Vai al contenuto

Pioli guarda in casa Inter: “I più forti da quattro anni ma solo due scudetti”

Il tecnico rossonero è tornato a parlare alla vigilia della sfida contro la Juventus a Torino togliendosi qualche sassolino dalla scarpa dopo la sconfitta nel derby.

Domani ci sarà Juventus-Milan. Se Allegri oltre a tentare di chiudere secondo in classifica si è guadagnato anche un’ulteriore chance di salvare la stagione centrando la finale di coppa Italia, Stefano Pioli è già conscio del proprio destino: a fine stagione le strade si separeranno.

Il tecnico rossonero ha fatto delle dichiarazioni  in conferenza stampa che stanno facendo discutere, sia i tifosi nerazzurri ma anche i tifosi del Milan che ormai non riconoscono più il proprio allenatore e non solo.

Pioli: “Inter più forte da quattro stagioni ma solo due scudetti. Grazie a Inzaghi per i complimenti ma quando vinci è più facile farli”

“Non possiamo fermarci a queste delusioni che purtroppo abbiamo subito e dato ai nostri tifosi, dobbiamo avere la forza e la determinazione di vincere le prossime partite di campionato”. Inizia così la conferenza stampa, con parole di circostanza rispetto al brutto periodo del Milan. Fino a qui nulla di sconvolgente, niente che non sia già stato detto da altri allenatori in momenti duri.

La considerazione sulla squadra si estende però a un discorso di competitività delle altre squadre e del campionato stesso, con Pioli che parla chiaramente dell’Inter e delle sue prestazioni negli ultimi quattro anni.

“L’Inter è quattro anni che ha la squadra più forte del campionato e ha vinto solo due scudetti. Se potessi cambiare il risultato dei derby darei tutto quello che ho, ma non si può più fare. Io per primo devo avere le spalle larghe. È stato un dolore forte vedere gli avversari festeggiare. L’Inter è più forte, è stata più continua, più solida. Non siamo stati comunque gli unici a non tenere il passo”.

Una frase e un ragionamento che il tecnico del Milan poteva risparmiarsi in quanto reduce dall’ennesimo K.O. proprio contro i ragazzi di Simone Inzaghi ma che sopratutto vanno a scontrarsi con i giudizi che si davano agli inizi di tutte le stagioni post scudetto 2021.

L’Inter non ha mai iniziato una stagione con i favori del pronostico e con i giudizi concordanti che la squadra fosse la più forte, per un semplice motivo: a inizio stagione le classifiche e le tabelle sono fatte in base al mercato appena conclusosi e l’Inter nelle ultime tre sessioni ha sempre perso dei pezzi di rosa fondamentali: il primo anno di Inzaghi salutarono Lukaku, Hakimi ed Eriksen.

L’anno dopo è stato il turno di Perisic che veniva dalla migliore stagione in carriera. Lo scorso anno ha salutato Milano un gruppo di ben 12 giocatori, tra cui il capitano Samir Handanovic, Edin Dzeko, Marcelo Brozovic, Andrè Onana e Danilo D’Ambrosio.

I sostituti sono sempre arrivati con formule fantasiose, limitando al massimo l’esborso economico e mantenendo sempre la logica del “prima vendiamo e poi compriamo”. Da ricordare che nell’estate 2022 l’affare Bremer saltò perché l’Inter non trovò l’accordo per la cessione di Skriniar al Psg mentre la Juventus fu più scaltra nel cedere De Ligt e rilanciare per il brasiliano.

O ancora, l’affare Dybala non andato in porto per la difficolta nel piazzare esuberi come Sanchez e Correa. Una società che possa spendere certe operazioni le anticiperebbe e penserebbe poi a rientrare dei soldi.

Una società come il Milan, che lo scorso anno ha concluso in attivo il bilancio e che alle spalle ha una proprietà con capacita di spesa importanti. La differenza sta nel progetto e nella bravura di allenatore e società nel supportare al meglio questo progetto scegliendo giocatori forti, con esperienza ma sopratutto con dei valori umani importanti, come abbiamo visto anche in occasione dei festeggiamenti. Tornando alla conferenza, Pioli è tornato sulla partita di Lunedì sera.

“La priorità era cercare di essere compatti in fase difensiva.  Il piano ha funzionato fino ad un certo punto, poi quando subisci gol su corner li metti nelle condizioni di fare bene ciò che sanno fare bene. I complimenti di Inzaghi? Fa onore a lui, anche se è più facile fare i complimenti quando vinci. L’anno scorso l’Inter ha preso tanti punti dal Napoli, poi le stagioni si azzerano e l’Inter quest’anno ha vinto lo Scudetto. Le cose cambiano. Credo che sia stato un errore non sottolineare il cammino in Champions l’anno scorso, non so da cosa sia dipeso… Però è inutile nasconderlo: il fatto che a vincere lo Scudetto e ad eliminarci sia stata l’Inter è tutto ciò che fa la differenza nel nostro ambiente. Quando vinceva la Juve e il Milan arrivava quinto-sesto andava bene, ora che c’è l’Inter tutto viene rimarcato di più”.

Dichiarazioni che sono destinate a suscitare clamore per il momento che la squadra rossonera sta vivendo e sopratutto perché queste dichiarazioni si vanno ad aggiungere a una serie di episodi nel quale la società Milan non si è mostrata all’altezza della propria storia e blasone: il mancato tweet di complimenti che nell’epoca social è di rito, la scelta di alzare al massimo il volume della musica techno proprio quando i giocatori dell’inter si apprestavano a festeggiare con i tifosi e non ultimo il comportamento isterico e nervoso della squadra nella partita di lunedì, che ha provocato un paio di rissosi ed è costato al Milan due rossi a Theo e Calabria e il giallo della diffida a Tomori. Assenze pesantissime per la trasferta di Torino.

Inoltre, le parole di Pioli mostrano una scarsa lucidità e memoria in quanto, nel 2022, Simone Inzaghi pur trovandosi in un momento di grandissima sofferenza aveva fatto i complimenti a Pioli e alla squadra per la vittoria, sottolineando il bel duello fino all’ultima giornata.

Tutte situazioni che mostrano una poca propensione alla sconfitta e alla critica, che se ben analizzata e assorbita può mutarsi in una spinta ulteriore per la prossima stagione.

In questo sì il Milan dovrebbe prendere esempio: l’Inter che perde lo scudetto all’ultima giornata nel 2022, oltre a congratularsi pubblicamente con il Milan, viene celebrata da un San Siro in lacrime che però riconosce ai propri giocatori di aver dato il massimo. Le areole di Inzaghi post scudetto certificano che quell’abbraccio con San Siro sia stata una delle basi per questo successo. Discorso simile per la finale di Champions: uscendo da Istanbul, pur sconfitti, l’Inter si è resa conto di poter competere con chiunque e al ritorno in Italia si è iniziato a lavorare duramente per conquistare la seconda stella, dichiarando pubblicamente l’obiettivo nella prima conferenza stampa del 13 luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessandro Guerra

Alessandro Guerra

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, classe 98, il mio sogno è scrivere e commentare riguardo i miei principali interessi: politica italiana ed estera, cinema e musica (hip-hop su tutti) e ovviamente trattare di sport, in particolare di calcio e di Inter. Il giocatore che mi ha fatto innamorare dei colori nerazzurri è Adriano l'Imperatore.View Author posts