Mondiali di calcio 2006 Italia Campione

Mondiale ritorna in Germania dopo 32 anni. L’Italia di Lippi travolta dagli scandali di calciopoli trionfa a sorpresa sulla Francia di Zidane. Deludono le sudamericane mentre il Portogallo di Cristiano Ronaldo raggiunge le semifinali.

Il Mondiale ritorna in Germania dopo 32 anni. L’Italia di Lippi travolta dagli scandali di calciopoli trionfa a sorpresa sulla Francia di Zidane. Deludono le sudamericane mentre il Portogallo di Cristiano Ronaldo raggiunge le semifinali.

Mondiali di calcio 2006 Italia Campione

Il 7 luglio 2000 l’incontro per decidere chi avrebbe ospitato i Mondiali 2006 si tenne per la sesta volta consecutiva a Zurigo. Le nazioni candidate erano quattro dopo il ritiro della propria candidatura da parte del Brasile, avvenuta tre giorni prima della votazione. Erano previsti tre turni di voto in ognuno del quale veniva eliminata la squadra che aveva ricevuto meno voti.

I primi due turni si svolsero il 6 luglio, e l’ultimo il 7 luglio. Il primo a essere eliminato fu Marocco che ottenne solo tre voti su 24; l’Inghilterra venne eliminata al secondo turno con soli due voti.

All’ultimo turno la Germania batté per 12 voti a 11 il Sud Africa, ma il successo della Germania fu macchiato da un tentativo di corrompere un membro della giuria. Infatti la notte prima della votazione, la rivista satirica tedesca Titanic mandò delle lettere a rappresentanti della FIFA, offrendo loro dei doni nel caso avessero votato per la Germania.

Il delegato dell’Oceania Charles Dempsey, che supportava la candidatura del Sud Africa, si astenne per “intollerabili pressioni” alla vigilia della votazione. Se Dempsey avesse votato, sarebbe finita 12 – 12, e sarebbe toccato al presidente della FIFA Joseph Blatter, che sosteneva la candidatura del Sud Africa, scegliere quale sarebbe stata la nazione ospitante.

Oltre alla Germania, qualificata d’ufficio come paese ospitante, per la prima volta dopo 20 anni c’erano tutte le grandi nazionali europee: Inghilterra, Olanda, Francia, Italia, Spagna e Portogallo.

La Grecia campione d’Europa in carica, non riuscì ad ottenere la qualificazione alla fase finale, e oltre ad essa non si qualificarono Turchia, Russia e Norvegia.

Tra le altre escluse illustri figuravano Belgio, Irlanda e Danimarca.

ra le qualificate erano due le debuttanti al Campionato del mondo: la Rep. Ceca (ma se si considera il titolo sportivo ereditato dall’ex-Cecoslovacchia si tratta di un ritorno dopo 16 anni) e l’Ucraina, che aveva conquistato la qualificazione anche grazie ai gol di Andrij Ševčenko.

Nel girone sudamericano oltre alle grandi del calcio sudamericano, Brasile e Argentina, erano presenti alla rassegna tedesca Ecuador e Paraguay. L’altra big continentale, l’Uruguay, era stata sconfitta dall’Australia ai rigori nello spareggio OFC-CONMEBOL.

Sorprese nel raggruppamento africano: a Germania 2006 erano assenti tre grandi del calcio africano: Nigeria e Camerun avevano mancato la possibilità di qualificarsi nell’ultima partita delle qualificazioni africane, mentre il Sudafrica aveva terminato il proprio cammino nelle qualificazioni con un deludente terzo posto nel proprio raggruppamento.

Aveva fallito la qualificazione anche il Senegal, protagonista ai Mondiali 2002, dove aveva raggiunto i quarti di finale. Non era presente neanche l’Egitto campione continentale in carica.

Quattro delle cinque squadre africane ammesse al Mondiale erano esordienti nella manifestazione: Angola, Costa d’Avorio, Togo e Ghana. L’altra nazionale qualificata era la Tunisia, unica delle grandi storiche del calcio africano.

L’Olympic Stadium di Berlino. L’arena che vide le gesta di Jessie Owens alle Olimpiadi del 1936 fu ristruttrato in occasione dei Mondiali.

La nuova Italia di Lippi

Nonostante la clamorosa eliminazione ai Mondiali 2002, viene riconfermata la fiducia a Giovanni Trapattoni. La squadra, dopo un avvio difficile, reagisce bene e si qualifica agevolmente al dodicesimo campionato europeo che si gioca in Svezia.

Pareggiò in chiaro-scuro per 0-0 all’esordio contro la Danimarca e per 1-1 contro i padroni di casa della Svezia, per poi concludere con una vittoria per 2-1 contro la Bulgaria.

Cinque punti sarebbero potuti bastare, ma il pareggio per 2-2 tra Svezia e Danimarca (con evidente sospetto di “combine”) qualifica le due squadre scandinave in ragione del maggior numero di gol segnati a parità di differenza reti e a parità di punti.

L’Italia è eliminata ancora una volta tra le polemiche e Trapattoni lascia (inevitabilmente) l’incarico.

A succedergli è Marcello Lippi, un inappuntabile curriculum come tecnico della Juventus sporcato da un’amara esperienza con l’Inter di Moratti.

