Totti: 25 anni che non sono stati un sogno, de più!

È finita, game over, Totti ha appeso gli scarpini al chiodo.

Totti: 25 anni che non sono stati un sogno, de più

È finita, game over, Totti ha appeso gli scarpini al chiodo.

Dopo la grande festa all’ Olimpico, si sono spenti i riflettori sulla sua attività agonistica e si è chiuso un anno di furiose polemiche durante il quale si sono create due opposte fazioni intorno “ar pupone”. Come dimostrato dall’apoteosi finale con il Genoa, stadio esaurito da giorni come non accadeva da almeno un anno, se non di più, biglietti rivenduti fino a 250 euro, Totti è diventato un’icona del calcio romano espressione di una “romanità” che rappresenta proprio l’aspetto più amato ed odiato al tempo stesso della “Città Eterna”. Amato da chi vede nel romano il simpatico guascone amico di tutti, sempre pronto alla battuta incapace di far male neanche ad una mosca; odiato da coloro che invece vedono del romano l’indolente sbruffone, spaccone, fannullone, parassita che non combina mai niente di buono nella vita.

Totti è riuscito a compattare le tifoserie di quasi tutta l’Italia, e non solo, in un lungo applauso nei suoi confronti ogni qual volta usciva dagli spogliatoi di quasi tutti gli stadi (tranne forse solo allo Juventus Stadium). Bellissimo lo striscione apparso a San Siro nell’ultima partita giocata contro il Milan, meraviglioso quello apparso addirittura nella lazialissima curva nord in occasione dell’ultima partita interna dei bianco celesti, così come gli applausi ricevuti a Milano sponda Inter, a Bologna, a Torino sponda Toro, a Verona, a Madrid l’anno scorso in Champions League. Per non parlare degli elogi pubblici ricevuti da tanti suoi ex avversari, da Buffon a Maldini, da Gerard a Backham, da Zoff a Baggio, per finire con quelli del giocatore di calcio ritenuto, da taluni, persino più grande di Pelè, ossia Diego Armando Maradona.

Elogi che “er Pupone” ha così commentato:” Adesso posso pure smettere”. E che dire del diploma “honoris causa” nell’ambito della XII edizione del Master SBS conferitogli dall’Università CA Foscari di Venezia? Persino Henry Young della CNN, pur non essendo notoriamente negli Stati Uniti il calcio il primo sport nazionale, gli ha dedicato un articolo che inizia così: “Uscirai dal Campo … solo per entrare nella leggenda”. A Roma invece la tifoseria si è incredibilmente spaccata tra coloro che sostengono che non avrebbe mai dovuto smettere e quelli che lo accusano di non fare il bene della squadra volendo continuare a giocare nonostante non sia più in grado. I primi sostengono, ricordandosi di Altafini, che con la sua classe infinita avrebbe potuto giocare pure da fermo fino a 50 anni, i secondi ritengono sia stato già da un po’ di tempo un peso in quanto la squadra in pratica avrebbe giocato in dieci. I primi ritengono che quando entrava lui la squadra giustamente si galvanizzava, i secondi invece pensano che i compagni fossero stufi di vedere lo stadio svegliarsi e tifare solo quando entrava Totti. I primi pensano che per la società è sempre stato una fonte di guadagni, visto che il 90% delle magliette giallorosse vendute sarebbero le sue, i secondi ritengono che lui sia stato ampiamente ripagato a suon di milioni di euro di ingaggio.

I primi pensano che avrebbe potuto guadagnare e vincere molto di più andando all’estero (è notorio che lo cercò persino il Real Madrid, oltre al Milana di Berlusconi), i secondi pensano che fuori da Roma non avrebbe goduto di tanta notorietà, specie giocando in un grande club estero pieno di altre grandi stelle. Francamente è difficile dare un giudizio su cosa sia giusto o sbagliato. Totti forse gode, sotto sotto, di sconfinata ammirazione anche da parte di coloro che lo attaccano proprio perché con la sua personalità fa ombra a molti giocatori, allenatori, presidenti, direttori sportivi e via dicendo. Totti è un personaggio pubblico che fa notizia ovunque vada e qualunque cosa faccia. Non è stato solo un giocatore, è la Roma. Questo da fastidio a molti, a tutti coloro i quali vorrebbero essere loro i principali protagonisti della squadra. Non per nulla non lo si vede quasi mai in giro a passeggio per la città. Scatenerebbe il delirio.

