Il dilemma di Spalletti: trequartista si oppure no?

L’Inter si appresta ad affrontare la trasferta di Benevento con la volontà di prolungare il momento positivo, in termini di risultati, ma è anche alla ricerca della miglior soluzione sulla trequarti campo.

Il dilemma di Spalletti: trequartista si oppure no?

L’Inter si appresta ad affrontare la trasferta di Benevento con la volontà di prolungare il momento positivo, in termini di risultati, ma è anche alla ricerca della miglior soluzione sulla trequarti campo.

Lo ha sottolineato Spalletti, dopo l’ultimo match con il Genoa, che in rosa manca un giocatore che sappia agire in quella zona: “Noi non abbiamo quel calciatore che sulla trequarti crea scompiglio, che salta 2 uomini – dice il tecnico di Certaldo – Perisic e Candreva potrebbero averle, ma bisogna aumentare il ritmo, saltare quella postazione, altrimenti siamo scolastici”.

Per tutta la settimana, sono state avanzate le ipotesi più disparate: a partire dal cambio di interpreti, in quella posizione del campo, ad un drastico cambiamento di modulo, passando perfino alla difesa a tre. Lasciando invariato il 4-2-3-1, con lo spostamento di Candreva sulla trequarti rimarebbe libero il posto sulla corsia destra per Cancelo o Karamoh che ha avuto un impatto positivo, al suo debutto, nei minuti finali contro il Genoa. Tuttavia un suo impiego continuo rischierebbe di far bruciare le tappe di un inserimento graduale e ponderato per la crescita del ragazzo.

Il nazionale italiano invece, avrebbe bisogno di tempo per adattarsi al nuovo ruolo e non sembra avere nei piedi quel guizzo nello stretto che chiede Spalletti. La soluzione Perisic potrebbe essere quella più percorribile ma così facendo verrebbe a mancare il sostituto idoneo sull’out di sinistra ma soprattutto la spinta in fase offensiva e la necessaria copertura in quella difensiva che il croato ha dimostrato di saper fare.

In realtà la chiave di volta per ovviare al problema potrebbe essere anche quella di Borja Valero, l’acquisto di qualità in mezzo al campo che l’Inter cercava da tempo. Lo spagnolo però è spalleggiato da un solo compagno, Vecino o Gagliardini, ed è spesso costretto a percorrere più chilometri del dovuto per coprire la zona di competenza, venendo così meno nel momento in cui la squadra ha bisogno dei suoi piedi.

Ridisegnare un centrocampo a tre, gli consentirebbe di essere ancor più presente nel vivo del gioco e dettare i tempi i tempi per le giocate degli esterni, molto più presenti anche centralmente come richiesto dallo stesso Spalletti. Quest’ultimo ha insistito in diverse circostanze sul concetto di densità e verticalizzazioni in mezzo al campo, per poi liberare i terzini a supporto di una manovra offensiva che riesca ad occupare tutta la metà campo avversaria. A questo punto, affinché i meccanismi di gioco possano essere quanto più fluidi possibile, il nodo cruciale resta Icardi, al quale gli si attribuisce il ruolo di grande finalizzatore ma spesso isolato dal resto della squadra ed in balia dei difensori avversari. L’argentino dovrebbe però evolvere il suo modo di giocare e pertanto maturare nel suo modo di essere attaccante, staccandosi di più dall’area per partecipare alle azioni dei compagni e occupare la trequarti quando la squadra crea o le azioni si sviluppano orizzontalmente e poi farsi trovare pronto in area per colpire. In questo avvio di stagione, Spalletti è riuscito non solo a dare un’identità alla squadra, ma anche una parvenza di gioco che però sembra scemarsi proprio nel momento in cui il centrocampo non controlla e gestisce. L’unico giocatore in grado di essere mente pensante e rifinitore, è proprio Borja Valero, le cui caratteristiche per essere messe a disposizione della squadra, devono essere in certo senso “protette” e risparmiate durante i 90’ di gioco. Libero di controllare, lanciare e inserirsi, rischierebbe davvero di rivelarsi un’arma in più per questa Inter.