L’esordio del nuovo tecnico non avviene nel migliore dei modi. Il 18 agosto 2004 perdiamo 2-0 in amichevole a Reykjavík contro l’Islanda.

Si parte così per le qualificazioni ai mondiali tedeschi del 2006 e l’Italia è inserita nell’agevole girone 5 assieme a Norvegia, Scozia, Bielorussia, Moldavia e Slovenia.

Lippi riesce ben presto a compattare l’ambiente azzurro e con sette vittorie, due pareggi ed un’unica sconfitta (patita contro la Slovenia) stacca un facile pass per Berlino.

Nel maggio del 2006 esplode lo scandalo di Calciopoli. Lo sconquasso sul calcio italiano che si sta preparando ai Mondiali è totale: nel giro di pochi giorni arrivano le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell’AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, Luciano Moggi e Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell’intero consiglio d’amministrazione della società torinese).

Dopo essere stato deferito dalla Procura federale, si dimette anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano decide così di commissariare la Federcalcio, nominando l’avv. Guido Rossi come commissario.

Lo stesso Lippi, con un figlio procuratore implicato nello scandalo, non è esente da critiche ma rimane al suo posto.

L’avventura in terra tedesca parte quindi con i peggiori auspici possibili. L’immagine degli azzurri è gravemente compromessa e Lippi si trova tra le mani un gruppo di calciatori scarico e impaurito.

Il modo per uscire dal tunnel, per restituire credibilita all’intero sistema, è uno solo: vincere il mondiale. Una sfida all’apparenza impossibile che parte contro il Ghana, esordiente ai Mondiali e forse per questo ancora più temuto.

L’Italia esordisce con Totti, Toni e Gilardino in attacco, e il trio si rende molte volte pericoloso. Dopo diverse occasioni fallite per degli ottimi interventi della difesa del Ghana, Toni stampa sulla traversa una palle che cade fuori dallo specchio della porta.

Dopo una buona occasione per il Ghana, di poco fuori, è il momento del vantaggio dell’Italia, con Pirlo: il fantasista del Milan s’inventa un tiro da fuori area, che dopo aver attraversato come una palla fantasma molti giocatori, si insacca alla sinistra dell’impotente portiere Kingston.

È il 40′ del primo tempo.

Nel secondo tempo, l’Italia cambia schema e si chiude in difesa, soprattutto dopo un magnifico tiro di Essien che costringe Buffon ad un grande intervento.

Poco più tardi, Totti rimedia un calcio da Paintsil e Lippi lo sostituisce con Camoranesi. Il Ghana fa pressing sull’Italia, che si difende bene, ma rischia molto. Gilardino non ce la fa, e Lippi opta per mandare in campo Vincenzo Iaquinta.

Dopo due brividi per l’Italia (Asamoah cade due volte in area, ma l’arbitro non decide per il rigore), nuovo cambio per l’Italia, Del Piero al posto di Toni.

L’uscita della “torre” Toni costringe anche ad un cambio di schema: Iaquinta passa avanti, del Piero leggermente spostato all’indietro.

Ed è da questa posizione avanzata che il giocatore dell’Udinese approfitta di un retropassaggio sbagliato di Kuffour: per Iaquinta è facile saltare il portiere e segnare il due a zero al minuto 83.

La partita finisce qui: tre minuti di recupero non bastano al Ghana per segnare almeno il gol della bandiera.

Il 18 giugno è la volta degli Stati Uniti reduci dal pesante passivo di 3-0 rimediato contro al Repubblica Ceca. Succede tutto nel primo tempo.

Dopo un inizio sofferto, l’Italia entra in partita solo al 22′: una punizione di Pirlo dalla destra raggiunge Gilardino che segna con un colpo di testa.

Passano appena cinque minuti e, al 27′, gli Stati Uniti pareggiano a sorpresa grazie a un autogol di Zaccardo che, nel tentativo di liberare su una punizione tirata da Reyna, colpisce al volo di sinistro, spostando la palla nella propria rete.

Al 28′, l’arbitro Larrionda manda negli spogliatoi De Rossi, reo di aver colpito McBride con una gomitata. Alla fine del primo tempo, il cartellino rosso è mostrato all’americano Mastroeni, per un fallo in scivolata da dietro su Pirlo.

Al rientro dopo l’intervallo, è espulso anche Pope per doppia ammonizione, a seguito di un fallo su Girardino.

La partita finisce 10 contro 9 tra isterismi vari.

Si arriva così al match contro la Repubblica Ceca, costretta a fare risultato dopo l’inopinata sconfitta contro il Ghana. Lippi come previsto rinuncia al bomber Toni per dar spazio a Camoranesi che insieme a Totti ha il compito di giocare a sostegno di Gilardino e cercare la via del goal.

Al 16′ minuto sembra mettersi male per gli azzurri che già sotto sul piano del gioco e delle occasioni perdono per infortunio Nesta; al suo posto Materazzi.

L’Italia costruisce poco ma al 30′ su un corner di Totti, proprio il difensore centrale dell’Inter con un perentorio stacco di testa trafigge Cech. 1 a 0.

Ripresa con più spazi per i nostri con giovamento soprattutto per Totti che al 7′ con un gran tiro da fuori costringe Cech al corner.

Al 22′ esce Gilardino per Pippo Inzaghi all’esordio in questo Mondiale (il suo terzo). La partita finisce al 41′ quando proprio Inzaghi trova finalmente il corridoio giusto su assist di Perrotta e si presenta solo davanti a Cech superandolo.

