Commentiamo passo per passo le parole di Ausilio….

Commenti di un piccolo giornale…

Commentiamo passo per passo le parole di Ausilio….

Questa è la prima parte riportata da Calciomercato.com:

“Non può esserci un progetto se non c’è una continuità di dirigenza e di proprietà. Siamo al terzo anno e stiamo ripartendo con un nuovo progetto. Abbiamo abbandonato il concetto di una proprietà stupenda, come è stata quella di Moratti, che però era prettamente a gestione familiare, con” “una logica ben precisa.” “Ha sempre vinto seguendo un percorso di passione, non di business: Moratti non ha guadagnato un euro dall’Inter. È stato molto felice di essere riuscito ad emulare le gesta di suo padre”. 

Pare inutile parlare ancora di Massimo Moratti, parlano chiarissimo i bilanci della sua era: perdite ogni anno ripianate dal socio di riferimerimento con danaro fresco, la continuità aziendale come scrive Deloitte a latere dei bilanci stessi, è sempre assicurata dagli interventi del socio di maggioranza. Non parliamo di noccioline, siamo nell’ordine di centinaia e centinaia di Milioni di Euro… Questa si chiama continuità aziendale? Si presume che un’impresa sia in condizioni di continuità aziendale quando può far fronte alle proprie obbligazioni ed agli impegni nel corso della normale attività. Ciò significa che la liquidità derivante dalla gestione corrente, insieme ai fondi disponibili (in cassa, in banca, mediante linee di credito,ecc.) saranno sufficienti per rimborsare i debiti e far fronte agli impegni in scadenza. Il fatto che la “continuità aziendale” per anni venga assicurata mediante ripianamento delle perdite, causate da una eccessiva e persistente pressione delle componenti negative del reddito sulle componenti positive e tale pressione si protragga nel tempo, senza mostrare concreti segnali di inversione della tendenza, ovvero di arrivare a valori delle componenti positive in grado sostenere le componenti negative, non è sicuramente segnale di buoni auspici per la continuità aziendale e stiamo parlando di almeno un decennio… Gli “Indicatori di rischio sulla continuità aziendale” parlavano abbastanza chiaro:

Nel seguito vengono elencati alcuni esempi di eventi o circostanze riportati nel documento n. 570 del CNDCEC che possono comportare seri rischi per l’impresa e che, presi singolarmente o nel loro complesso, possono far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale. Tali “Indicatori finanziari” vengono genralmente indicati come segue:

  • situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo;
  • prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso;
  • oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
  • indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
  • bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi;
  • principali indici economico-finanziari negativi;
  • consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività che generano cash flow;
  • mancanza o discontinuità nella distribuzione dei dividendi;
  • incapacità di saldare i debiti alla scadenza;
  • incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
  • cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”;
  • incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari. 

Pare evidente che negli ultimi periodi i bilanci dell’Inter abbiano mostrato la coesistenza di uno o più di tali indicatori, la situazione dell’azienda di famiglia che secondo l’opinione generale avrebbe chiuso i rubinetti e deciso di non sostenere più la squadra di calcio hanno poi portato Massimo Moratti all’unica decisione plausibile: la cessione, che in effetti avvenne nella famosa operazione di cessione ad Erick Thohir.

“Prima di arrivare alla proprietà attuale, c’è stato un signore indonesiano che ha comprato l’Inter, ha fatto un bel business ed ha sicuramente favorito l’Inter, a parole, in un percorso che oggi è quello rinforzarsi nelle logiche del nuovo mercato, dove bisogna considerare i ricavi, dato che l’Uefa non” “consente più di immettere troppi soldi e fare calcio in questi modi. Oggi tutto deve essere proporzionato ai ricavi.”

