Le grandi squadre: Brian Clough e il miracolo chiamato Nottingham Forest

Siamo nella metà degli anni settanta.

Siamo nella metà degli anni settanta.

Siamo nella metà degli anni settanta. Brian Clough veniva esonerato dal Leeds United e chiamato dal Nottingham Forest che a quel tempo militava in Second Division.

A febbraio arrivano John Robertson e Martin O’Neill. Negli anni successivi, tra gli altri, vengono ingaggiati anche Peter Shilton, Larry Loyd e Kenny Burns. Un paio di anni di assestamento e nel 1977 arriva la promozione. Le prodezze del Nottingham iniziano subito in quanto i neopromossi partono bene nella First Division, edizione 1977-78. Solamente Everton, Manchester City e Liverpool tengono il passo. Alla fine della stagione la classifica recita così: Nottingham Forest, 64; Liverpool, 57; Everton 55. Maggior numero di vittorie, minor numero di sconfitte e miglior difesa. I Reds sono campioni d’Inghilterra. Al grande trionfo, che porta la squadra al qualificarsi per la Coppa dei Campioni dell’anno successivo, si aggiunge anche una Football League Cup vinta contro il Liverpool.

Dove però il Nottingham Forest lascia la sua impronta immortale è all’Olympiastadion di Monaco di Baviera il 30 maggio 1979. Si gioca la finale della Coppa dei Campioni. Il Nottingham Forest, di Brian Clough, affronta il Malmö del tandem d’attacco Cervin-Kinnvall. Gli spalti sono gremiti di tifosi inglesi. L’attesa è grande. Per tutto il primo tempo i Reds provano a fare la partita e ad attaccare. Robertson colpisce il palo il Malmö resiste.

Inizia il secondo tempo. Accade tutto in poco tempo. Robertson punta la difesa svedese lanciandosi sulla fascia sinistra, arriva sul fondo e butta nel mezzo un cross morbido. La difesa del Malmö è superata e sulla palla si avventa Trevor Francis. E un gol che scatena un entusiasmo incredibile. La piccola città delle Midland Orientali è sul tetto d’Europa. Brian Clough ha fatto il miracolo. Prima il fiato sospeso ai Sedicesimi contro il Liverpool, campione uscente. Poi i trionfi contro AEK e Grasshopper. Infine, l’impresa di Colonia.

La stagione successiva di First Division non è bella quanto la precedente. Le 21 reti di Kenny Dalglish sono troppe per tutti e il Liverpool si laurea campione. Il Nottingham Forest chiude secondo, a -8 dalla vetta. Ancora Liverpool nella stagione 1979/80. Il Nottingham Forest chiude al quinto posto. In Coppa dei Campioni, invece, i Reds campioni uscenti amministrano bene il doppio scontro con l’Östers di Ravelli ai sedicesimi. Agli ottavi travolgono i romeni dell’Arges Pitesti. Avversario ostico è la Dinamo Berlino ai quarti. I tedeschi vincono al City Ground e solo una grande prova dei ragazzi di Clough, nella gara di ritorno, regala l’accesso alle semifinali. Il Nottingham Forest supera, soffrendo, anche l’Ajax e conquista la finale contro l’Amburgo, che nel frattempo ha superato il Real Madrid.

Al Bernabeu Clough si affida ai soliti. Shilton tra i pali. Lloyd governa il reparto difensivo e Anderson va ad attaccare sulla fascia. I mediani sono McGovern e Francis. In avanti John Robertson. I tedeschi, eliminato il Real con una certa facilità, partono favoriti. Robertson, a metà del primo tempo, porta in vantaggio gli inglesi. Il resto lo compie Peter Shilton, insuperabile quel giorno.

Il Nottingham Forest, che fino a tre anni prima marciva in Seconda Divisione, è di nuovo campione. Il gioco della squadra di Clough è dinamico e visionario, terribilmente attuale.

Poi più nulla o quasi. Fino all’aprile 1989. A Hillsborough, lo stadio dello Sheffield Wednesday, è in programma la semifinale di FA Cup tra il Nottingham Forest ed il Liverpool. A Sheffield accorrono migliaia di tifosi per seguire la partita.

Molti arrivano in ritardo. La confusione aumenta di secondo in secondo e prende forma la più grande tragedia sportiva inglese. Quel pomeriggio, a Hillsborough, persero la vita 96 persone. Più di 700 rimasero ferite.

Quel pomeriggio segna anche l’inizio del declino dei Reds. Resta la statua di Brian Clough, fuori dal City Ground. Ha le braccia al cielo e ricorda un’epoca indimenticabile dei Reds.

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