Coppa Italia Inter-Benevento 6-2 “Abbassa l’audio per favore”…

L’Inter fa il suo esordio in Coppa Italia e con un tennistico 6-2 al Benevento si qualifica per i quarti di finale in programma il prossimo 30 gennaio contro la Lazio.

L’Inter fa il suo esordio in Coppa Italia e con un tennistico 6-2 al Benevento si qualifica per i quarti di finale in programma il prossimo 30 gennaio contro la Lazio.

Coppa Italia Inter-Benevento 6-2 “Abbassa l’audio per favore”

La partita è andata in scena in un clima surreale, con San Siro vuoto a causa della squalifica rimediata per i cori di discriminazione razziale e territoriale contro il Napoli; è stata l’occasione per far rivedere il campo a diversi giocatori rimasti comprimari o a scartamento ridotto fino a questo punto della stagione.

Nei titolari quindi Padelli al posto di Handanovic, Ranocchia centrale, Dalbert sulla fascia sinistra, Gagliardini in mezzo con Lautaro Martinez al fianco di Icardi. Per i campani si trattava della terza volta al Meazza nel giro di un anno, dopo la sconfitta per 2-0 del marzo scorso sempre contro i nerazzurri e l’incredibile vittoria di aprile contro il Milan per 1-0, che rappresentava il primo successo esterno nella storia della società in massima divisione.

Risultato mai in discussione sin dal primo tempo, grazie all’iniziale 1-2 siglato da Maurito e da Candreva e quindi Dalbert in chiusura di frazione, e poi alla doppietta di Lautaro ed ancora Candreva nella ripresa, intramezzati dai sigilli di Roberto Insigne e Bandinelli per i campani.

Poco da dire quindi in termini di risultato, molto invece per quanto riguarda i commenti alla telecronaca Rai, obiettivamente stridente con quanto andato in scena sul rettangolo di gioco. Poco importa il fatto che dopo dieci minuti la partita fosse già chiusa, così come poco interessava l’inconsueto silenzio dello stadio, rotto solo dalle urla dei giocatori in campo e dei mister in panca.

Per buona parte della gara si è dato seguito solo alle magagne nerazzurre è stato francamente inaccettabile.

Nell’ordine si è parlato di:

  1. rigore generoso concesso dopo solo due minuti, benché netto, visto che lo sgambetto su Candreva c’era eccome; evidentemente deve esserci una regola che non si consoce, che impedisce di fischiare un penalty nei primi istanti di partita.
  2. Spalletti su tutte le furie perché la squadra concedeva troppo , senza sapere che il mister urla costantemente in tutte le gare, e che ieri si sentiva solo di più, a causa del silenzio di San Siro.
  3. Padelli decisivo ai fini del risultato, tanto da essere necessariamente intervistato nell’intervallo con i nerazzurri in vantaggio solo per 3-0, chiedendogli lumi sull’incredibile parata fatta su Tello.
  4. grana rappresentata dal rinnovo contrattuale di Icardi, con le parti ancora troppo distanti, e con il capitano distratto dai mille pensieri; in effetti dopo sette minuti aveva già segnato e colpito un palo.
  5. rogna Nainggolan, che rappresenta il vero flop di mercato e la insostenibile scelta di sacrificare Zaniolo sull’altare del belga.
  6. difficoltà cronica dell’Inter di trovare un esterno sinistro degno di calcare i campi della Serie A, con Dalbert che addirittura non viene nemmeno chiamato più per nome dall’allenatore, ma coso.
  7. discontinuità di Perisic, in crisi psicologica per le sirene di mercato che lo assillano dall’estate scorsa, e per le dichiarazioni che hanno allarmato la dirigenza e la tifoseria, fatte, udite, udite a novembre scorso.
  8. evidente difficoltà del centrocampo interista con Gagliardini in ombra , Brozovic discontinuo a cui manca sempre qualcosa per esplodere ed un Joao Mario enigmatico, tanto da essere preso in considerazione quale nuova rubrica da inserire sulla ben nota Settimana dei rompicapi.
  9. Benevento che ha fatto la sua bella figura, e questo poteva anche starci, anche se ne ha prese sei.
  10. Godin, oggetto dei desideri nerazzurri per il prossimo mercato di giugno, ormai giocatore bollito ed a fine carriera, altrimenti l’Atletico Madrid non se ne priverebbe. Il tutto incuranti del fatto che in Spagna, per non farlo andar via, si stanno organizzando con dei gilet biancorossi.
  11. Allarmante atteggiamento complessivo dell’Inter, che in effetti se fosse stata solo più sul pezzo, invece di perdersi in quisquiglie mannaggia a lei, poteva arrivare a dieci invece che fermarsi a sei reti.

Non bastava quindi sopportare un San Siro chiuso, con l’impossibilità dei tifosi, quelli con t maiuscola, di poter vedere la propria squadra; non bastava dover sopportare la pubblicità ad interrompere a metà strada le azioni incriminate. Ci si è dovuti pure sorbire novantacinque minuti della tv di stato fatti di piagnistei e riprensioni, degne della peggior litania dei santi, con l’aggravante che chi ha commentato, di cui non si conosce il nome, viene pure stipendiato dai contribuenti.

Il 30 gennaio l’Inter sarà ancora sulla Rai, con San Siro in parte chiuso, con la curva costretta a restare fuori. Sarebbe estremamente utile che rimanessero fuori pure i commentatori Rai. Diversamente si tolga il volume.

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