Atalanta-Udinese 2-0 e gli orobici sono soli al 4° posto

Finale incredibile per la squadra di Gasperini, che vince la resistenza dei friulani e sale al 4°  posto in solitudine nella corsa alla Champions

I Bergamaschi in vantaggio coi gol di De Roon e Pasalic in una partita senza storia

Finale incredibile per la squadra di Gasperini, che vince la resistenza dei friulani e sale al 4°  posto in solitudine nella corsa alla Champions

Atalanta-Udinese 2-0 e gli orobici sono soli al 4° posto

Col 2-0 all’Udinese, sofferto ma tutt’altro che rubato, alla fin fine, l’Atalanta saluta Bergamo da quarta, al momento in Champions League. Se lo resterà anche al termine del campionato accadrà comunque a Reggio Emilia, dove ora si trasferisce per i lavori di ristrutturazione dello stadio Atleti Azzurri d’Italia. Ma il Mapei Stadium evoca soavi ricordi di gloria continentale, visto che i bergamaschi lì hanno giocato l’Europa League lo scorso anno.

 

Stavolta potrebbe essere addirittura la massima competizione, e sarebbe pure meritata, considerata la continuità dell’Atalanta. Almeno la continuità di risultati, visto che gioco e fisico ultimamente sono un po’ calati. Niente di drammatico, sia chiaro, ed è rassicurante il fatto di riuscire a portarla a casa comunque di riffa o di raffa, come è successo contro l’Udinese, che non ha grandi doti tecniche, ma ha giocato una partita intelligente, ripartendo con velocità e sfiorando un paio di volte il gol del vantaggio che le avrebbe dato una salvezza che pare comunque a portata di mano e probabilmente avrebbe detto una parola decisiva sulla Champions.

Il 2-0 col rigore di De Roon e il tiro di Pasalic nel finale, dimostra comunque che l’Atalanta ha il carattere che manca alle altre contendenti al quarto posto (dando ormai per assegnati i primi tre). Il Milan è in una brutta spirale, Lazio e Roma fanno un po’ le montagne russe, l’unica seria concorrente in forma al momento sembra il Torino, altra squadra nota per il carattere e non deve essere un caso: nel calcio a volte giochi male di gamba ma vinci di testa.

A maggior merito dei neroazzurri c’è il fatto di aver iniziato la stagione addirittura a luglio per il preliminare di Europa League, e di aver saputo superare la botta dell’eliminazione ai calci di rigore. Chissà dove sarebbe finita se fosse entrata nel tabellone principale, possibile che adesso staremmo parlando dell’unica italiana in lizza su tre fronti. Di sicuro, quando ha iniziato a correre sia di gamba che di testa, questa squadra non si è fermata più, riuscendo nell’impresa di tritare davvero la Juventus (in Coppa Italia) anche più di quanto abbia fatto l’Ajax delle meraviglie, squadra e società a cui è spesso accostata non solo per il modo di giocare, ma anche per l’organizzazione societaria e l’insistenza sul vivaio. In questo, è splendido e significativo che anche stasera a Bergamo si sia ricordato Mino Favini, uno che ha fatto scuola non solo di calciatori, ma anche di dirigenti e di allenatori.

Ora l’Atalanta può vincere o perdere tutto in un mese, a cominciare dalla Coppa Italia che si giocherà il 15 maggio con la Lazio. Un match di cui andrà in scena quella che nel mondo dei concerti si chiama la data zero, o se preferiamo prova generale, domenica prossima: sempre all’Olimpico, sempre contro i biancazzurri. E il risultato del 5 maggio dirà molto anche sulla lotta per la Champions, anche se poi l’Atalanta sarà attesa dalla Juventus a Torino alla penultima giornata, mentre gli altri due impegni (Genoa e Sassuolo) sembrano decisamente di minor peso. Ma se i bergamaschi al momento sono i favoriti per il quarto posto non è solo perché lo occupano dopo stasera: c’è anche la banale considerazione che ultimamente vincono anche quando non sono belli. Sanno soffrire (sempre saputo, ma adesso di più), sanno aspettare, puntano meno sul gioco forse e più sugli strappi imprevedibili dei suoi talenti lì davanti, Ilicic, Zapata e Gomez.

E quando uno non c’è (Ilicic è stato fermato dagli adduttori) o gioca solo a momenti (con l’Udinese Gomez ha acceso la luce solo nella ripresa, Zapata appena si è allargato sulla fascia ha smarrito la visione della porta), c’è sempre qualcun altro. Un giocatore chiave, ma spesso sottovalutato forse perché non è appariscente, è De Roon, che a parte aver buttato in porta il pallone del rigore che pesava come un macigno, contro i friulani ha giocato un match di grande saggezza, facendo anche, e bene, il difensore centrale quando Gasperini ha provato a cambiare qualcosa nella ripresa, dopo le difficoltà iniziali. E la sua polivalenza – ma potremmo citare anche quella di Freuler, un altro che passa poco osservato ma è invece utilissimo – è il simbolo di una squadra dove tutti sanno aiutare tutti e sanno fare tutto, quando serve. Anche per questo è – stasera – la favorita per la qualificazione in Champions. Poi, chiaro, in 360′ può accadere di tutto: se la lotta per lo scudetto fosse stata accesa e incerta la metà di quella per il quarto posto, questo sarebbe stato un campionato memorabile.

ATALANTA-UDINESE 2-0 (0-0)
Atalanta (3-4-1-2) Gollini 6 – Mancini 5 (1′ st Piccoli 5,5) Palomino 7 Masiello 6,5 – Hateboer 6 De Roon 7 Freuler 6 (33′ st Djimsiti) Gosens 6 (18′ st Castagne 6) – Pasalic 6 – Gomez 6 Zapata 5,5. All. Gasperini 6,5
Udinese (3-5-2): Musso 7,5 – De Maio 6 (26′ st Nuytinck) Zeegelaar 6 Samir 7 – Stryger Larsen 6,5 Mandragora 6 (29′ st Badu sv) Sandro 5 De Paul 6,5 D’Alessandro 6  (38′ st Okaka sv) – Pussetto 6 Lasagna 6,5. All: Tudor 6,5
Arbitro: Giacomelli 7
Reti 37′ st. rig. De Roon, 40′ st Pasalic
Note. Ammoniti Zeegelaar, Samir. Spettatori 18.663, incasso 246.825,15 euro

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti!

Fonte Repubblica

Print Friendly, PDF & Email