Javier Zanetti capitano per sempre

Un gentiluomo in campo e fuori

Un gentiluomo in campo e fuori

Javier Zanetti capitano per sempre

Javier Zanetti nasce a Buenos Aires il 10 agosto 1973. Le origini sono italiane.

A segnalarlo all’Inter fu Valentin Angelillo. Il fuoriclasse nerazzurro degli anni 60’ rimase colpito dal talento e dalle qualità del giovane difensore argentino. Quel che è accaduto dopo è cronaca consolidata. Moratti lo acquista nel 1995 mettendo a segno il primo colpo della sua presidenza.

Ci vorrebbero giorni per descrivere tutto quello che Zanetti ha rappresentato per il club meneghino.

Zanetti è il Capitano, ancora oggi. Simbolo di signorilità ed eleganza in campo e fuori, Zanetti ha saputo coniugare l’estro e il talento con una spiccata propensione nell’essere leader. Il carisma del nazionale argentino si rivelò come una qualità totalizzante che si riverberava non solo nei confronti dei suoi compagni di squadra ma anche verso i suoi stessi avversari dai quali riceveva rispetto e ammirazione.

Fa il suo esordio ufficiale in serie A il 27 agosto 1995 al Meazza contro il Vicenza e si conquista, in tempi brevi, una maglia da titolare. La prima affermazione davvero importante reca una data precisa e indimenticabile: 6 maggio 1998, lo stadio è il Parc des Princes di Parigi e l’avversaria è la Lazio di Sergio Cragnotti. La competizione è la Coppa UEFA e Zanetti segna la rete del parziale 2-0. Così, nella cronaca, quel momento straordinario.

… Ronaldo quando é in forma può fare quello che vuole … vincere i mondiali e anche combattere contro il diavolo. Quel giorno era con noi, liberava la sua corsa sulla fascia e il suo passo era un misto di potenza e agilità inarrestabile anche per il bravo Yugovic che continuava a bere vino in un duello impossibile contro il brasiliano. 15′ del secondo tempo, il fenomeno batte una punizione dalla destra, Zamorano colpisce di testa verso il centro, irrompe Zanetti che scarica un pallone all’ incrocio dei pali, in un momento in cui i laziali avevano artigli e grinta.

Alla fine sarà un rotondo tre a zero per l’Inter di Gigi Simoni e al termine della stagione arriverà anche un secondo posto in campionato dopo un testa a testa, acceso e non privo di polemiche, con la Juventus.

Dopo il ritiro di Bergomi avvenuto nel 1999 Zanetti diventa capitano dell’Inter.

Terzino destro veloce faceva della rapidità una delle sue armi convenzionali.  Molto forte dal punto di vista fisico si distingueva sovente nel numero dei palloni recuperati. Innumerevoli le volte in cui il cronista di turno si lasciava andare alla più classica delle affermazioni “Zanetti arpiona il pallone e riparte”. Nel cuore della gente è quella l’immagine, che più di ogni altra, immortala Javier Zanetti. Il senso della forza, della potenza, doti che sembravano inesauribili in un uomo serio e scrupoloso. Ho sempre pensato che i tifosi lo accompagnassero in quelle sue corse senza fine, che lo sostenessero a non mollare mai sino a porgergli, idealmente, la borraccia dell’acqua.

Bravo nell’impostare il gioco aveva un buon controllo di palla. In velocità amava superare gli avversari con naturalezza e grande semplicità. Preparava il cross o il tiro dalla distanza. E risultava bravo in entrambe. L’offensiva, spesso, prendeva l’avvio proprio dai suoi piedi; la forza dei muscoli, inoltre, era al servizio della battaglia sino all’ultimo respiro. Diventò El Tractor.

Giocatore con più presenze nella storia dell’Inter con ben 858 gettoni e giocatore più vincente con sedici trofei vinti in carriera: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro supercoppe italiane, una coppa UEFA, una Champions League e una Coppa del Mondo per club FIFA.

Sempre composto, leale e onesto. Ha respirato l’aria della vittoria come della sconfitta. L’estasi vera con il Triplete e la grande amarezza nel perdere uno scudetto all’ultima partita. In tutto questo c’è tutta la bellezza e il fascino dell’Inter. E c’è Zanetti soprattutto, un esempio per tutti. I miei valori sono il rispetto in campo per i miei avversari e i miei compagni. Siamo l’esempio per tanti bambini e abbiamo una grande responsabilità, così disse il capitano nel corso di un’intervista.

L’Inter è sempre sola nel senso di solitaria, staccata da tutto il resto, al confine; è sola nel senso di unica, nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi con il mondo. Non mi stancherò mai di ripeterlo, a costo di sembrare banale: l’Inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre. Nel nostro DNA c’è una piccola dose, o forse qualcosa di più, di sana, lucida follia; l’Inter è genio e sregolatezza, l’Inter è sofferenza, l’Inter è dolore, l’Inter è estasi. Dall’Inter ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto. Vittorie impossibili e tonfi clamorosi, partite della vita e passaggi a vuoto inimmaginabili. È così, storicamente.

Print Friendly, PDF & Email