La sfida a Torino come parte di un programma mondiale

Possono dirti di tutto; che siamo i fratelli del mondo o anche che siamo nati sfoggiando un dna internazionale in tutti i sensi…

 

 

Cerchi anche di superare l’impatto emotivo che i Moratti non ci sono più; sì, proprio loro, che più di altri, hanno contribuito a fare dell’Inter uno dei club più amati e idolatrati del mondo. Il 28 giugno è una data in qualche modo storica ed epocale. I cinesi, attraverso Suning, diventano azionisti di maggioranza della beneamata e insediano un consiglio d’amministrazione che è una propagazione diretta dell’omonimo gruppo industriale. Cinque consiglieri su otto sono cinesi.

Thohir sarà una sorta di presidente pro tempore perché Jindong, plenipotenziario di Suning, ha in mente di diventare padrone assoluto del club. Questione di tempo ma anche di opportunità e strategie.
Il discorso programmatico di Yang Yang volto a sancire l’insediamento nel suolo italico è apparso da subito come bellicoso. Un monito rivolto agli avversari e allo stesso management che dovranno lavorare avendo come obiettivi immediati scudetto e Europa League.

Tradotto sul piano esecutivo ciò comporterà un avvicinamento importante ai livelli qualitativi bianconeri. In tempi brevi l’Inter dovrà invece competere per giocare e vincere la Champions League. Perchè l’obiettivo che tutto governa è quello di riportare il club meneghino all’apice mondiale attraverso una prioritaria revisione degli accordi sul fair play finanziario in modo da aumentare il proprio raggio d’azione in tema d’investimenti. Questo non dovrebbe esser complicato perché i nuovi proprietari dimostrano di possedere una notevole capacità di liquidità che agisce come fideiussione su debiti e passività varie; l’aumento istantaneo di capitale pari a 142 milioni di euro e il prestito di 100 milioni inducono a pensare che Suning voglia fare sul serio. Il calcio è un severo banco di prova dove i tempi di azione e reazione sono veloci e spietati; e le decisioni, giuste e ponderate, passano attraverso il campo di gioco.

Dai programmi ai fatti perché il calcio è pieno di buoni propositi e le sfide sono belle quando si possono disputare ad armi pari. Spezzare il monopolio che in Italia ormai dura da anni dovrebbe rappresentare quindi la prima sfida. Sentita da tutti gli interisti. Non si aspetta altro. Che qualcuno possa dare inizio alla nuova ed ennesima sfida contro Torino.

Amala!

 

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