Inter – Cagliari 1 – 2, opinioni e valutazioni

Ritorna il campionato e, come un fulmine a ciel sereno, alla vigilia della partita casalinga contro il Cagliari le acque tornano ad essere molto agitate in casa Inter per il “caso-Icardi” (del quale parlero’ in coda all’articolo) condito da fischi da una parte della Curva Nord.

De Boer conferma la formazione ipotizzata alla vigilia: Handanovic, Ansaldi, Miranda, Murillo, Santon, Medel, Joao Mario, Candreva, Banega, Perisic, Icardi.

L’Inter prova a partire bene ma e’ il Cagliari a rendersi pericoloso su corner con Cippitelli che per poco non centra il bersaglio. Scampato il pericolo l’Inter comincia a macinare gioco. Nel giro di dieci minuti dai piedi di Banega partono idee interessanti per gli attacchi Nerazzurri, l’ultima di queste capita sul destro di Candreva ma il tiro e’ strozzato e non sortisce l’effetto sperato. Perisic ed ancora Candreva ci provano dalle rispettive zone di competenza ma il redivivo Storari e’ attento. Al minuto 25 Rizzoli prova a dare un “aiuto” all’Inter segnalando un fallo in area sarda su Icardi: e’ rigore ma il Capitano Nerazzurro manda fuori. Nulla di fatto, al “Meazza” c’e’ chi butta altra benzina sul fuoco con i fischi e chi fa da pompiere incoraggiando Icardi con applausi. L’Inter continua a spingere tenendo il Cagliari sulla difensiva e costringendolo diverse volte in affannosi corner. L’ultima palla interessante e’ ancora per Candreva ma la sua conclusione e’ contrastata dalla difesa sarda ed arriva innocua a Storari. Nessun minuto di recupero, risultato ancora fermo sul risultato a reti bianche, tanta mole di gioco creato e tante recriminazioni per il rigore sciupato.

La ripresa riparte come il primo tempo; stesse formazioni e stessa paura per l’Inter con Di Gennaro che approfitta di un momento di spensieratezza difensiva ma fortunatamente manda fuori. Questa volta l’Inter non si desta e rimane nel suo mondo incantato, per fortuna Handanovic e’ sveglio e deve fare il doppio miracolo su Melchiorri e Sau. Stavolta l’Inter sente la sveglia e passa in vantaggio; Joao Mario tira, Storari respinge ma lo stesso portoghese si fionda sul pallone ed in scivolata mette in rete. Sembra la svolta ed invece altro stato di narcolessia in area di rigore ed e’ ancora Handanovic ad esserne immune e mura nuovamente Di Gennaro. De Boer cambia Banega per Gnoukouri e l’Inter prova a rimettere insieme le idee. La cosa pero’ non sembra funzionare a dovere visto che sull’ennesimo pallone che balla pericolosamente in area si avventa Melchiorri e fa 1-1. Entrano Eder e Jovetic (perche’?) per Candreva e Ansaldi con il passaggio alla difesa a tre ma l’Inter continua a subire il Cagliari. Poi, al minuto 40, arriva il patatrac; Handanovic esce male su un corner, la palla sfila sul lato sinistro, Melchiorri la ributta in mezzo ed Handanovic, complice una deviazione, se la manda in rete da solo. La frittata e’ completa.

Come due stagioni or sono il Cagliari vince al “Meazza”. Nonostante un buon primo tempo manca la concretizzazione del volume di gioco creato, mettiamoci il carico da novanta del rigore sbagliato, il vantaggio sciupato ed una ripresa dove e’ stato Handanovic il protagonista quasi assoluto; purtroppo l’unica nota negativa della sua prestazione e’ costata carissima. Non basta un Joao Mario che sembra piu’ permeato nell’undici titolare. Piu’ che soffermarsi sui singoli sarebbe utile fare qualche domanda a De Boer: come mai la squadra gioca buoni primi tempi e poi si scioglie nella ripresa (magari dopo essere andata in vantaggio)? Come mai alcuni cambi di difficile comprensione (Jovetic, la difesa a tre)? A cosa si devono gli evidenti sbandamenti difensivi? I cross dalle fasce per Icardi non sono ormai facili da leggere per gli avversari? Non sarebbe utile valutare una seconda punta da affiancare ad Icardi? Domande che sono una parte dei tanti grattacapi a cui deve velocissimamente trovare una soluzione l’allenatore olandese, a partire dal (quasi) ultimo appello per l’Europa League di giovedi’ prossimo per arrivare al trittico Atalanta, Torino, Sampdoria per cercare di imboccare l’uscita dalla crisi.