Gli ottavi di finale, obiettivo minimo, sono raggiunti. La squadra di Lippi vince, non impressiona ma non va mai sotto. Ora si spera nella crescita di Francesco Totti, nel recupero di Nesta e nella voglia di goal dei nostri attaccanti.

Poche sorprese negli altri gironi

L’Australia di Guus Hiddink schierata nel match contro la Croazia. In piedi da sx: Kewell, Chipperfield, Moore, Kalac, Viduka, Grella. Accosciati da sx: Emerton, Cahill, Neill, Sterjovski, Culina

Gruppo D come da pronostico: Portogallo e Messico dominano il girone dalla prima giornata.

I messicani battono l’Iran 3-1, mentre i portoghesi sconfiggono l’Angola in una gara molto sentita per gli africani, visto che si trattava del loro esordio in un Campionato mondiale di calcio ed erano, fino al 1975, una colonia portoghese.

Nella giornata successiva il Portogallo, battendo l’Iran 2-0 e ottiene la qualificazione agli Ottavi con un turno d’anticipo.

ll Messico, bloccato dall’Angola sullo 0-0, ottiene la qualificazione solo all’ultimo turno, grazie al pareggio 1-1 tra Angola ed Iran, e nonostante la sconfitta per 2-1 contro i lusitani.

Nel Girone F sembra essere già tutto scritto, con il Brasile vincitore e la Croazia seconda classificata, ma già dalle prime partite si capisce che non andrà così; infatti l’Australia, tornata alla fase finale dopo l’edizione del 1974 e allenata dal guru olandese Guus Hiddink, sconfigge il Giappone 3-1.

Il Brasile, pur soffrendo e giocando male, batte la Croazia con rete di Kaká. Nella giornata successiva i verdeoro ottengono la qualificazione con un turno d’anticipo sconfiggendo l’Australia per 2-0, mentre croati e giapponesi pareggiano a reti bianche.

Nell’ultimo turno i Campioni in carica battono il Giappone del connazionale Zico per 4-1, con Ronaldo che segna una doppietta eguagliando il record il Gerd Müller con 14 gol, mentre nell’altro incontro succede di tutto.

La Croazia, che deve vincere a tutti i costi, va due volte in vantaggio, ma l’Australia, che è superiore atleticamente, riesce definitivamente a pareggiare al 79′ e, con questo risultato, ottiene una storica qualificazione al secondo turno di un Mondiale (cosa mai successa ad una nazionale oceanica).

Nell’esordio del gruppo G Francia e Svizzera non vanno oltre lo 0-0, mentre la Corea del Sud, dopo l’ottimo 4º posto di quattro anni prima, vince senza troppa fatica contro il Togo, all’esordio ai Mondiali.

In Francia-Corea del Sud i francesi passano in vantaggio con Thierry Henry al 9′ e vengono raggiunti da Park Ji-Sung all’81ì, dopo una serie di errori difensivi, anche se i bleus recriminano per un gol fantasma non convalidato dall’arbitro.

Dopo la vittoria elvetica sul Togo per 2-0 la Francia rischia di uscire al primo turno come nel 2002: per essere sicuri della qualificazione la squadra transalpina deve battere il Togo con almeno due gol di scarto.

L’impresa riesce grazie ad un successo sofferto contro gli africani proprio per 2-0, così, con la vittoria svizzera ottenuta con lo stesso punteggio, le due nazionali europee si qualificano entrambe agli ottavi, mentre la formazione asiatica e quella africana sono costrette ad abbandonare il torneo.

Nell’ultimo raggruppamento è la Spagna a farla da padrona, ottenendo tre vittorie su tre incontri, segnando 8 reti e subendone solo 1.

Dopo l’ottimo esordio contro l’Ucraina vinto 4-0, arriva una vittoria in rimonta contro la Tunisia per 3-1, dopo essere stata in svantaggio per più di un’ora, per poi battere nell’ultima giornata anche l’Arabia Saudita per 1-0.

Oltre alle furie rosse passa il turno l’Ucraina, al suo esordio al Mondiale, che dopo lo 0-4 della gara d’esordio sconfigge i sauditi con lo stesso punteggio e la Tunisia per 1-0.

Sauditi e tunisini si devono accontentare del punto ottenuto nello scontro diretto, finito 2-2. Negli ottavi di finale la Spagna affronterà la Francia, mentre l’Ucraina sfiderà la Svizzera, vincitrice del Gruppo G.

Azzurri avanti a fatica, fuori la Spagna

Per gli azzurri gli ottavi riservano l’Australia, prima vera sorpresa di questo Mondiale. L’occasione è ghiotta: battendo i “canguri” agli azzurri di Lippi toccherebbe la vincente di Svizzera-Ucraina. Il tecnico, a sorpresa, lascia in panchina Totti e manda in campo Del Piero.

In avanti si ricompone la coppia Totti Gilardino. La prima occasione per gli azzurri arriva al 3′ grazie ad un colpo di testa di Toni che sfiora il palo. Il ritmo è abbastanza blando, le squadre si studiano.

Al 7′ Gilardino, in area, perde l’attimo buono per tirare. Nuova occasione al 12′ con Gilardino col destro: respinto. Per vedere il primo in porta degli Aussie bisogna aspettare il 23′ con un colpo di testa di Viduka , bloccato da Buffon senza problemi.

