forte fisicamente, poderoso nella sua corsa. Quasi impossibile da fermare quando si lanciava in progressione era il grimaldello che si sposava alla perfezione con Galderisi, punta piccola e di movimento ma anche abile nell’andare in gol. I due giocarono in una sorta di simbiosi tattica.

Elkjaer, sottratto alla concorrenza di club come Real Madrid e Milan, ricordava, nel passo e nel vigore atletico, Gigi Riva.

Lo scacchiere tattico e il modulo di gioco s’inseriscono perfettamente nel calcio all’italiana: un libero portato a co­struire il gioco, marcatori arcigni e attaccati ai garetti, terzino flui­dificante, un centrocampo abile nella rottura e nella manovra, un tornante di raccordo tra i reparti e due punte dalle caratteristiche tecnico-atletiche dissimili (da Storie di calcio).

Garella, portiere insuperabile tra i pali; Ferroni e Fontolan ottimi marcatori fissi. Tricella il libero, Marangon stantuffo sulla sinistra, Fanna un pericolo costante, Di Gennaro ottima visione di gioco e dal lancio preciso. E poi, Volpati, uomo ovunque ma anche uomo spogliatoio; atleta straordinario era la mente di Bagnoli in campo e con un’eccezionale dote nel saper interpretare le partite prima di tutti gli altri. Essenziale.

Quel campionato fu storico. Il Verona bagnò l’esordio sfiancando con un 3-1 il Napoli di Maradona. Mentre le grandi tradizionali andarono a caccia dei veneti il Verona le superò in progressione, un po’ come il suo attaccante Elkjaer. A Torino, contro la Juventus, la squadra di Bagnoli vince e l’Italia si accorge dell’incombente potenza di fuoco.

Il girone d’andata si chiude con il Verona primo ma l’Inter la tallona a due sole lunghezze. Alla sedicesima giornata i nerazzurri raggiungono il Verona al primo posto ma la coabitazione dura solo una dolmenica. La domenica successiva veronesi di nuovo soli al comando. Tale posizione resterà così sino alla fine.

«Oggi non ci rendiamo conto di quale impresa abbiamo realizzato, ma sarà il corso del tempo a farcelo capire.» (Domenico Volpati)

La rosa del Verona Campione d’Italia

Portieri: Garella, Spuri

Difensori: Fontolan, Ferroni, F. Marangon, L. Marangon, Tricella.
Centrocampisti: Briegel, Bruni, Di Gennaro, Donà, Volpati.
Attaccanti: Elkjaer, Galderisi, Fanna, Turchetta.

Fonte del testo: Storie di calcio e altre fonti varie