== Chi sale ==

Imprescindibile: Joao Mario
Ha superato in poche partite il periodo di ambientamento all’Inter in un momento oltretutto piu’ difficile di quanto di potesse immaginare. Bravo a portare palla, ordinato nel gioco, svelto a ribadire in gol il suo stesso tiro respinto. Il suo acquisto sembra essere piu’ che azzeccato.

Pilota: Banega
Forse non al meglio dopo l’impegno con l’Albiceleste, finchè tiene smista palloni per il reparto d’attacco e da’ una mano in difesa. Poi la benzina finisce e deve uscire. E la sua assenza si fa subito sentire.

== Il caso-Icardi ==

Premessa. Parafrasando il Sommo Poeta, nel mezzo del cammin di nostra vita…mi ritrovai a scrivere una (auto)biografia, ovvero si arriva ad un punto della nostra esistenza (diciamo intorno ai 50 anni) nel quale si tira una riga su cio’ che si e’ fatto/non fatto e magari lo si racconta in un libro che parla di se’. A giudizio di chi scrive, dubito che a 23 anni, se non di fronte ad una vita molto (ma molto) movimentata, si possa scrivere un libro di questo tipo.

Detto e premesso questo, cio’ che e’ successo tra sabato ed oggi presenta diversi spunti di riflessione.

Icardi. Non so chi sia stato/a la musa ispiratrice che abbia portato ed aiutato Icardi a scrivere questo libro, si puo’ dire che non sia stato proprio un/a buon/na consigliere/a nell’utilizzo di alcuni termini. Va bene raccontare episodi accaduti ed gia’ noti ai piu’, tuttavia sarebbe buona cosa ad utilizzare certe terminologie. Perche’ i casi sono due: o Icardi e’ stato autore “a sua insaputa” di parte del libro oppure era conscio di cio’ che vi era scritto. Che abbia la sua parte di colpa e’ fuori di dubbio. E magari, in ultimo, sarebbe stata buona cosa informare la societa’, visto e considerato che ne sei stipendiato e ti ha appena rinnovato il contratto.

Societa’. Zanetti ha lasciato da parte il suo tradizionale “volemose bene” e ci e’ andato giu’ pesante, Ausilio e’ stato meno diretto anche se non ha nascosto il suo fastidio. Pare stia arrivando una reazione ufficiale da parte della societa’ stessa. I tifosi devono essere rispettati, vero, ma attenzione a dar loro piu’ corda di quanto sia giusto darne. E forse, da questo punto di vista, sarebbe il momento che la societa’ diventasse un po’ piu’ sorda.

Tifosi (o presunti tali). Che le curve siano da sempre un insieme di persone dai diversi umori, passioni e sensibilita’ e’ cosa nota, sono la parte piu’ calda ed appassionata del tifo, bravissimi e straordinari in fatto di coreografie. E’ altrettanto noto che si ritengono i depositari del tifo per la propria squadra, dei “sacerdoti della fede calcistica” di una squadra. Ma c’e’ un limite a tutto oltre il quale non si puo’ andare. Ed uno dei limiti che una societa’ non deve permettere di superare e’ quello per cui i tifosi pretendano i giocatori sotto la curva per chiedere scusa dopo una brutta prestazione/sconfitta sul campo (vedi, per esempio, Tottenham-Inter o Sassuolo-Inter). Il giocatore esce dal campo a testa china, conscio di aver giocato male, meritandosi tutti i fischi e gli improperi di questo mondo. A mente fredda, sul campo di allenamento e con le persone preposte ci sono modi e tempi per valutare quanto accaduto. Ma ognuno deve rimanere al suo posto; il giocatore faccia il giocatore (ed il professionista), il tifoso faccia il tifoso. Se poi il giocatore sbaglia ci sono le persone addette, della societa’, che prenderanno i dovuti provvedimenti e non certo una parte di tifoseria che si sente autorizzata a proprie “giustizie sommarie”.

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