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Enrico Albertosi: l’artista tra i pali

Uno dei più grandi portieri del calcio italiano

Enrico Albertosi: l’artista tra i pali

Uno dei più grandi portieri del calcio italiano

Enrico Albertosi: l’artista tra i pali. Uno dei più grandi portieri del calcio italiano. Quando scese in campo all’Ardenza di Livorno per disputare la sua prima partita di serie A, Ricky Albertosi aveva da poco compiuto i diciannove anni, era stato acquistato dallo Spezia e si era messo di buzzo buono per imparare tutto quello che era possibile imparare da un grande maestro come Giuliano Sarti, allora ventiseienne. Era il 18 maggio del 1959.

Fu 0-0, un risultato a quei tempi decisamente inconsueto.

Era la sedicesima giornata del campionato 58-59 e la prima apparizione ufficiale di Albertosi in serie A.

Il primo gol subito, per il ragazzo di Pontremoli, arrivò invece otto giorni più tardi, in Fiorentina-Napoli 4-1. L’ala sinistra Petris era già andato a rete per i viola dopo soli 7 minuti di gioco, ma al quin¬dicesimo, con una staffilata di de-stro scagliata da pochi metri entro l’area, Luis Vinicio – centravanti partenopeo – diede al portiere vio¬la il primissimo dispiacere della sua carriera.

Nel corso del campionato 58-59, il suo primo torneo, Ricky Albertosi sostituì Giuliano Sarti per ben cinque volte, subendo in tutto cinque gol. La sua prima sconfitta avvenne il 22 marzo, a Torino, nel corso della ventiquattresima domenica di campionato, per esclusiva colpa di Omar Sivori.

Il Milan a fine stagione si aggiudicò lo scudetto e la Fiorentina fu solo seconda. In maglia viola, Albertosi rimase dieci anni. Il suo primo campionato da titolare, Ricky lo disputò solo nel 63-64, ma era talmente apprezzato che – nonostante la «copertura» di Sarti – venne chiamato ad indossare la maglia della Nazionale il 15 giugno 1961, proprio a Firenze, in Italia-Argentina 4-1. A quei tempi, il titolare della maglia azzurra era Buffon, dell’Inter.

Albertosi andò in Cile, ma solo come terzo portiere. Ai Mondiali – peraltro sfortunati – giocarono due partite Buffon e una Mattrel.

E Ricky, dopo due anni d’intermezzo trascorsi sotto il segno di William «Carburo» Negri, fece ritorno in maglia azzurra il 13 marzo 1965, ad Amburgo, nel corso di Germania-Italia 1-1, giorno in cui sostituì lo stesso Negri.

Da due anni, Ricky si era finalmente conquistato la ma¬glia numero 1 della Fiorentina, e ormai aveva prenotato anche quella della Nazionale, mentre – a grandi passi – ci si stava già avviando ai Campionati del Mondo d’Inghilterra.

Mondiali infausti: l’Italia cominciò bene battendo il Cile (tremenda vendetta), continuò male perdendo contro la Russia e finì miseramente, sconfitta (1-0) dalla Corea del Nord.

Degli undici «colpevoli», rimangono in squadra i soli Facchetti, Guarneri e Mazzola, e Ricky Albertosi viene sostituito nientemeno che da Giuliano Sarti.

il suo maestro di un tempo ormai passato alla grande Inter. L’avvicendamento ha breve durata. Per la maglia di titolare numero 1 tornano infatti ben presto in lizza Dino Zoff e Albertosi, e a Roma – agli Europei del ’68 – è proprio il portierone del Napoli a scendere in campo e a togliersi la soddisfazione di riscattare il calcio italiano, nella famosa doppia finale con la Jugoslavia, la prima pareggiata per 1-1, la seconda vinta per 2-0. Subito dopo la conclusione degli Europei, Albertosi – da dieci anni alla Fiorentina – viene acquistato dal Cagliari, la squadra di Riva che, lentamente, sta modellandosi sulla falsariga dei più grossi club metropolitani.

Per uno di quegli scherzi che, spesso, la sorte gioca nel calcio, non appena Albertosi abbandona la maglia viola, la Fiorentina si aggiudica lo scudetto. E’ la stagione 68-69. Per Albertosi, però, l’occasione del grande riscatto arriva proprio l’anno dopo, nella stagione 69-70. Il Cagliari, nel campionato che prelude ai Mondiali di Città del Messico, non sbaglia quasi niente, andando a vincere uno scudetto memorabile, grazie all’apporto di giocatori di classe mondiale come Cera, Domenghini, Gigi Riva e, naturalmente, Albertosi, che oltre a conquistare il primo scudetto della propria carriera, stabilisce anche il record del minor numero di reti subite in un campionato a 16 squadre: solo 11.

La sensazionale performance di Albertosi non può passare inosservata a livello di maglia azzurra. Sono alle porte i Campionati del Mondo di Città del Messico e Albertosi, sulle ali del successo conseguito a Cagliari, ha da poco riconquistato il posto in Nazionale, a danno di Zoff.

Il portiere di Pontremoli sta per compiere i 31 anni, è nel pieno del¬la propria maturità tecnico-atletica e si accinge a disputare il proprio terzo Campionato del Mondo, il secondo da titolare. Senza entusiasmare, tagliano il traguardo dei quarti chiudendo le prime tre partite imbattuti e inviolati (Albertosi non subisce reti e Domenghini ci dà la rete della vittoria contro la Svezia). Poi arrivano il 4-1 al Messico, lo storico 4-3 alla Germania di Beckenbauer (con Schnellinger che beffa Albertosi al 90′ e il nostro portiere che lo ricopre d’ insulti, per poi ripetersi, pochi minuti dopo, all’indirizzo dello sventurato Poletti, entrato al posto di Rosato e del tutto incapace di porre un freno a Gerd Muller) e, infine, la netta eppure discussa sconfitta col Brasile, in una finale che vede l’Italia franare nella ripresa, e Carlos Alberto, Jairzinho e compagni presentarsi indisturbati di fronte a un Albertosi completamente impotente. Contro il Brasile, allo stadio Azteca, Ricky Albertosi gioca la sua ventisettesima gara in azzurro.

La sua ultimissima apparizione data 21 giugno 1972 e avviene allo stadio Levski di Sofia, per l’amichevole Bulgaria-Italia 1-1.

Ma Albertosi è giovanissimo. E nell’estate del 1974, alla bella età di 35 anni quasi compiuti, il grande Ricky viene acquistato dal Milan, che dopo i tempi di Cudicinì non ha più avuto un successore all’altezza. Ad ogni inizio di stagione si dice che, per Albertosi, dovrebbe trattarsi dell’ultimo campionato di serie A, ma il grande Ricky è inossidabile, e sorprende tutti. Si permette il lusso di salvare il Milan dalla prima retrocessione della sua storia e, per finire, chiude in bellezza una carriera fantastica vincendo uno scudetto (che il Milan inseguiva da dodici anni) a quarant’anni d’età, un vero e proprio record. Con il campionato 1979-80 e in seguito al coinvolgimento nella discussa vicenda del calcio-scommesse, dove fu squalificato per due anni, il grande Ricky si fa da parte, ed esce di scena. Nella graduatoria di ogni tempo per le presenze in serie A, Albertosi si ferma a quota 532. Un Grande.

Fonte del testo: Storie di calcio

https://storiedicalcio.altervista.org/blog/enrico-albertosi.html

Sezione: monografie