Il primo tempo si chiude senza altri sussulti. L’Italia, pur potendo contare su 4 occasioni da rete (contro una sola per gli australiani), non gira e non convince. Troppo lenta, con un Del Piero partito bene ma spentosi poco a poco, troppo spesso imbrigliata dal pressing degli australiani.

La ripresa si apre con una doccia gelata per gli azzurri. Materazzi stende Bresciano al limite dell’area, per il severo arbitro spagnolo Cantalejo è espulsione.

Un cartellino rosso che, però, pare eccessivo. Lippi, dopo aver levato Gilardino per Iaquinta, fa uscire Toni per Barzagli. Cambia così l’attacco azzurro. L’Australia, in superiorità numerica, spinge. Passare il turno sarebbe per i gialloverdi un traguardo storico.

La difesa azzurra però tiene, con Zambrotta su tutti. Il centrocampo invece soffre. Si arriva così al 29′ con Lippi che fa entrare Totti al posto di un deludente Del Piero. Al 41′ azzurri vicini al gol alla fine di una confusa mischia in area australiana che Iaquinta conclude con un tiro, sporco, che Schwarzer blocca. Tre i minuti di recupero.

L’Australia pensa ai supplementari e, forse, ai rigori. Magari alla proverbiale fortuna di Hiddink con gli azzurri. Ma l’Italia finisce i tempi regolamentari attaccando. E proprio in una delle ultime azioni, Grosso entra in area e viene steso.

Rigore che Totti realizza consegnando i quarti di finale ai suoi compagni.

Gli altri ottavi di finale si disputano tra il 24 e il 27 giugno: la prima a qualificarsi è la Germania, che elimina la Svezia 2-0 con una doppietta di Podolski, al 4′ ed al 12′ del primo tempo.

La Svezia gioca i 10 minuti finali del primo tempo e tutto il secondo tempo in 10 uomini, a causa dell’espulsione di Luèiæ per somma di ammonizioni ed fallisce un calcio di rigore al 53′ con Larsson.

In serata l’Argentina, dopo una brillante prima fase, soffre contro il Messico ma passa ugualmente il turno. Sono i messicani a passare in vantaggio al 6′ con Márquez su assist di Méndez.

Quattro minuti più tardi arriva il pareggio argentino: su azione di calcio d’angolo Borgetti infila nella propria porta, il gol viene assegnato a Crespo che sfiora il pallone. Poco altro succede fino al novantesimo e si va ai tempi supplementari.

L’Argentina si porta in vantaggio all’8′ con Maxi Rodríguez servito da Sorín, fissando il risultato sul 2 a 1 finale.

L’Inghilterra continua a vincere giocando male. Anche contro l’Ecuador Partita brutta e molto tattica. Nel primo tempo, assai noioso, spicca un’occasione per l’ecuadoriano Tenorio, che colpisce la traversa dopo un errore difensivo dell’inglese Terry.

Nella ripresa Inghilterra più intraprendente e in gol con un grande calcio di punizione di Beckham al 60′.

Il Portogallo elimina l’Olanda in una gara violenta, conclusa in 9 contro 9. I lusitani partono con il piede giusto e passano in vantaggio al 23′ con Maniche, che infila Van der Sar con un tiro potente e preciso dall’interno dell’area.

Sul finire del tempo grandi occasioni per l’olandese Van Persie e il portoghese Pauleta, prima dell’espulsione di Costinha per doppio giallo. Nella ripresa le squadre perdono il controllo e sono autrici di falli a ripetizione, culminati nelle espulsioni di Boulahrouz e Deco da parte dellarbitro russo Ivanov .

L’Olanda preme di più, ma senza frutto, mentre il Portogallo si rende pericoloso in contropiede. L’allenatore olandese Van Basten effettua varie sostituzioni, ma sorprendentemente non fa entrare Van Nistelrooy.

Nel finale vano forcing olandese ed espulsione di Van Bronkhorst.

Svizzera e Ucraina, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari, viene decisa ai rigori per 3-0 in favore degli ucraini.

Shevchenko fallisce il suo tiro dagli 11 metri ma la Svizzera fa peggio sbagliandoli tutti. L’Ucraina si qualifica per la prima volta ai quarti di finale, mentre gli elvetici lasciano Germania 2006 pur vantando un singolare record: in quattro partite non hanno mai subito gol, risultando la miglior difesa del torneo.

Il Brasile elimina il Ghana 3-0, con Ronaldo che segnando il gol dell’1-0 diventa il capocannoniere della storia dei mondiali con 15 reti in tre edizioni (4 nel 1998, 8 nel 2002 e 3 nel Mondiale tedesco).

Nel primo tempo vantaggio-lampo del Brasile al 5′: Ronaldo si invola verso la porta avversaria, scarta il portiere e segna. Il lancio illuminante è di Kakà, ma pesa un’ingenuità della difesa ghanese, che applica male il fuorigioco.

Il Ghana preme, ma non riesce a creare palle-gol significative. Nel recupero del primo tempo il raddoppio di Adriano, con un’azione assai simile a quella del primo gol, ma con l’interista in chiara posizione di fuorigioco.