E’ certo che il signore indonesiano abbia fatto un buon business acquistando e rivendendo l’Inter nel giro di 3 anni. Arrivò proclamando che entro il novembre 2016 la squadra sarebbe tornata competitiva, i risultati li conosciamo… Dichiarò che era ora di cambiare mentalità, immissioni di danaro ridotte allo stretto necessario, aumento dei ricavi, ecc. Insomma aveva promesso un club che se la sarebbe cavata da solo, aumentando i ricavi, riducendo i costi, ponendo in essere strategie di limitazione del rischio di non continuità aziendale e ci parlò di:

  • esistenza di un piano di ristrutturazione aziendale: qualcuno si è accorto che Thohir abbia realizzato un piano di ristrutturazione aziendale efficace, che abbia portato benefici?
  • possibilità di procedere ad un aumento di capitale sociale: Thohir ha buttato spiccioli come aumento di capitale…
  • possibilità di cedere asset non strategici: quali asset strategigi cedibili aveva l’Inter?
  • rinviare investimenti senza che ciò influisca in maniera determinante e negativa nella capacità di produrre reddito: una barzelletta…
  • possibilità di ristrutturare l’indebitamento o di dilazionare nel tempo il rimborso dei debiti scaduti: in effetti si occupò di ristrutturare l’indebitamento della società, garantito da massimo Moratti, liberandolo dal peso di garante, con la famosa operazione ideata con Goldman Sachs. Parliamo solo degli aspetti principali: a garanzia dell’operazione l’Inter, pagamento di 12 milioni anno per 5 anni (interessi), pagamento maxirata finale pari al montante di finanziamento ricevuto da saldare al quinto anno, con quali danari non è dato a sapersi…
  • una struttura di costi fissi non preponderante rispetto ai costi variabili tali da consentire di aumentare la marginalità dei prodotti: ci facciamo 4 risate?
  • capacità di innovazione dei propri prodotti a favore della marginalità degli stessi (tecniche, commerciali o di marketing): altre 4 risate?
  • possibilità di entrare in mercati alternativi, di reperire nuovi clienti strategici, fare aggregazioni o sottoscrivere contratti di forniture vantaggiosi: nei propositi lo sbandierava continuamente, in realtà facciamoci 4 risate. I bilanci della gestione Thohir parlano chiaro…Non vogliamo discutere della catena di controllo inventata da Thohir e dei finanziamenti a tassi di tutto rispetto, provenienti da società off shore nel bene e nel male sotto il controllo di Thohir stesso.

Secondo la nostra modestissima opinione Thohir è stato solo fortunato a trovare un acquirente di grande forza economica e molto liquido, era ormai sull’orlo del baratro.

Argomento Juve:

“Anche noi abbiamo l’obbligo di adeguarci alle condizioni che ci impongono per continuare a partecipare alle competizioni europee”. “Ogni giorno trovate sui giornali giocatori che prenderemo e soldi che spenderemo, ma la verità è che dobbiamo rispettare il tetto salariale. Il ns fatturato è” “tra i 200 e i 230 milioni di euro, mentre quello della Juve, che partecipa regolarmente alla Champions League, è di 400 milioni: sono quasi 200 milioni di differenza tra l’Inter e la Juve. Dopo la retrocessione hanno lavorato seguendo un idea di business, hanno investito nel settore “giovanile,” “hanno avuto una grande visione dal punto di vista manageriale. Hanno costruito il proprio stadio e gradualmente alzato gli stipendi, hanno lavorato sullo sviluppo commerciale e poi, dal momento in cui vinci e partecipi alla Champions, puoi partire da +50 milioni di euro. Loro “riescono a” “fare questo con continuità è per questo che c’è grande differenza con le altre. E’ una forbice che può ancora allargarsi e si fa fatica a recuperare, perché non si recupera con il calciomercato. Non si recupera prendendo i migliori calciatori, perché poi i migliori calciatori vanno dove ci” “sono più soldi, dove possono giocare la Champions.”

Qui Ausilio ci parla dell’invezione dell’acqua calda! Lasciamo perdere….Nessun commento.

Tutto il resto dell’intervento ad usum platea non dice nulla di nuovo, bassa demagia, piuttosto ci dica chi è il genio del calcio che ha concepito l’operazione Kondogbia… 

Il sig. Ausilio avrebbe fatto buona cosa se ieri fosse andato a pesca al lago Oggiono, non sapremmo in quale altro posto, lasciando in pace i cinesi, che stanno lavorando alla situazione Inter, dove ogni cosa tocchi è piena di spine…

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