Eto’o una carriera straordinaria tra tanti successi e l’infinita lotta al razzismo

Il camerunense lascia il calcio giocato: dal provino col Psg mai fatto all’amore e odio col Real passando per gli anni col Barcellona e quelli con l’Inter dove ha vinto il triplete con Mourinho

Samuel Eto’o, 38 anni

Il camerunense lascia il calcio giocato: dal provino col Psg mai fatto all’amore e odio col Real passando per gli anni col Barcellona e quelli con l’Inter dove ha vinto il triplete con Mourinho

Eto’o una carriera straordinaria tra tanti successi e l’infinita lotta al razzismo

 

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Che vita, quella di Samu. Sembra impossibile che sia contenuta in appena 38 anni. A 11 era già in Francia. “A giocare un torneo a Digione – ha raccontato nella sua biografia –. Mi fermai da una zia a Parigi ma la vita da sans papier è durissima: avevo paura persino ad uscire di casa, altro che giocare a calcio.

Andai a fare un provino al PSG ma non mi fecero nemmeno superare il cancello perché non avevo documenti”. Samu tornò in Camerun, per ripartire si appoggiò a una delle academy più potenti del Paese, quella del re della birra Gilbert Khadji, e a 15 anni eccolo a Barajas, aeroporto madrileno.

Ha un appuntamento col Real Madrid, nientemeno. Però a prenderlo non viene nessuno. E allora, ancora un volta, Eto’o deve fare da solo, conquistare la vita con le proprie mani. Ragazzo sveglio, pratico, brillante. Troverà la sede del Madrid. E al Bernabeu inizierà una storia di amore e di odio decisiva per la sua carriera.

Carriera che si è chiusa con 4 Champions League, due ‘tripletes’ consecutivi (caso unico al mondo), un oro olimpico, due Coppe d’Africa (manifestazione di cui è capocannoniere all-time), 4 campionati tra Spagna e Italia e tante altre cose. A nostro avviso il più grande (e sicuramente il più vincente) calciatore africano della storia.
Una lista infinita di successi in Africa e in Europa incorniciati da una personalità esplosiva, da un carattere che esprime alla perfezione il concetto di “Leone Indomabile” che è il simbolo della sua nazionale. Successi inframmezzati da polemiche varie, rapporti andati in frantumi e ricostruiti, scontri illustri con Luis Aragones, Florentino Perez, Ronaldinho, Pep Guardiola, Jose Mourinho. E quel filo nero della lotta al razzismo, una cosa che Samu ha vissuto sulla sua pelle, viva e reattiva.
“A noi neri ci trattano come persone di serie B” ha detto ancora recentemente. Si parla tanto di Cagliari in questi giorni: nel 2010 sempre lì anche Samu da interista fu insultato per il colore della propria pelle. Segnò il gol della vittoria. A Getafe nel 2005 sparò un pallone contro i tifosi che gli davano della scimmia.
A Saragozza nel 2006 disse “Non gioco più” e stava andandosene verso gli spogliatoi per protestare contro i beceri “buuuu” dei tifosi della Romareda. Lo fermarono Frank Rijkaard e l’arbitro. In Turchia all’Antalyaspor fu sospeso dal club dopo un post su Instagram nel quale condannava il razzismo. Una lotta costante, che oggi è ancora attualissima come ben sappiamo.

Al Madrid Florentino Perez non lo vedeva. Lo mandò in prestito al Leganes: poco spazio. Poi in prestito al Maiorca fino alla vendita definitiva. Joan Laporta lo portò a Barcellona per 24 milioni: 12 per il Madrid (col quale Samu aveva partecipato e vinto la Champions del 2000) e 12 al Maiorca.

Florentino al suo posto compra Michael Owen: “Puoi vendere tante magliette ma non essere il migliore – dice Eto’o parlando di quel momento – La mia storia col Madrid è come quella di un uomo che ama una donna che gli dà costantemente le spalle. Quando l’uomo decide di andarsene la donna lo insegue”. Un lustro in blaugrana con 3 Liga e due Champions (con gol in entrambe le finali), il doppio di quelle che il Barça aveva vinto prima del suo arrivo.

La prima Liga la festeggia gridando nel microfono del Camp Nou a squarciagola, “Madrid cabron, saluda el campeon”. Apriti cielo. In blaugrana il sodalizio e la rottura con Ronaldinho, accusato da Samu, quando tutti tacevano, di vivere in maniera dissoluta e distruttiva per se stesso e per il Barça di Rijkaard. Che si sfascia e nel 2008 arriva Guardiola: Pep il primo giorno dice che non vuole Samu (e Ronaldinho, e Deco). I lusofoni se ne vanno, Samu no.

Come sempre lotta, resiste, segna 36 gol ed è fondamentale per il primo “triplete” nella storia del calcio spagnolo. Poi Pep lo scambia con Ibra, e il resto è storia. Dell’Inter.

Il Nerazzurro, l’unico vero quotidiano dei tifosi interisti!

Fonte Gazzetta dello Sport

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