Sul finire del secondo tempo viene espulso il ghanese Asamoah per doppio cartellino giallo. Con gli africani in dieci giunge poi il terzo gol del Brasile ad opera di Zé Roberto, anche qui su un grave errore della difesa avversaria (84′).

Tra Spagna e Francia, dopo l’iniziale vantaggio spagnolo, prevalgono i transalpini trascinati da Zidane che vincono 3-1 e accedono al turno successivo.

Per gli spagnoli si tratta dell’ennesima delusione in Coppa del Mondo. Il match è molto equilibrato, e così è un calcio di rigore a sbloccare il risultato.

L’arbitro italiano Rosetti punisce il netto fallo di Thuram su Pernia. Dal dischietto Villa infila Barthez per l’1-0. Il pareggio dei bleus si materializza al 50′: grande lancio di Vieira per Ribery, che scatta in posizione regolare, scarta Casillas e con un rasoterra preciso deposita in fondo al sacco per l’1-1.

All’83’ il vantaggio transalpino, con un colpo di testa di Vieira sugli sviluppi di un calcio di punizione.

Proprio quando la Spagna si getta disperatamente in avanti la Francia, con una rapida azione di contropiede, chiude in trionfo: Zidane si invola verso la porta spagnola e supera Casillas con un destro rasoterra.

Nei quarti esplode Toni, Inghilterra a casa

Ad Amburgo l’Italia di Lippi cerca di approfittare del tabellone favorevole che le assegna per i quarti l’Ucraina. Contro l’undici di Blochin, a differenza delle altre volte l’Italia parte bene, tanto che al sesto minuto va in vantaggio.

Totti libera di tacco Zambrotta che scatta sulla destra, stringe verso il centro dell’area e fa partire un sinistro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Shovkovskyi partito in ritardo. L’Ucraina resta frastornata e prova a correre ai ripari inserendo un attaccante Vorobey per un difensore Sviderski.

Ma la musica non cambia, gli azzurri continuano ad avere il pallino del gioco, la stella Shevchenko non trova spazio. Per vedere il primo tiro in porta dell’Ucraina bisogna aspettare il 33′ quando Tymoschuk da 35 metri manda alla destra di Buffon.

La ripresa si apre con l’Ucraina all’attacco e un doppio brivido per la difesa azzura. Al 4′ Shevchenko crossa da sinistra, Grosso cerca di liberare ma svirgola e la palla danza davanti alla porta azzurra.

Un minuto dopo un colpo di testa di Gusin costringe Buffon ad un tuffo sulla destra. Parata e testata del portiere contro il palo. L’Italia reagisce, cercando di levare l’iniziativa agli ucraini.

Ma al 13′ la squadra di Blokhin getta al vento la più favorevole delle occasioni: Gusev entra in area da solo, gran destro ma Buffon respinge. La palla resta in area, Tymoschuk tira a colpo sicuro e sulla linea salva Zambrotta di petto.

E proprio quando l’Ucraina produce il miglior calcio, l’Italia raddoppia con Toni che, di testa, mette in rete un preciso cross di Totti da sinistra. Non è serata per l’Ucraina che è anche sfortunata, come al 17′ quando solo la traversa ferma un colpo di testa di Gusin.

Ma ormai Toni si è sbloccato e al 24′ realizza il tre a zero. Gran numero di Zambrotta, che scappa sulla fascia sinistra saltando due uomini. Testa alta e palla in area dove Toni deve solo appoggiare in rete. E’ il gol della tranquillità assoluta.

Lippi fa entrare Oddo e Barone al postro di Camoranesi e Pirlo. Ma ormai l’Ucraina è a terra, cerca il gol della bandiera e nulla più. Esce Gattuso ed entra Zaccardo tra gli applausi in tempo per l’ennesima bella parata di Buffon, in stato di grazia, su punizione di Shevchenko. Per Lippi si aprono le porte delle semifinali.

A Berlino nel frattempo la Germania accede alle semifinali battendo l’Argentina ai calci di rigore. Il primo tempo è noioso e privo di emozioni.

Gli argentini mantengono il possesso palla, mentre la Germania non riesce a imbastire azioni offensive di rilievo, se si esclude un colpo di testa di Ballack finito a lato. Il secondo tempo si apre con il gol dell’Argentina: sugli sviluppi di un calcio d’angolo stacca di testa Ayala, che batte Lehmann per l’1-0 sudamericano.

Quando la partita sembra scivolare stancamente verso la fine, con l’allenatore argentino Pekerman che inserisce, tra gli altri, Cambiasso per Riquelme allo scopo di difendere il vantaggio, la Germania pareggia con un altro colpo di testa, questa volta di Klose, che raccoglie la sponda aerea di Borowski e realizza il suo 5° gol al Mondiale.

I supplementari non riservano episodi degni di nota, così si va ai calci di rigore. I tedeschi segnano tutti; falliscono, invece, gli argentini Ayala e Cambiasso. Proprio con il tiro dell’interista, parato da Lehmann, termina la partita sul 4-2 per la Germania.

Inghilterra-Portogallo a Gelsenkirchen riserva poco gioco e tantissima tensione. Nel primo tempo poche occasioni per entrambe le squadre: ci provano Cristiano Ronaldo e Figo per il Portogallo mentre dall’altra parte solo qualche tiro di Lampard non troppo pericoloso.

Nella ripresa parte meglio l’Inghilterra che al sesto minuto reclama un penalty per un tocco di mano in area. Si infortunia Beckham, uno dei pochi inglesi che esce bene dal Mondialeed entra Lennon.

