La stagione nerazzurra. Primo anno di Spalletti: “Dalle critiche al trionfo”

Primo anno: come assaggio si è preso la qualificazione champions

La pazza Inter è tornata e lo ha fatto nella partita più importante della stagione.

Nerazzurri tornano nel palcoscenico più importante d’Europa dopo ben 6 anni di astinenza, grazie ad una rimonta incredibile in quello che fu lo stadio di quello sciagurato 5 Maggio. Una rivincita personale sulla Lazio, ma soprattutto un 2-3 che consente a Icardi e compagni di agguantare quel quarto posto, obiettivo stagionale dichiarato, che nelle ultime settimane cominciava quasi ad essere utopia.

Un’inizio da urlo per l’Inter che a Dicembre si ritrovava, aldilà di ogni attesa in vetta alla classifica. Merito di una difesa invulnerabile, capace di non subire gol nel girone d’andata da Juventus, Lazio e Napoli, ma anche grazie ad un attacco non sempre stellare, ma sicuramente efficace capitanato da Icardi Perišić. Dopo quattro mesi ad alta intensità, qualcosa si è poi inceppato: i Nerazzurri hanno avuto un calo vertiginoso all’inizio del nuovo anno, gettando via punti preziosi e soprattutto le certezze che avvolgevano lo spogliatoio. Una crisi di risultati dovuta dunque ad una crisi mentale, stesso problema delle sei stagioni precedenti, ma con un’unica grande e decisiva differenza: Luciano Spalletti seduto in panchina.

Eh già, l’uomo più criticato dopo Orsato nel post gara di Inter-Juventus, si è rivelato alla fine decisivo. Il tecnico di Certaldo è riuscito a dare  la scossa alla squadra con una serie di mosse tattiche e non, che hanno ridato vita ad un ambiente che sembrava ormai giunto al capolinea. A risvegliare l’orgoglio dei suoi sono state, in primis, le parole dette pubblicamente in momenti cruciali della stagione: dopo il secondo 0-0 contro il Napoli, Spalletti in sala stampa dichiarò senza mezzi termini che alla sua squadra mancava qualità, un’accusa pesante che per molti addetti ai lavori poteva destabilizzare ancora di più l’ambiente ma in realtà, proprio dopo queste parole, l’Inter ritornò ad essere ciò che era ad inizio stagione e rispose con una serie di prestazioni quasi inaspettate; dallo 0-5 alla Samp fino ad arrivare all’impresa sfiorata contro la Juventus, Spalletti ha assistito ad una grandissima reazione d’orgoglio da parte dei suoi, che forse toccati da quelle dichiarazioni in cui il proprio allenatore tendeva a sminuirli, hanno gonfiato il petto e hanno tirato fuori energie mentali nascoste.

Non è un caso che da quel momento i Nerazzurri ritrovarono Ivan Perišić, giocatore letale ad inizio stagione e poi incredibilmente sparito dai radar dopo la tripletta contro il Chievo. L’esterno croato ha finito la stagione a livelli sicuramente più accettabili, peccando forse di lucidità in zona gol ma dimostrandosi uomo squadra con prestazioni di grinta e volontà, forse proprio le componenti che gli sono mancate nel cuore del campionato. Il capolavoro Spalletti lo ha soprattutto fatto con Marcelo Brozović, giocatore indisciplinato tatticamente e non solo: l’ex tecnico della Roma lo ha prima bacchettato dopo l’ironico applauso al pubblico in Inter-Bologna, e poi rivitalizzato consegnandogli in mano le chiavi della mediana. Una mossa azzeccata che non è stata l’unica, tanti infatti gli accorgimenti tattici fatti a stagione in corso, che a lungo andare si sono rivelati decisivi. L’inserimento in pianta stabile di João Cancelo sulla destra è stata sicuramente una delle svolte della stagione: data anche la peggior stagione della carriera di Candreva, serviva una marcia in più sulla corsia di destra, cosa quasi impossibile da chiedere a D’Ambrosio ma che al portoghese è riuscita benissimo. La Champions aumenta anche le speranze di rivedere il terzino di proprietà del Valencia anche l’anno prossimo in Nerazzurro, conferma di vitale importanza come quella di Rafinha, che nonostante la prova opaca dell’Olimpico è stato protagonista di giocate e prestazioni maiuscole sulla trequarti campo.

La bravura di un allenatore si vede infine anche nel correggere i propri errori e forse anche i propri difetti: spesso criticato per la tardività dei cambi e per l’inefficacia di essi (vedi Santon-Icardi in Inter-Juve), Spalletti è riuscito a risolvere la partita con la Lazio proprio dalla panchina, inserendo finalmente con la giusta tempistica Éder e Karamoh che hanno cambiato letteralmente il match dando vivacità e soprattutto creando superiorità numerica nella metà campo laziale. Una vittoria dunque del collettivo, di un gruppo che è riuscito a rialzarsi dopo mille battaglie perse e che l’anno prossimo riporterà la Champions League nella Scala del Calcio, aldilà dei futuri acquisti e delle probabili cessioni, ma con la certezza della marcia in più rappresentata dal Mago di Certaldo seduto in panchina.