Ray Wilkins ricoverato dopo un infarto

Da centrocampo guidò il Milan nel periodo più nero

Il centrocampista inglese fu la mente che portò la squadra fuori dal purgatorio della serie B nella stagione 1984-1985

Addolora profondamente la notizia che Ray Wilkins si trova all’ospedale in gravi condizioni. Giocò per il Milan solo tre anni, non certo ricchi di successi, ma il suo ricordo rimane vivo in tutti i tifosi rossoneri di quella stagione non facile, con il gentiluomo Nils Liedholm in panchina e inizialmente un veneto guascone e simpatico, ma non dotatissimo in fatto di mezzi finanziari, Giuseppe Farina, sulla poltrona presidenziale. Poi per fortuna arrivò Silvio Berlusconi.

Ray, inglese con pochi capelli e molto fosforo in testa, è stato la mente e il metronomo di una squadra che, risalita di recente dal purgatorio della Serie B, cercava di riprendere il suo posto nella élite del calcio. Insieme a lui, regolava gli equilibri di centrocampo un altro grandissimo professionista che purtroppo non c’è più, Agostino Di Bartolomei. Il meglio quella squadra lo diede nella prima stagione, 1984-85. E Wilkins ebbe un ruolo fondamentale assieme all’altro inglese approdato a Milanello, Mark Hateley detto Attila, fortissimo di testa. La partita migliore di Ray fu la vittoria contro la Juventus a San Siro: un match molto sofferto, che aveva visto il Milan in vantaggio all’inizio, poi raggiunto e superato. Sull’1-2 per i bianconeri, che schieravano campioni del calibro di Rossi, Tardelli e soprattutto Platini, Wilkins cominciò a macinare gioco, con una grinta e una precisione impressionanti. Finì 3-2 per il Diavolo, che non batteva la Vecchia Signora in campionato da oltre cinque anni.

Quell’anno il Milan strappò tre punti su quattro (la vittoria ne valeva ancora due) tanto ai bianconeri quanto ai cugini nerazzurri, sconfitti nel derby d’andata con uno spettacolare stacco aereo di Hateley. Il Milan riconquistò un piazzamento in Europa, dalla quale era sparito nel 1979, e arrivò anche in finale di Coppa Italia, battuto purtroppo dalla fenomenale Sampdoria di Vialli, Mancini e Vierchowod.

Poi vennero giorni più faticosi: il Milan non aveva i mezzi per reggere la concorrenza delle rivali. E anche Wilkins ebbe i suoi momenti no. Ma si poteva sempre contare sul suo impegno, sulla combinazione di caparbietà e intelligenza che ne faceva un ottimo elemento. Ricordo una sua rete ad Avellino che, a pochi minuti dal termine, trasse il Milan fuori dai guai su un campo decisamente ostico. Non erano molti i tifosi rossoneri quel pomeriggio sugli spalti del Partenio, ma la prodezza di Ray, che permise di evitare la sconfitta, fu davvero tonificante. Era il 1986: negli stessi giorni si andava perfezionando il passaggio della società rossonera nelle mani di Berlusconi. L’anno dopo Wilkins non ebbe molto spazio, fece parecchia panchina, anche per problemi fisici. Ma Fabio Capello nel finale del vittorioso spareggio per l’accesso alla Coppa Uefa giocato a Torino contro la Sampdoria nel maggio 1987, deciso ai supplementari da un gol di Daniele Massaro, lo fece entrare in campo per un ultimo saluto. Un giusto tributo a un campione che speriamo di rivedere presto di nuovo in piedi, impegnato in qualche ruolo di rilievo nello sport al quale ha dedicato la sua vita.

Fonte Corriere della Sera

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