Al minuto 8 l’occasione più grande per la squadra di Eriksson capita a Frankie Lampard, che si trova tutto solo sugli sviluppi di un calcio d’angolo e tira incredibilmente alto. Il Portogallo soffre, per l’Inghilterra è il momento migliore, ma ecco la tegola: Rooney preso dal nervosismo scalcia Carvalho e l’arbitro argentino Elizondo estrae il rosso diretto.

Si va ai supplementari: le squadre si equivalgono e si dividono le occasioni da rete, sprecandole e rendendo inevitabili i rigori.

Ricardo aveva già eliminato l’Inghilterra all’ultimo europeo con le sue parate ai rigori e si ripete anche questa volta; iniza la squadra di Scolari: Simao goal, Lampard parato, Viana colpisce il palo, Hargreaves goal, Petit fuori, Gerrard parato, Postiga goal, Carragher parato, Cristiano Ronaldo goal e qualificazione.

Inghilterra a casa e Portogallo che per la seconda volta nella sua storia dopo il 1966 (quando c’era Eusebio) arriva così in alto in un Mondiale.

Nell’ultima gara tra Francia e Brasile, i verdeoro, grandi favoriti alla vigilia e alla ricerca della rivincita della Finale del campionato del mondo 1998, vengono sconfitti per 1-0 grazie ad un gol di Thierry Henry e abbandonano il torneo dopo tre finali consecutive nelle precedenti edizioni.

Nel primo tempo parte bene il Brasile, ma è solo un’illusione perchè dopo i primi minuti di studio, il centrocampo passa in mano ai transalpini ispirati dalle magie di Zidane. Nonostante il predominio francese comunque il risultato rimane in bilico; al 25′ minuto Zidane lancia Vieira in un corridoio ma prima che il centrocampista della Juventus possa affrontare Dida viene atterrato da Juan.

Ammonizione inevitabile. L’altra grande occasione in chiusura di tempo, punizione di Zizou e ancora Vieira di testa manda di poco a lato.

Nella ripresa non cambiano gli uomini in campo e nemmeno la partita; Francia padrona del campo e Brasile che cerca di ritrovarsi. Il colpo del K.O. arriva da una punizione di Zidane dalla fascia al 12′ minuto; imbeccato Henry che, lasciato completamente da solo dalla retroguardia verdeoro, deposita in rete al volo.

La Seleçao è sotto shock, la Francia gioca in tranquillità e potrebbe raddoppiare prima su uno spunto di Ribery che mette in mezzo ma nessuno tocca e poi quando Henry mette lo stesso Ribery(uno dei migliori) davanti a Dida che fa il miracolo respingendo il tiro del francese.

Entrano Adriano e Robinho, ma non cambia la musica; un paio di occasioni per il Brasile di rientrare in gara nel finale di tempo grazie a Ronaldo.

Il Fenomeno si procura una punizione dal limite; tiro di Ronaldinho alto di poco. Poco dopo Ronaldo parte in velocità e tira da fuori, respinge Barthez.

E’ l’ultima speranza, vana, del Brasile campione in carica. La squadra di Parreira (molte responsabilità per lui nell’insuccesso) saluta il Mondiale che la vedeva grandissima favorita.

Il Miracolo di Grosso

La semifinale Italia-Germania evoca le magie di Messico 70. L’Italia, per niente intimorita dai fischi dei 60mila spettatori tedeschi del Westfalenstadion di Dortmund, decide di passare subito all’attacco.

Al 16′ Totti pesca libero Perrotta, il centrocampista si allunga la palla e Lehmann può respingere e bloccare in due tempi. Al 30′ è ancora brivido azzurro: Grosso scende sulla sinistra e mette al centro per Toni che gira a rete.

Provvidenziale il salvataggio di Metzelder. La Germania si spaventa ma al 34′ pareggia le occasioni da rete: Pirlo perde palla a metà campo, Klose allarga a destra per Schneider, destro appena dentro l’area, alto sulla traversa.

Durante l’intervallo Lippi non cambia la squadra. Dopo 5 minuti Klose entra in area, salta Cannavaro e Gattuso e solo l’uscita di Buffon sventa la minaccia. Ed è ancora il portiere azzurro a salvare la porta della nazionale sventanto una girata in area di Podolski. Il ritmo si fa più blando.

Lippi se ne accorge e lo urla dalla panchina. Al 29′ scocca l’ora di Gilardino che sostituisce Toni. Al 36esimo l’arbitro Archundia assegna un calcio di punizione alla Germania: palla centrale al limite dell’aria. Occasione che però Ballack spedisce altissimo.

Nella Germania Odonkor prende il posto di Schneider. Il tempo di riprendere il gioco e Totti serve Perrotta in area: Lehmann esce a valanga e respinge di pugno.

I 90 minuti finiscono in parità. Si va ai supplementari con Iaquinta al posto di Camoranesi. Lippi rischia, rinforza l’attacco e i risultati si vedono subito. Si parte e in un minuto l’Italia prende un palo con Gilardino e una traversa con Zambrotta.

La Germania sbanda paurosamente. Lippi fa uscire Perrotta e mette dentro Del Piero. La stanchezza si fa sentire. I tedeschi, poi, hanno nelle gambe la mezz’ora dei supplementari contro l’Argentina.

