Cari interisti vi scrivo…

Dopo ieri sera è difficile riuscire a mettere in ordine le emozioni ed i pensieri.

Dopo ieri sera è difficile riuscire a mettere in ordine le emozioni ed i pensieri.

È difficile digerire quel nodo in gola che, per noi interisti, si è aggrovigliato in quella notte di Londra. Quel groviglio che sembrava essersi snodato al colpo di testa del pareggio del solito Icardi, è sprofondato in fondo allo stomaco all’apparire del pareggio del Tottenham sul tabellone di San Siro , ed è diventato un macigno non digeribile , subito dopo il ‘game over’.

Forse non è difficile; anzi è facilissimo capire da dove si può cominciare una riflessione sul cocktail di emozioni che dopo il Psv ha travolto, fino a far stramazzare al suolo, noi interisti.

Devo cominciare proprio da noi: dallo stadio, dalla gente, dall’ambiente, dalle nostre esultanze e dalle nostre facce, tramortite in uscita dal Meazza.

Meritiamo un applauso. In queste tre partite del girone, splendido quanto fatidico, di Champions, abbiamo dimostrato quanto San Siro mancasse a questa competizione. Abbiamo creato atmosfere incredibili con coreografie di ottantamila persone, torce del telefono al cielo, boati assordanti, tifo incessante.

Siamo stati il dodicesimo uomo in campo, siamo stati, dopo Icardi, il secondo miglior marcatore della squadra, perché sul tabellino dei marcatori, al 2-1 con il Tottenham e all’1-1 con il Barça, doveva esserci scritto ‘92’ San Siro’ e non ‘ Vecino’,  ‘87’ San Siro’ e non ‘Icardi’.

Tutto questo non é bastato, o meglio non é bastato sul piú bello, per trascinare una squadra che partiva dalla quarta fascia, dal 2011 estranea alla competizione, e con limitazioni di rosa dovute al Fair Play Finanziario.

Avevamo capovolto le aspettative, eravamo ad un millimetro dalla top sedici europea, e la squadra ci aveva seguito, ci aveva messo l’anima, fino al 73esimo di ieri sera. Se siamo fuori qualche motivo ci sará,.

Abbiamo avuto sfortuna?  Sí, può essere, a partire dal sorteggio, fino al gol del Tottenham al Camp Nou al 86esimo, dopo i due pali del Barcellona, passando anche dal gol di Kane al 90esimo con il Psv e dall’ordine delle partite.

Siamo usciti per sfortuna? No, non bisogna dimenticare che la serata in casa con i londinesi, é stata tanto magica quanto fortunata, che il Barcellona lo abbiamo sfidato senza Messi e che a Eindhoven sul 1-0 del Psv potevamo finire in dieci per un fallo di mano di Handanovic fuori area.

Chiamala ‘Sfiga’ o chiamalo ‘culo’ , alla fine piú o meno si sono annullati a vicenda; il destino un po’ ci ha dato, un po’ ci ha preso.

Non trovo demeriti nelle prime cinque partite di questo girone, se non un po’ piú di coraggio e spensieratezza a Londra; ne trovo tanti invece nella serata di ieri sera. Arrivi a giocarti una partita del genere senza centrocampisti, perché Naingollan e Vecino sono stati spremuti prematuramente.

Subito dopo aver appreso la notizia del vantaggio del Barça, commetti una leggerezza incredibile con Asamoah, che ti costa lo 0-1. Hai tutte le carte in regola per ribaltarla, e invece ti perdi tra la frenesia e la tensione, tra posizioni sbagliate e giocate senza senso.

L’errore, ed il motivo piú grande che ti fa uscire dal girone, avviene quando per grazia divina riesci a pareggiarla al 73esimo. L’Inter smette di attaccare, palleggia in difesa, ‘tanto il Barcelona sta vincendo’. Sugli spalti ce ne accorgiamo in fretta, ed ecco che il timore di un gol del pareggio ti annebbia il pensiero. Detto fatto, 1-1 sul tabellone e psicodramma a San Siro.

Abbiamo giocato con il fuoco, meritiamo di uscire, non per le prime cinque partite, dove si è dimostrato di potersela giocare alla pari e meritare forse il passaggio piú del Tottenham, ma per quegli ultimi venti minuti.

In quel finale é mancata l’esperienza, la freddezza, la lucidità; non é questione di voglia o di qualità, anche se di questo si potrebbe discutere. Siamo tornati a casa, con i cervelli confusi, con i sentimenti frustati, ma siamo tornati  con la consapevolezza che questa esperienza ci ha dato tanto.

Quest’anno dovevamo viverla come un gioco, un plus; poi é ovvio che ci si cali nella parte, ma questo girone é stato la base per far tornare il ‘sogno’ di giocare questa competizione, la normalità.

Saremo piú forti, avremo una squadra piú adeguata, saremo pronti e noi tifosi ci saremo sempre; per il momento lecchiamoci le ferite, ma non abbassiamo la testa, non questa volta.

Ed a quelli che ieri sera guardavano sul divano, diciamo che è ovvio che siano contenti. Lasciamoli esultare, l’avremmo fatto pure noi a parti inverse, ed è normale.

Siamo ancora un passo avanti (a chi stava sul divano) e due indietro (a chi gioca invece per vincerla).

Ma cresceremo…