Inter, Suning senza strategie: chi comanda è Kia Joorabchian….

Chi è la mente dell’Inter? Chi si occupa delle strategie sportive?

 

Il gruppo Suning ha comprato l’Inter ma non ha una vera strategia per la gestione del club. E anche l’addio di Roberto Mancini, che pure ha le sue responsabilità, va visto sotto quest’ottica. I cinesi hanno investito finora 242 milioni di euro rilevandoi il 68,55% delle quote sociali e sono i nuovi proprietari della società nerazzurra ma le redini le hanno ancora il presidente Erick Thohir e il suo management. La Gazzetta dello Sport ha delineato la situazione con precisione: “Scena mai vista: i nuovi proprietari di una squadra che, dopo l’acquisto, lasciano le chiavi a chi l’ha ceduta. La spiegazione, da ambienti nerazzurri, è che Suning ripone piena fiducia nell’indonesiano. Ma se Thohir ha venduto l’Inter è perché il turnaround societario non si era realizzato, i debiti galoppavano, i risultati sportivi e commerciali sperati non arrivavano. Suning si sarà informata dello stato in cui versava l’Inter e anzi, nell’operazione, avrà tenuto conto delle potenzialità inespresse del brand. La scelta di mantenere a tempo Thohir come presidente esecutivo si spiega in un altro modo”.

Chi comanda veramente è il procuratore di origine iraniana, Kia Joorabchian, che ha portato al Jiangsu, la squadra cinese di proprietà del Suning, i brasiliani Texeira, Ramires e Jô e il colombiano Martinez. Emulo di Jorge Mendes, agente di Cristiano Ronaldo e Mourinho, ma molto più spregiudicato del portoghese, di fatto ha fatto fuori anche Mancini facendo sedere sulla panchina dell’Inter, Frank De Boer, che è un suo assistito. Anche Joao Mario, invano cercato in un primo tempo, è arrivato per i buoni uffici dell’iraniano che aveva ottenuto la procura del giocatore dopo l’Europeo. Kia, ha spiegato ancora la Gazzetta, era “pesente sia in occasione dell’assemblea d’insediamento dei cinesi sia durante gli “stati generali” negli Usa, Joorabchian non è un semplice consulente per Suning. E, in generale, non è un semplice procuratore. Con la sua Media Sports Investments mise le mani sul Corinthians una decina d’anni fa portando Tevez e Mascherano al West Ham: da allora la Fifa e gli altri organismi hanno cominciato a fronteggiare, con alterni risultati, il fenomeno delle Third­party ownership, cioè delle proprietà dei “cartellini” da parte di soggetti diversi dal club o dal calciatore stesso”.

Kia è un personaggio chiacchierato perché, oltre a detenere i cartellini di molti giocatori ed ad essere stato arrestato e poi rilasciato per una vicenda finanziaria legata ad alcuni oligarchi russi, è in grado di muovere le leve del potere di molti club, tra cui anche l’Inter. Del resto lo stesso Filippo Mancini, figlio di Roberto, ha denunciato questa situazione: “Papà ha sempre fatto il bene dell’Inter, ama questa squadra, altrimenti non sarebbe tornato. Ero abituato ad un calcio diverso, con presidenti diversi, che tenevano veramente alla propria società, senza secondi fini. Con l’arrivo di Thohir e, successivamente, dei cinesi le cose sono cambiate. Questa è gente più abituata a fare business che ad occuparsi di calcio ed ho il presentimento che non abbiano ben capito cosa sia l’Inter, una società che fino a poco tempo fa aveva un potere mondiale secondo a nessuno. Dietro a questa società c’è la mano di Kia e di altri consiglieri e questo non so quanto possa fare il bene dell’Inter. Papà c’è rimasto davvero male, non aveva un aggancio, una persona che gli dicesse realmente come stavano le cose. Al momento quella nerazzurra non è una società forte, che viva la squadra giorno e notte. Non è la priorità per loro, sembra abbiano in mano un giocattolo”.

{loadposition EDintorni}

Rassegna Stampa: fonte Gazzeta dello Sport