Ma proprio allo scadere del primo tempo supplementare Podolski divora l’occasione per segnare: cross di Odonkor, testa dell’attaccante tedesco e palla a lato. Klissmann si dispera.

Il secondo supplementare si apre con un doppio brivido per gli azzurri. Prima una mischia in area tedesca che Del Piero non riesce a concretizzare, poi, sul ribaltamento di fronte, l’ennesima grande parata di Buffon su tiro di Podolski.

La partita resta in equilibrio perfetto. Poi, al 13′, la magia di Grosso che gira di interno dalla destra, supera il portiere e spalanca le porte della finale agli azzurri.

E un minuto dopo il raddoppio di Del Piero con un destro a rientrare dopo un gran lavoro di Gilardino.

Lehmann non ci può arrivare e l’Italia vola verso la sesta finale della sua storia.

L’altra semifinale vede di fronte la rediviva Francia di Zidane e la rivelazione Portogallocon l’emergente Cristiano Ronaldo. Per il match Scolari recupera Deco e Costinha, entrambi fuori per squalifica contro l’Inghilterra.

Domeneck si affida agli stessi uomini che gli hanno consetito l’impresa di eliminare il superfavorito Brasile. La Francia cerca di colpire a freddo e dopo appena 36″ colleziona la prima palla gol con Malouda che lanciato a rete dalla sinistra calcia fuori in diagonale sul palo opposto.

Il Portogallo non si spaventa e risponde al 4′ con un destro di Deco, respinto corto da Barthez, poi la difesa libera. I lusitani giocano una decina di minuti a ritmi decisamente superiori rispetto alle gare precedenti e si rende ancora pericoloso al 9′ dopo un ottimo scambio tra Cristiano Ronaldo e Maniche e conclusione di quest’ultimo alta di un soffio.

Sale in cattedra Figo che propone diversi assist e conclude lui stesso a rete.

La squadra di Scolari è ben messa in campo, tiene un discreto possesso di palla e non si sbilancia, la Francia controlla la situazione senza problemi, tiene il ritmo basso e punta sulle giocate di Zidane che con il pallone tra i piedi fa ciò che vuole.

Permane l’equilibrio che può essere spezzato solo con un episodio. Al 32′ Zidane per Henry, dribbling a rientrare su Carvalho che lo stende in area. Larrionda indica giustamente il dischetto e Zidane con un destro sull’angolo basso infila Ricardo che può solo sfiorare il pallone.

La partita ora si fa più bella, il Portogallo reagisce e al 35′ dopo un destro potente dalla distanza di Maniche, Barthez para in due tempi. L’occasione migliore per il pareggio al 39′ con Cristiano Ronaldo che salta due uomini e calcia prontamente da fuori, Thuram riesce a deviare in angolo. Il primo tempo si chiude così.

Stessi uomini in campo ad inizio ripresa e Francia subito vicina al raddoppio: al 3′ ottimo spunto di Henry, ma il suo sinistro è respinto in angolo da Ricardo.

Un minuto dopo Ribery prova il destro e Ricardo interviene in due tempi. Il Portogallo, pur producendo gioco soffre l’assenza di una punta concreta in area di rigore: Pauleta non ha le caratteristiche per reggere il reparto avanzato.

Deco non riesce ad inventare nulla e anche Figo e Cristiano Ronaldo non incidono più come nella prima frazione. Al 33′ la migliore occasione della ripresa ed è per il Portogallo: Punizione di Ronaldo, Barthez non blocca, Figo da distanza ravvicinata di testa manda incredibilmente alto.

La Francia appare stanca, soffre negli ultimi minuti, ma l’assalto finale dei portoghesi, portiere Ricardo compreso, non produce effetti. Scolari non potrà riconfermarsi campione, il suo Portogallo dovrà accontentarsi della finalina di Stoccarda, la Francia, invece, vola a Berlino.

Il cielo è blu sopra Berlino

9 luglio 2006: è il giorno della finale. Appena un mese prima nè la Francia di Domenech nè tantomeno l’Italia di Lippi erano nelle previsioni dei bookmakers le maggiori candidate per la conquista del titolo.

Ora sotto l’arco dello stadio di Berlino si affrontano per l’alloro mondiale. Sugli spalti sono circa 40.000 gli italiani che cantano l’inno nazionale, tra di essi presenti il Presidente Napolitano ed il ministro Giovanna Melandri. Gli undici in campo sono quelli annunciati, nessuna novità.

L’inizio è teso. Ne fa le spese Henry che resta a terra dopo uno scontro fortutito con Cannavaro. Un minuto dopo l’Italia rimedia la prima ammonizione per un fallo di Zambrotta su Vieira. Ma è al settimo minuto che il risultato cambia. Malouda entra in area, al suo fianco Cannavaro e Materazzi.

Ed è proprio il difensore dell’Inter che allunga una gamba e stende il francese. E’ rigore. Dal dischetto Zidane azzarda il “cucchiaio” alla Totti. La palla picchia sulla traversa e rimbalza oltre la linea di porta. E’ gol, e per la prima volta, in questi mondiali, l’Italia si trova sotto di una rete e deve inseguire.

