Intervista a Roberto Mancini

L’allenatore nerazzurro: “Trovo assurdo che un club con una struttura societaria solida non possa spendere più di altri per colpa di queste regole”

Quello tra Roberto Mancini e l’Inter è un rapporto sempre più complicato. Il tecnico sarebbe pronto a dire addio al club dopo aver lasciato il ritiro di Riscone ieri sera, ufficialmente per motivi burocratici. In una lunga intervista concessa al Guerin Sportivo, l’allenatore nerazzurro ha fatto il punto della sua situazione: 

“L’assenza del padrone, quando organizzi bene la società, non incide mai negativamente. Basta creare una struttura solida, avere ambizione e lavorare sodo. Non credete a chi dice che i club possono essere condizionati dalla lontananza di una guida” esordisce Roberto Mancini.

Sulla nuova proprietà:

“Non vedo alternative per le nostre società se vogliono competere con le grandi squadre straniere. Da Oriente arrivano investitori importanti che possono portare idee e mentalità vincente. Chiaro che vengono per vincere. L’impatto mi sembra buono, c’è grande entusiasmo e noi dobbiamo cavalcarlo”.

Sul Fair Play Finanziario:

“Paletti ridicoli, che ho sempre trovato assurdi. Perché penalizzare dei club che hanno un padrone solido, in grado di garantire incassi e continuità? Perché imporre sanzioni a società robuste, anche se indebitate? La realtà, poi, è che certe regole vengono aggirate con strategie di alta finanza. L’Inter sarà penalizzata, ma io spero che la società riesca a lavorare senza particolari condizionamenti”.

Sul disappunto per la mancata qualificazione all’ultima Champions:

“Una delusione grandissima, perché come obiettivo avevamo la coppa più importante, ma alla fine abbiamo dovuto accettare la verità. Evidentemente non eravamo ancora pronti per arrivarci. Eravamo in testa, tutti ci criticavano per gli 1-0, ma io non mi sono mai preoccupato di questo. Le vittorie sono vittorie, non vanno legate allo spettacolo e comunque stavamo volando. Quando si inizia un nuovo ciclo, non si possono fare previsioni certe”.

“Scudetto? Mai detto. Quando si riparte ci sono momenti di forte entusiasmo alternati a fasi di forte depressione. L’Inter ha avuto dei passaggi a vuoto e li ha pagati. Ma capita, bisogna essere forti di testa in certi frangenti. Tutti responsabili, compreso il sottoscritto. Ci vuole tempo, anche la stagione precedente al primo anno in cui ho riportato lo scudetto all’Inter fu di assestamento” ha continuato il tecnico nativo di Jesi.

Mancini-Inter, un rapporto d’amore:

“La prima esperienza qui fu indimenticabile ma si interruppe bruscamente. Io però sapevo che l’Inter era ancora nel mio cuore anche se non sempre tornare dove si è diventati grandi è una cosa positiva. Sapevo che era difficile e difficile è stato. Ho ragionato coi sentimenti e seguito l’istinto, mi affascinava l’idea di poter riaprire una bella storia”.

Sugli obiettivi di mercato:

“Ce ne sono tanti di bravissimi in giro, come Berardi e GabrielJesus. Poi però è necessario avere la pazienza di farli crescere, bisogna sempre trovare una via di mezzo. I giovani possono salire al top a fianco dei grandi giocatori che hanno già esperienza”.

Giovane è anche Kondogbia:

“Sono soddisfatto della sua prima stagione. Vedrete che diventerà uno dei migliori centrocampisti d’Europa. È giovane, ha cambiato squadra e ambiente, ha solo bisogno di tempo. Purtroppo in Italia basta poco per promuovere o bocciare qualcuno”.

Chiosa finale sulle critiche e sul proprio ruolo da tecnico-manager:

“Ho sempre detto che amo troppo questa società per poterla tradire. Non sarò mai un peso per l’Inter: come dissi a fine campionato, se qualcuno non mi vuole, sono pronto ad andare via. Il mio ruolo? Vediamo che intenzioni ha la nuova società, poi affronteremo anche il futuro. Io devo conoscere loro e loro devono conoscere me, come è logico che sia. Ma le premesse sono buone” ha concluso Roberto Mancini.

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