Totti è Roma e per questo viene odiato dalla maggioranza dei laziali i quali ovviamente non possono accettare l’idea di essere rappresentati fuori dalle Mura Aureliane da un idolo della squadra avversaria per antonomasia. Il merito per essere assurto ad un ruolo così importante nella città è ovviamente tutto suo e della sua immensa qualità calcistica, soprattutto se si pensa che ha sempre giocato in una squadra non proprio vincente, oltre che per le sue qualità umane. Adesso esiste il rischio che le divisioni si acuiscano a causa della definizione del suo ruolo in società. Bisognerà vedere se il suo carisma verrà sfruttato in maniera intelligente ed a lui gradito, cosa francamente difficile da ipotizzare. È possibile che Pallotta abbia un’idea di sfruttamento dell’immagine Totti diversa da quella del diretto interessato. Forse Pallotta pensa più al marketing ed alla pubblicità non dimenticando che la maggior parte delle magliette vendute continuerà ad essere quella del “capitano”, mentre Totti vorrà presumibilmente rimanere in qualche modo nell’ambito calcistico in senso stretto, non avendo certo problemi a concludere contratti pubblicitari per proprio conto a prescindere dalla Roma.

I precedenti non inducono all’ottimismo se pensiamo a Mazzola, Maldini, Del Piero, Baggio, Bergomi, tutti attualmente fuori dai ranghi delle società in cui hanno sempre militato o di cui comunque sono stati personaggi carismatici. Unico precedente positivo è quello di Gigi Riva il quale ha dedicato tutta la sua carriera ad una sola squadra, rifiutando proposte economicamente e sportivamente più vantaggiose, scegliendo di rappresentare, lui lombardo puro di origine, il Cagliari e la Sardegna tutta. Ma erano anche altri tempi ed il “merchandising” era una parola pressoché sconosciuta. Un pensiero va anche all’allenatore chiamato a gestire il fine carriera di questo grandissimo campione. Anche qui a Roma le opinioni divergono considerevolmente tra chi accusa Spalletti di aver maltrattato Totti e chi invece ritiene che non avrebbe potuto fare altrimenti vista la condizione fisica dell’ultra quarantenne giocatore.

Qualche voce girata per la capitale ha insinuato che Spalletti si sarebbe voluto vendicare di Totti ritenendolo responsabile del suo primo abbandono della panchina giallorossa anni fa. Voci tutte da dimostrare, di certo sarebbe stato opportuno che questo ruolo fosse stato appannaggio esclusivo dell’AS Roma. Purtroppo anche in questo caso si è evidenziata la distanza della presidenza americana dalla squadra e, soprattutto, dalla mentalità italiana e romana in particolare. Non aver capito, o comunque averlo compreso in grave ritardo, cosa rappresenti Totti per i tifosi giallorossi è stato un errore madornale. Se Pallotta, il quale, per chi non avesse ancora capito quale è il suo principale interesse, ieri a fine partita ha dichiarato che se non gli fanno fare lo stadio andrà via, avesse seguito il suo istinto da manager, Totti sarebbe stato costretto a smettere lo scorso campionato.

Avergli dovuto prolungare a furor di popolo il contratto per un ulteriore anno dopo una serie di prodezze incredibili compiute nel finale dello scorso campionato è stata una costrizione mal digerita da tutto il management societario, dal presidente fino all’allenatore. Il risultato è stato un’annata di calvario in cui Totti ha giocato pochissimo intristendosi in panchina, i giornalisti ad ogni conferenza stampa chiedevano a Spalletti perché non facesse giocare Totti e l’allenatore ha piano piano litigato con tutti i media, soffrendo eccessivamente la notorietà del giocatore (di cui l’altra sera, a cena in un ristorante di Salisburgo una signora austriaca mi ha chiesto informazioni!!), e finendo per decidere di andarsene a fine stagione. Il tutto ad esclusivo danno dell’AS Roma poiché le qualità professionali dell’allenatore non si discutono, non per nulla la squadra quest’anno ha battuto il record storico di punti raggiungendo quota 87, nonostante qualche grave errore sia tecnico che psicologico (Gerson esterno a Torino contro la Juventus? Bruno Peres invece di Totti nei sette minuti finali a Milano con tutto lo stadio che lo invocava? La strategia tattica nei due derby di Coppa Italia con la Lazio?) commesso durante il campionato.

Ave Francesco, nerazzurri te salutant!

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