Lippi chiede ai suoi di giocare sulle fasce, cercando la testa di Toni in area. E proprio il centravanti viola costringe Thuram ad un rischioso tuffo di testa in area per neutralizzare un insidioso crosso di Pirlo. E sono sempre le fasce laterali le zone dove l’Italia cerca di organizzare il contrattacco, con i francesi che, forti del vantaggio, rallentano il gioco. Si vede poco Totti, marcato stretto da Makelele e Vieira.

Il pareggio azzurro arriva al 19′. Merito di Materazzi, al secondo gol mondiale. Calcio d’angolo di Pirlo, il difensore dell’Inter sale altissimo in mezzo all’area, batte in elevazione Vieira e insacca alle spalle di Barthez. Un gol bellissimo, una prodezza che riscatta il rigore provocato. La partita torna in parità.

La Francia si riaffaccia dalle parti dell’area azzurra al 25′ con un traversone di Ribery neutralizzato da Materazzi. La partita è equilibrata. Lippi approfitta di una pausa di gioco per richiamare Totti che ancora non riesce a trovare la posizione.

Al 34′ nuovo salvataggio di Thuram in area su Toni. E dal calcio d’angolo che segue il centravanti viola stampa la palla sulla traversa a portiere battuto. La sofferenza della Francia sulle palle alte è sotto gli occhi di tutti.

Gli azzurri, dopo una partenza difficile, sembrano aver trovato vivacità e brillantezza. La Francia, invece, propone un ritmo più compassato, con Zidane terminale di tutti i palloni. Il primo tempo si chiude sull’1 a 1.

Il secondo tempo parte con le stesse squadre. Lippi e Domenech non fanno cambi. Trenta secondi e Henry salta mezza difesa ed entra in area. Il suo tiro, però, è praticamente un passaggio a Buffon.

Al terzo minuto mischia in area francese con Grosso che perde l’attimo buono. Ma è ancora Henry che semina il panico, da solo, in area azzurra. Dribbling e controdribbling fino all’intervento provvidenziale di Zambrotta.

Trascinati dalla stella dell’Arsenal, i francesi cominciano bene la ripresa. Da brivido la percussione sulla fascia di Malouda che mette al centro una palla che danza pericolosamente in area italiana.

Uno strappo costringe Vieira, uno dei migliori in campo, ad uscire. Al suo posto Diarra, centrocampista del Lens. L’Italia, troppo chiusa nella sua metà campo soffre la pressione francese.

Lippi corre ai ripari e mette dentro Iaquinta e De Rossi (al rientro dopo i 4 turni di squalifica): escono Totti (mai entrato in partita) e Perrotta. si riparte e Toni di testa segna, ma Elizondo fischia il fuorigioco.

Ribaltamento di fronte e nuovo brivido dopo un tiro del solito Henry che Buffon respinge in tuffo. La stanchezza comincia a farsi sentire. Ribery per i francesi e Camoranesi per gli azzurri sembrano i più provati. Pirlo, invece, continua una prestazione maiuscola.

Toni, in avanti, lotta e costringe Diarra all’ammonizione. E proprio dopo una punizione conquistata sul centravanti italiano, Pirlo manda la palla vicinissima al palo di destra di Barthez: la Francia adesso si difende.

Al 34′ Zidane, dopo un contrasto con Cannavaro, indica, con una smorfia di dolore, una spalle e chiede il cambio. Attimi di preoccupazione per i transalpini ma il capitano resta in campo.

Al 42′ Lippi fa entrare Del Piero al posto di uno stanchissimo Camoranesi. L’arbitro concede due minuti di recupero. Nulla da fare, si va ai supplementari.

Un errore, a questo punto della partita, potrebbe essere fatale. La Francia si affida ai lampi di Zidane o Henry, gli azzurri puntano sull’azione collettiva. Al nono del primo tempo supplementare Ribery spaventa l’Italia con un rasoterra.

Poi il francese lascia il suo posto a Trezeguet. Domenech cambia il modulo, spostando Henry sulla fascia e mettendo Trezeguet punta centrale. Al 13esimo ancora Zidane e ancora Buffon: un colpo di testa del capitano francese che il portiere azzurro devia sopra la traversa. Due veri campioni.

Nell’intervallo Buffon e Cannavaro caricano la squadra. Henry, stremato, lascia il campo per Wiltord. Poi, una partita corretta, cambia volto. Al quinto Zidane rifila una testata sul petto di Materazzi.

La partita e la carriera del capitano francese finiscono così, nel modo peggiore: cartellino rosso dopo la prova tv. Un gesto inspiegabile, che macchia una prestazione superba. L’Italia, in superiorà numerica, si getta avanti.

La Francia, senza più le sue due stelle, si difende. Si va ai calci di rigore.

Rigori: segna Pirlo per l’Italia. Wiltord pareggia. Segna Materazzi. Sbaglia Trezeguet che manda la palla a sbattere sulla traversa. De Rossi ci porta sul tre a uno. Abidal segna il secondo rigore per la Francia. Del Piero segna: 4 a 2 per l’Italia. Tira Sagnol e segna. Tocca a Grosso, 5 anni prima giocava in C2 nel Chieti. Barthez non indovina l’angolo e non può fare altro che vedere la palla entrare nella porta, consegnando all’Italia il quarto titolo mondiale. Il capitano Cannavaro, dopo una festa tricolore, può alzare la coppa, degno successore di Dino Zoff in Spagna 24 anni prima.

Fonte “Storie di Calcio Altervista”

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