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È nato un nuovo termine calcistico: la sfioricchiata

sommer rigore
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Sommer e la sfioricchiata. Al termine di Roma-Cagliari è andato in onda su Dazn l’ormai celebre programma Open Var. Nel corso della trasmissione, che ricordiamo nascere con l’intento di spiegare agli appassionati le dinamiche che portano ad una determinata decisione, è stato analizzato uno degli episodi più controversi dello scorso weekend: il rigore fischiato ai danni dell’Inter contro la Fiorentina per “imprudenza” di Yann Sommer nei confronti di M’Bala Nzola.

Sommer e la sfioricchiata: l’analisi dell’episodio

sommer rigore

Dal colloquio tra l’arbitro, Aureliano, e la sala Var, dove VAR e AVAR erano rispettivamente Marini e Doveri, si evincono chiaramente diversi aspetti. Tanto per cominciare Aureliano dichiara apertamente di aver visto l’episodio chiaramente e di aver valutato lui stesso. Chiarisce che dal suo punto di vista Sommer avrebbe preso prima il pallone e solo successivamente avrebbe impattato con il proprio pugno la testa di Nzola. In sala Var comincia fin da subito la verifica della dinamica. La prima cosa che viene controllata è se effettivamente sia Sommer ad arrivare per primo sul pallone. Fin da subito in cabina Var si parla di come lo svizzero in realtà sfiori il pallone prima di colpire in pieno l’attaccante della viola. Man mano che i replay proseguono la palla non viene più “sfiorata”, bensì “sfioricchiata”.

Dopodiché si passa alla valutazione dell’entità del contatto tra Sommer e Nzola ed è proprio qua che si accende la lampadina degli arbitri: è senza dubbio un fallo di imprudenza. Aureliano viene dunque richiamato al Var. L’arbitro si dirige verso il monitor e vi resta il tempo strettamente necessario per vedere un replay dalla durata totale di circa 4 secondi. All’interno del filmato non si riesce a capire chi arrivi prima sul pallone tra portiere e attaccante (quando è solare in qualunque altro replay che sia Sommer ad arrivare qualche istante prima) e l’unica cosa che si riesce a vedere è il pugno rifilato a Nzola. Dopo una rapidissima consultazione viene assegnato il calcio di rigore e viene cambiata la decisione iniziale di campo.

Antonio Damato, vice di Gianluca Rocchi e presente nel salotto di Open Var per spiegare gli episodi, ha spiegato come la valutazione sia stata effettuata correttamente. Quando si parla di “imprudenza”, toccare o meno il pallone prima del fallo non influisce in alcun modo sul giudizio finale. In questo particolare caso è chiaro come Nzola sia colpito con un pugno da Sommer, dunque ci troviamo all’interno di questa casistica. Aggiunge però una considerazione personale: l’episodio è particolare ed è una dinamica difficile da valutare.

Perché il Var ha agito in quel modo?

Ciò che lascia più di qualche perplessità è il modus operandi adottato dal Var. A destarli è la parola utilizzata per descrivere il modo con cui Sommer colpisce il pallone: “l’ha sfioricchiata”. Non serve di certo essere arbitri per capire che non sia un termine presente all’interno del regolamento ufficiale. E soprattutto basta una discreta conoscenza dell’italiano per capire che nel termine è insita una consistente parte di dubbio. Ma come? Proprio Rocchi, il designatore arbitrale, ci sta ripetendo alla nausea di settimana in settimana che il Var è legittimato ad intervenire solo in caso di certezze, non di dubbi. Allora perché è intervenuto in questo caso?

Alcuni arbitri a questo interrogativo risponderebbero, coerentemente con quanto esposto da Damato, che in questo particolare caso non conta assolutamente se Sommer prenda o meno prima il pallone: l’unica cosa da valutare è la pericolosità del contatto tra il numero 1 dell’Inter e Nzola. Ma allora spunta un altro interrogativo. Visto che a contare è esclusivamente l’entità dello scontro, perché in sala Var si è perso quasi un minuto a capire chi tocchi prima il pallone? Se gli arbitri presenti avessero saputo i dettagli del concetto di “imprudenza” avrebbero potuto concentrarsi solo sul pugno rifilato. Se non l’hanno fatto significa che questa regola tanto chiara non è.

Anche l’arbitro dal campo e senza aver ancora visto un singolo replay dice in cuffia che se Sommer non prende il pallone è fallo, se lo fa (come da lui visto) è tutto buono. Dal virgolettato si evince come la ricostruzione della dinamica sia assolutamente veritiera. Allora perché si è preoccupato di capire chi arrivi prima? Non sapeva il regolamento o è stata una regola applicata in maniera forzata? Non lo sapremo mai, soprattutto se Open Var ogni settimana si trasforma nella legittimazione degli errori di una classe arbitrale di un livello qualitativo ampiamente sotto alla media, che in più deve far fronte a un regolamento che fa acqua da tutte le parti.

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Luca Arcangeli

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